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Live Report FRONTIERS ROCK FESTIVAL IV @ Live Music Club Trezzo d’Adda (MI) 29 - 30 Aprile 2017

Report a cura di Fabrizio Tasso

 

 

Foto a cura di Marco Cattaneo
Foto a cura di Marco Cattaneo

Inutile girarci intorno, quest'anno il Frontiers Rock Festival è stato una figata pazzesca. A scapito dei detrattori, questa edizione è stata perfetta. A partire dall'ottima affluenza di pubblico, proseguendo con la prestazione di quasi tutte le band,  un acustica di prim'ordine e problemi tecnici al minimo sindacale. In questi due giorni il folto pubblico ha potuto godere di performance di alto livello, con band di assoluto valore, outsider desiderosi di ritagliarsi il proprio spazio, gradi conferme e strepitose rivelazioni. Insomma è stata una kermesse che ha soddisfatto i palati più fini e quelli più grezzi, chi aveva voglia di farsi avvolgere dalla melodia e chi invece voleva scaternarsi al suono del rock n' roll. Ma andiamo con ordine e ripercorriamo la strada che ha portato 14 band e i loro sostenitori in un viaggio lungo due giorni, dove le emozioni sono fioccate come una fitta pioggia mattutina e hanno riempito il cuore di tutti.

 

#Day1 29 aprile 2017

 

Palace

Tocca alla band svedese l'onore e l'onere di aprire il Frontiers Rock Festival IV. Il loro primo album non ci aveva particolarmente impressionato, così come il loro set. Per spezzare una lancia nei loro confronti bisogna dire che qualche problema tecnico li ha certamente penalizzati (vedi il microfono di Michael Palace che andava e veniva), ma quello che non convince è la poca presenza scenica (forse dovuta all'emozione) e il poco mordente con il quale sono state riproposte le canzoni. Si fanno notare “Patch Of Light” e “Wild, Young And Free”, ma la loro esibizione scivola via senza highlights e con un po troppe ombre. Peccato.

 

One Desire

Di tutt'altra risma i finlandesi One Desire. Anche loro usciti con un debut album che contiene canzoni certamente più trascinanti (vedi “Hurt” e “Turn Back Time”) riescono a coinvolgere con un atteggiamento spavaldo e un cantante/chitarrista ( André Linman) assolutamente padrone della situazione. “Apologize”, “Love Injection” e la splendida “This Is Where The Heartbreak Begins” ci mostrano le doti della band, che vanno in crescendo fino alla finale “Buried Alive”, ciliegina sulla torta di un grande live. Promossi a pieni voti visto ance il costante appoggio del pubblico.

 

Crazy Lixx

Per la seconda volta i Crazy Lixx fanno parte della bill del Festival. In questa edizione però fa più notizia la loro esibizione che non le “avventure” extra di qualcuno dei suoi membri. Forti di un nuovo album (“Ruff Justice”) la compagine svedese ci allieta con uno show del più puro sleaze rock n' roll. Con canzoni come “Blame It On Love”, “Whiskey Tango Foxtrot” e “Girl Fro The 80's” il divertimento è assicurato. L'attitudine grezza e ruffiana conquista dal primo secondo rovesciando sulla sala tonnellate di adrenalina, il singolo “Walk The Wire” e le storiche “Heroes Are Forever”, “Rock And A Hard Places” e “Hell Raising Woman” puntano al sodo senza tanti fronzoli e quando l'ultima “21 Til I Die” riversa un ulteriore fiammata di energia non si può che tributare un'ovazione a questi ragazzi. Sempre bello vederli dal vivo! 

  

Eclipse

La resident band del Frontiers (presenti in 3 edizioni su 4) non ha certo bisogno di presentazioni. Eric Martensson e soci, con un nuovo cd appena uscito (“Monumentum”, andato a ruba nel banco del merchandising) e cementati da una serie di live impressionati, ancora una volta ci regalano gioe a profusione. Bastano pochi secondi e l'uragano Martensson si abbatte sul Live Music Club con la solita carica dirompente, soggiogando la platea grazie al carisma e alla infinita carica che riesce a trasmettere. Le nuove “Vertigo”, “Never Look Back” e “Jaded” (che vede come special guest Michele Luppi e ci regala emozioni uniche grazie allo scintillante duetto delle due munifiche voci), affiancate ai cavalli di battaglia (“Wake Me Up”, “I Don't Wanna Say I'm Sorry” e “Stand On Your Feet”, su tutte) fanno in modo che il loro concerto sia da incorniciare. Viene proposta anche “Runaways” che venne proposta nel Melodifestivalen 2016 (contest trasmesso dalla Tv svedese in prima serata). Grande band!

