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Intervista a Dani Macchi – professionista nel mondo della musica, produttore artistico e chitarrista dei Belladonna

Facciamo quattro chiacchiere con Dani Macchi, professionista nel mondo della musica, chitarrista nella sua band, i BELLADONNA, e produttore artistico.

“Per me il lato positivo è sempre uno solo: quella sensazione strepitosa di appagamento psico-fisico-spirituale che si prova in quei momenti nei quali si riesce a creare un’emozione con la musica…”

Ciao Dani, come stai? Questa domanda potrebbe sembrare un po’ scontata, ma in questo periodo storico ci si chiede veramente come vanno le cose, soprattutto perché il tuo settore, quello musicale, è uno dei più colpiti dalle restrizioni governative intraprese per arginare il pericolo di diffusione del Covid-19. Cosa ne pensi a riguardo?

Penso molte cose come ogni semplice cittadino che cerca di informarsi, ma da amante della musica e non del rumore non voglio certo aggiungere la mia voce alla cacofonia strepitante di opinioni su questo tragico 2020 appena conclusosi. Preferisco non parlare pubblicamente di cose su cui sono meramente informato, ma solo di cose di cui sono un profondo conoscitore. Quasi ognuno di noi è profondo conoscitore di qualcosa, se tutti parlassimo pubblicamente solo di quello che conosciamo profondamente credo sarebbe un mondo più facile, bello e divertente.

Concordo. Tu, oltre ad essere chitarrista della band BELLADONNA, sei anche produttore/mixer, ci vuoi descrivere il lato positivo di questa affascinante professione?

Per me il lato positivo è sempre uno solo: quella sensazione strepitosa di appagamento psico-fisico-spirituale che si prova in quei momenti nei quali si riesce a creare un’emozione con la musica. Può avvenire quando si suona il proprio strumento, quando si scrive una canzone, ma sicuramente anche quando si organizzano, registrano e assemblano delle performance musicali durante la produzione e il missaggio di un brano. Sono tutti momenti di enorme intensità spirituale, e io vivo per essi.

Cosa ti dà più soddisfazione nell’ambito della tua professione di produttore artistico?

Riuscire a contribuire a creare quei momenti assieme agli artisti con cui faccio musica.

Come scegli i tuoi talenti? hai per le mani qualcuno di interessante in questo momento? E come stabilisci che un artista possa essere interessante ?

Amo lavorare solo con artisti che sono originali, sinceri e veri. E che dedicano tutta la loro esistenza al fare musica, come ho fatto e faccio io. E che vogliono registrare musica perché risponde a una loro esigenza esistenziale insopprimibile, non perché il loro ego ha bisogno di fama, successo, riconoscimento. Mi interessano solo gli artisti, e non gli pseudo-artisti.

Come ci si approccia ad intraprendere un lavoro nel mondo della produzione musicale considerato che non è uno dei più facili da perseguire ?

Credo ci vogliano anzitutto passione, dedizione e abnegazione. Poi è fondamentale il senso della misura, da non confondere con l’umiltà, che invece può essere deleteria, deprimente, disfattista. Un artista non può essere umile, deve sentirsi il più grande anche prima di imparare a suonare il suo strumento! Il senso della misura deve però fargli contemporaneamente capire quanta strada deve fare per diventare un artista vero, completo, di livello assoluto: una strada che non finisce mai.

Steven Tyler disse “Io non volevo diventare come Mick Jagger. Io volevo diventare MEGLIO di Mick Jagger”. Non so se Tyler ce l’abbia fatta a diventare “meglio” di Jagger, ma di sicuro ci sta ancora felicemente provando (come del resto Jagger sta ancora felicemente provando a eguagliare James Brown!), e grazie a questa sua attitudine, oltre che ovviamente alla sua passione, dedizione e abnegazione, è diventato uno dei più grandi artisti della storia del rock’n’roll.

Nell’anno 2018 sei stato vocal coach nella trasmissione televisiva “The Voice Of Italy” affiancando il team di Cristina Scabbia dei Lacuna Coil. Come hai vissuto quell’esperienza e cosa ti ha lasciato, se ti ha lasciato qualcosa?

L’ho vissuta con somma gioia ed enorme entusiasmo, e mi ha lasciato un oceano di cose meravigliose, non ultima la voglia di ripetere l’esperienza appena possibile! È stato un grande onore per me aver ricevuto da Cristina la richiesta di affiancarla in quell’avventura musicale. Sono stati quattro mesi entusiasmanti, vissuti in simbiosi creativa assoluta e con l’intensa determinazione di dare il nostro massimo per creare momenti musicali di forte impatto emotivo.

Come ben sa chiunque l’abbia conosciuta di persona, Cristina è anzitutto una persona molto, molto bella e molto, molto speciale. E come ben sa chiunque abbia familiarità con la sua band è una grandissima artista, performer e songwriter, oltre che – non mi stancherò mai di ripeterlo a chiunque mi chieda cosa penso di lei – una grandissima producer, con una capacità quasi medianica di entrare nello spirito di un brano musicale e di quindi capire come massimizzarne l’impatto emotivo e sonico. Non vedo l’ora che si crei di nuovo un’occasione per poter collaborare con lei!

