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Live report DEFTONES + Skyharbor @ Fabrique, Milano - 21 aprile 2017

A cura di Fabrizio Conte

 

 

Dopo il concerto dello scorso 7 Giugno, che ha visto un clamoroso Sold Out al Live di Trezzo, tornano in Italia i DEFTONES con la loro unica data italiana di questa nuova “leg” del loro Gore European Tour.

 

In un Fabrique stipato di pubblico in attesa, aprono puntuali le danze gli indiani Skyharbor, un 5-piece da New Dehli che ha già avuto modo di accompagnare in tour band di primo livello quali Lamb Of Gods e TesseracT. La loro musica è un potente alternative metal che molto deve agli headliners, ma con una componente djent che si insinua qui e là nelle solide partiture, sparigliando il gioco, e lasciando un’ottima impressione di precisione strumentale soprattutto nelle trame intessute dal giovane drummer Aditya Ashok. L’energica performance viene purtroppo penalizzata da una serie clamorosa di topiche prese dal cantante Eric Emery, piuttosto sconcertanti a questi livelli. Vista la solidità e la reputazione internazionale del progetto, è probabile si sia trattato di un “incidente” – magari dovuto ad una inadeguatezza dei monitor a sua disposizione – ma al momento non si hanno controprove. Inoltre già dal loro set si evidenzia quello che sarà poi un problema di tutta la serata, e cioè una resa sonora complessivamente insufficiente, con una particolare penalizzazione delle chitarre, che risultano non molto distinguibili. Il set degli Skyharbor vede i brani che si susseguono senza soluzione di continuità, con intervalli tra l’uno e l’altro riempito da sonorizzazioni ambientali che renderebbero il tutto probabilmente più interessante, se non fosse per le due pecche di cui sopra, pesanti, che rimandano quindi il giudizio sulla band ad altre occasioni.

 

Terminata l’esibizione degli Skyharbor passano almeno una ventina di minuti prima che le luci si spengano e facciano irruzione gli attesissimi protagonisti della serata.

 

E i Deftones partono in maniera energica, con Chino Moreno fin da subito padrone del palco.

Si agita e rimbalza da un punto all’altro dello stage, ma non perde una nota.

Coinvolge il pubblico e fa partire nel migliore dei modi lo show, la cui scaletta prevede un incipit con due classici dal loro repertorio, "Korea" e la notissima – e premiata – "Elite".

 

I nostri possono facilmente attingere ad un repertorio che contiene molte perle, e snocciolano brani da tutta la loro produzione. A meno delle prime due canzoni la prima parte del concerto vede soprattutto brani dai dischi successivi a "White Pony", in particolare da "Koi No Yokan" ("Rosemary""Tempest" e "Swerve City"), da "Diamond Eyes" (l’omonimo brano, oltre a “You’ve Seen The Butcher”), da "Saturday Night Wrist" ("Kimdracula") e due songs ("Gore" e “(L)MIRL”) dall’ultimo album – “Gore”, appunto.

 

Purtroppo anche per i Deftones i suoni della chitarra sono per lo più poco distinguibili, e questo per una musica come la loro, che si regge sulle particolari tessiture armoniche della sei corde di Stephen Carpenter oltre che sui solidi mid-tempos del duo Cunningham-Vega, risulta un handicap non da poco. Infatti l’energia pronta ad esplodere dell’alternative rock (in parte metal) dei Deftones è lì, a portata di mano, ma finisce con l’essere depotenziata dall’inadeguatezza della resa sonora.

 

Il pubblico in realtà reagisce comunque bene alle sollecitazioni della band, ed in particolare risponde entusiasticamente quando Moreno ad un certo punto annuncia che di lì in avanti suoneranno materiale dai primi album.

 

Quando parte "Minus Blindfold", dall’esordio "Adrenalize", sotto il palco si innesca un pogo scatenato che prosegue per la successiva "Teething" (dalla colonna sonora de “Il Corvo 2”) e non si placa con un altro uno-due da "White Pony" - "Digital Bath" e "Change" (In The House Of Flies). Infine il micidiale terzetto "Be Quite And Drive""My Own Summer""Headup", dall’epocale "Around The Fur", chiude energicamente il set, lasciando tutti ben più che soddisfatti.

 

Qualche minuto di attesa e poi il consueto bis, con l’epocale "Back To School" e la più recente  "Rocket Skate" a chiudere degnamente la serata.

 

I Deftones hanno dimostrato chiaramente ancora una volta perché sono ad oggi l’unica band di valore rimasta in giro con dignità e qualità fra tutte quelle inserite, più o meno a ragione (loro meno) nel calderone nu-metal che ebbe onore e gloria negli anni ’90.

 

Piccolo appunto invece per l’organizzazione dell’evento.

 

Per migliorare, se possibile per il futuro sarebbe auspicabile una più attenta valutazione nella selezione delle locations, in modo da mettere a disposizione del pubblico strutture con un’acustica adatta al tipo di proposta musicale che di volta in volta si sta offrendo.