 

Revolution Saints

Era dal loro debutto (del 2015) che aspettavamo l'opputunità di vedere i Revolution Saints dal vivo. La band del nostro Alessandro Del Vecchio, che vede tra le sue fila personaggi del calibro di Doug Aldrich, Deen Castronovo e Jack Blades, ci ha regalato uno show (il loro primo in assoluto) che indubbiamente sarà ricodato negli anni. Castronovo si cimenta nel doppio ruolo di cantante e batterista (devastante dietro le pelli così come con il microfono in mano), Jack Blades è il solito istrione, mentre Doug Aldrich condisce il tutto con la sua grande classe. Nel giro di un battere di una ciglia cancellano tutto quello che è venuto prima di loro con pezzi di carattere e densi di pathos. “Turn Back Time”, “Here Forever”, “Dream On” e la commovente “In The Name Of The Father” dimostrano che i Revolution Saints vengono da un altro pianeta. Anche se la coesione non può essere al massimo livello (e pur sempre la loro prima data come band) l'immensa esperienza dei 4 riesce a fare in modo che il tutto acquisti una fluidità sorprendente. Le 3 cover poi (“Coming Of Age” dei Damn Yankees, “Love Will Set You Free” degli Whitesnake e “Higher Place” dei Journey) mettono i “puntini sulle i” rendendo il loro show indimenticabile. Attendiamo il loro secondo album (che è in lavorazione) nell'attesa di poterli rivedere ancora una volta.

 

Tyketto

Era dalla data a Bologna (inizio 2009 se non sbagliamo) che speravamo nel ritorno dei Tyketto in Italia. In più la celebrazione di un album storico come “Don't Come Easy” è stata uno dei momenti salienti di tutto il festival. Quello che ha colpito in primis è stata la voce di Danny Vaughn, perfetta, intonata e meravigliosa come nei bei tempi che furono. Poi il suo aspetto che sembra non essere stato minimamente scalfito dal tempo. Con una band di assoluto valore alle spalle (lo storico Michael Clayton Arbeeby alla batteria, Ged Rylands -ex Ten- alle tastiere, Chris Childs -ex Thunder- e il bravissimo Chris Green alla chitarra) i Tyketto sono stati gli autentici trionfatori della prima giornata. Non c'era nessuno nel pubblico che non abbia cantato a squarciagola le canzoni della band in un tripudio continuo di applausi. La band ripercorre a ritroso l'intero album d'esordio, da “Sail Away” in poi. Bisogna esserci stati per capire fino in fondo che cosa ci hanno regalato Danny e compagni, “Walk On Fire”, “Lay Your Body Down”, “Seasons”, l'immensa “Standing Alone”, “Burning Down Inside” e l'apoteosi finale (prima dei Bis) con la mitica “Forever Young” ci hanno riempito il cuore di gioia e di immensa felicità. Chiudono “Rescue Me”, “Dig In Deep” e la nuova “Reach” uno spettacolo che si inserisce a pieno merito nei 5 migliori show dei 4 festival. Grazie Tyketto per le pure ed incontaminate emozioni che ci avete fatto provare.

 

Steelheart

Dopo uno show di tale livello sarebbe stato difficile per chiunque fare meglio. Miljenko Matijevic

e i suoi Steelheart infatti non ci hanno convinto fino in fondo. Se dal punto di vista prettamente musicale sono stati grandiosi, da quello del coinvolgimento sono risultati alquanto freddi e a tratti noiosi. Parte di questa responsabilità è sicuramente da attribuire a Miljenko, che ha tenuto un atteggiamento un po' troppo arrogante, senza instaurare un rapporto solido con il pubblico. Il risultato è stato l'abbandono di buona parte dei presenti, che hanno lasciato la sala mezza vuota. Un vero peccato perchè l'inizio in stile Steel Dragon con “Blood Pollution” e “Living The Life” lasciava presagire una grande performance. Purtroppo, sebbene l'ugola di Matijevic abbia impressionato per la sua estensione e per la sua potenza, ciò non è bastato a rendere questo concerto memorabile. Qualche sprazzo di magneficenza si è intravisto con “Eveybody Loves Eileen”, “She's Gone” , “I'll Never Let You Go” e “Rock N' Roll (I Just Wanna). “We All Die Young” posta in chiusura poteva essere il culmine di un gran concerto, che sfortunatamente non ha mantenuto le promesse con le quali era iniziato. Dispiace.