Come ci si sente a sapere che molte delle tue produzioni sono entrate nel ballot dei Grammy Awards ed anche a far parte di campagne di marketing internazionali di film hollywoodiani come “Fantastic Four”, “Minions”, My Cousin Rachel”, “Split”, “The Dark Tower”, “Black Panther”, “Acrimony”, “Godless” “The Equalizer 2”, “Fahrenheit 11/9” e sono presenti nei film del regista premio Oscar americano Michael Moore “Where To Invade Next” e “Fahrenheit 11/9”, nel film di G. Muccino “Ricordati di Me” e nel film di L. Ligabue “Dazeroadieci”?

Sono riconoscimenti che fanno un enorme piacere, come si può ben immaginare. Io e Luana abbiamo sempre concepito la musica dei Belladonna come la colonna sonora dei film che proiettiamo costantemente nella nostra mente, ed è sempre una grande emozione vederla poi effettivamente utilizzata in un trailer o in un film internazionale.

Sono tanti gli artisti internazionali con cui hai collaborato, tra i quali citiamo Michael Bolton, Eagle Eye Cherry, Gregory Darling e Siedah Garrett. Con chi hai stretto un rapporto particolare e chi ti è rimasto nel cuore e perché?

Quando si fa musica assieme si stringe sempre un rapporto particolare che resta nel cuore, almeno per come vivo la musica io.

Di Michael Bolton anzitutto ricordo sia il controllo vocale totale (fu per me una rivelazione scoprire che canta quasi sottovoce e che una volta microfonato e amplificato sembra che quasi urli a pieni polmoni). E poi un suo commento su Michael Bloomfield (il leggendario chitarrista di Dylan): chiacchierando con lui di chitarre, Bolton mi disse che aveva una Les Paul che era appartenuta a Bloomfield, e soggiunse che “Bloomfield sapeva suonare in un solo stile, ma in quello stile era uno dei migliori al mondo”, un commento semplice ma che mi colpì e insegnò molto, venendo io da quel mito molto italiano e molto sciocco del “bisogna saper suonare tutto”.

Di Eagle Eye Cherry mi ricordo su tutto il suo volto strabiliato (quanto il mio!) quando la sua manager ci presentò Brian May a Montecarlo durante uno dei tanti show televisivi che feci come chitarrista con Eagle Eye e la sua band in giro per l’Europa per promuovere la sua “Save Tonight”. Dopo lo show passammo tutta la notte assieme in giro per locali con May e la moglie, un’attrice molto nota nel Regno Unito. Due persone di un’umiltà e gentilezza favolose, due persone da cui molti dei nostri “artisti all’amatriciana” che tanto se la tirano avrebbero qualcosa da imparare, credo. E poi il bellissimo ricordo di quando mi invitò a suonare “Save Tonight” dal vivo con lui e la sua band durante un suo concerto a Prato, una vera gioia jammare con loro, veri fratelli di musica.

Di Gregory Darling come dimenticare il tour che facemmo come special guest di Bryan Adams nelle arene italiane? Tante emozioni stellari! Io ero, e sono, e sarò sempre un superfan di Gregory oltre che della sua prima band, i Darling Cruel. È stato fantastico andare in tour con lui.

Di Siedah Garrett ho un ricordo meraviglioso che ci vorrebbe un’intervista a parte per raccontarlo tutto per bene! Dirò solo che da quell’incontro nacque un brano scritto da lei, me, e i miei fratelli musicali Alex Elena (ex-drummer di Bruce Dickinson, e nominato ai Grammy per l’album che ha scritto e prodotto per Alice Smith) e Saverio Principini (da anni produttore e co-autore di Vasco Rossi), un brano ancora inedito che amo alla follia. Ed è inutile che aggiunga che scrivere un brano con l’autrice di “Man in the Mirror”, sicuramente uno dei brani più iconici della storia del pop di tutti i tempi, è stato per me un onore pazzesco.

Che consigli daresti a chi si vuole avvicinare alla professione di producer ?

Di imparare a suonare tanti strumenti, di studiare i grandi classici degli anni ’60 e ’70, di fare musica 24/7 con (come dicevo) passione, dedizione e abnegazione, di non perdere tempo con cantanti e musicisti mediocri e con gente che vuole fare musica solo per cibare il proprio ego e la propria vanità. Amate la musica e la musica vi regalerà una vita di gioia purissima.

Grazie infinite per le tue preziose informazioni, speriamo di incontrarci presto ad un live show dei fantastici BELLADONNA.

Grazie a voi e a tutti coloro che hanno voluto leggere queste mie riflessioni. Un abbraccio a tutti voi e sì, speriamo a prestissimo!

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