Foto a cura di Niska Tognon
Foto a cura di Niska Tognon

#Day2 30 aprile 2017

 

Cruzh

Il secondo giorno del festival inizia alla grande. I Cruzh si presentano al pubblico del Frontiers in maniera perfetta. Ottimo tiro, divertenti e una manciata di songs che destano un certo interesse nei presenti (non ancora moltissimi) sono i loro cavalli di battaglia. Nel tempo a loro disposizione vengono sparate una dietro l'altra le canzoni del loro primo omonimo album. “In n' Out Of Love”, “First Cruzh”, “Set Me Free” e “Aim For The Head” posta in chiusura non sono il massimo dell'originalità, ma hanno il pregio di risultare fresche e accattivanti. Sicuramente un buon antipasto per iniziare la giornata.

 

Lionville

Fresco di un contratto con Frontiers Music e di una release di classe come “A World Of Fools”, il combo del mastermind Stefano Lionetti sarà artefice di una delle migliori performance della serata. La punta di diamante che risponde al nome di Lars Safsund (Work Of Art) dietro il microfono è garanzia di qualità e il tutto si concretizza con inarrivabili versioni di “I Will Wait For You”, “Here By My Side”, “World Of Fools” e “All We Need” (durante la quale è stata lanciata sul palco una bandiera con lo stemma di Genova,  successivamente sventolata da Lars alle spalle di Stefano Lionetti). Il trasporto delle melodie dei Lionville ci conduce per tutta la durata del loro set, raggiungendo l'apice con “Power Of My Dreams”, “Bring Me Back Our Love” e “With You” che chiude in maniera eccelsa e con uno stile impareggiabile la loro esibizione. Sontuosi!

 

Adrenaline Rush

Per la seconda volta sul palco del Music Live Club troviamo gli Adrenaline Rush. Rispetto al debutto del 2014 di passi avanti ne sono stati fatti, tuttavia non sono ancora sufficienti a rendere il loro show interessante. Se a livello musicale la band viaggia su ritmi più che buoni non si può dire lo stesso dell'avvenente singer Tave Wanning. La sua presenza scenica catalizza indubbiamente l'interesse dei maschietti, ma il suo timbro vocale risulta a tratti irritante. Le pose alla Britney Spears poi esulano completamente dal contesto, risultando un po' forzate e poco spontanee. Bocciati.

 

Kee Marcello

Bastano due note per rimanere abbagliati e affascinati dalla grande tecnica dell'ex chitarrista degli Europe. Il suo modo carismatico di tenere il palco e una buona prestazione vocale hanno sancito il suo successo stasera. Il ragazzo classe 1960 ha ancora stile da vendere e una personalità rodata da tantissimi anni a percorrere in lungo e in largo il globo. I pezzi degli Europe sono indubitabilmente un biglietto da visita importante. “More Than Meets The Eye”, “Superstitious” e “Tower's Calling” (tratti da “Out Of This Worls”) sono una grande attrattiva per il pubblico, ma c'è molto di più. “Black Hole Star”, “Scaling Up” e “Soldier Down” sono ottimi pezzi riproposti in maniera superba, così come la chicca “We Go Rocking”, ripescata dal primo album degli Easy Action. “The Final Countdown” con il suo intermezzo reggae sancisce la fine del suo mirabolante show tra una moltitudine di applausi. Mitico.

 

Unruly Child

Una delle band che ha convinto moltissimi fans a venire dall'estero sono certamente gli Unruly Child. La band di Marcie Free e Bruce Gowdy ripropone qui per intero il loro debut album sfoderando una performance divina, dove spicca la stratosferica ugola di Marcie. Il suo timbro vocale è cambiato nel corso degli anni acquisendo un range più alto, più melodico, ma meno potente. Le canzoni riarrangiate in questa maniera assumono una nuova veste, incarnando il vero significato di Aor. “Lay Down Your Arms”, “Is It Over”, “Let's Talk About Love” ci elargiscono tonnellate di melodia, pur conservando una base hard rock. Il pubblico non smette di incitare Marcie, che a tratti rimane visibilmente emozionata. La cavalcata prosegue fino ai bis, dove l'accoppiata “When Love Is Gone” / “Who Cries Now” mette a dura prova i cuori dei presenti. Anima e passione sono stati gli ingredienti usati dagli Unruly Child per rimanere impressi nei ricordi dei partecipanti e ci sono riusciti dannatamente bene.

 

L.A. Guns

In passato ci è capitato più volte di assistere ai live delle due incarnazioni degli L.A. Guns. Questa volta, riuniti Tracii Guns e Phil Lewis, i numeri per avere un concerto di alta caratura c'erano tutti, ma mai avremmo pensato che il livello del loro show fosse così. Gli L.A. Guns hanno sfoderato la miglior performance dell'intero festival, suonando con un vigore e con una potenza che non ha avuto rivali. Il folgorante inizio con “Show No Mercy”, “Electric Gipsy” e “Killing Machine” (da “Vicious Circle”) ha messo letteralmente a ferro e fuoco il locale, perchè solo dalle ceneri può rinascere la fenice! Ma gli highlights sono talmente tanti che non basterebbe una sola recensione a enumerarli tutti (per esempio l'intro di “Over The Edge” con Tracii a maltrattare la chitarra con un archetto in stile Jimmy Page). Dirompente come un treno in corsa e poderosa come uno tsunami, la band americana propone le varie “One More reason”, “Sex Action”, “Malaria” e “Rip And Tear”, esaltando tutta la sala. “The Ballad Of Jayne” rallenta un attimo i ritmi, ma è solo uno splendido intermezzo in una tempesta sonora. L'affiatamento tra Tracii e Phil è sembrato genuino, ma saremmo tutti curiosi di leggere i loro veri pensieri mentre si scambiano baci ed abbracci. Redivivi e belligeranti!

 

TNT

Come tutte le più belle cose anche il Frontiers Rock Festiva IV giunge alla fine. I TNT mancavano da ben 30 anni dai palchi italiani e, anche se difficilmente avrebbero potuto fare meglio degli L.A. Guns, ci hanno provato riuscendo ad imbastire un live di grandissima qualità, dove hanno prevalso l'inarrivabile ugola di Tony Harnell e la stratosferica tecnica di Ronnie Le Tekro. Il fatto di registrare un live dvd della serata è stata la marcia in più per spronare band e pubblico ed il risultato finale è stato comunque di immenso valore. Con “Give Me A Sign”, “As Far As The Eye Can See” , “Desperate Night”, “Forever Shine On” e “Downhill Racer” i TNT ripercorrono la loro lunga carriera, raggiungendo l'apice con “Intuition”, “Tonight I'm Falling”, “Listen You Heart”, “10.000 Lovers” e la finale “Everyone's Star”. Il buon Tony ha mantenuto la voce al top per quasi tutto il concerto (calando leggermente nel finale), comunque ben supportato dalle basi e dalla band. Le Tekro è un grandissimo artista, avendo dalla sua quel tocco personale e perfettamente riconoscibile che ben pochi chitarristi possiedono. Il duo ha comunque mantenuto fede alle aspettative, la loro unica sfortuna è stato suonare dopo gli L.A. Guns. Sfarzosi!

 

 

Si chiude quindi la quarta edizione del Frontiers Rock Festival in un tripudio di applausi. Quest'anno, più degli altri, bisogna fare i complimenti ai ragazzi della label. L'ottima affluenza di pubblico ha finalmente ripagato gli sforzi e l'abnegazione che sono stati profusi. Tutto è filato liscio come l'olio e la grande esperienza accumulata ha sopperito anche al più piccolo problema tecnico. Con questi presupposti siamo sicuri che i Festival a venire saranno sempre in continuo miglioramento. Ringraziamo quindi il locale (sempre al top per questi eventi), i ragazzi della Frontiers, i musicisti (chi ha incontrato i fan e anche chi non si è fatto vedere), i colleghi e tutti gli amici con i quali abbiamo passato momenti indimenticabili. Il Frontiers Rock Festival per quanto ci riguarda non si ferma alle sole esibizioni delle band, ma abbraccia uno spettro più ampio e ci permette di frequentare amici che abitano in città e nazioni differenti, senza i quali il festival non sarebbe la stessa cosa. Grazie! 

 

 

LE FOTO DELLE DUE GIORNATE 

SABATO 29 APRILE  - Foto a cura di Marco Cattaneo

DOMENICA 30 APRILE - Foto a cura di Niska Tognon