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THERION – Recensione “Leviathan”

Il talento salva i custodi della magia metal ma per chi ama la loro arte ed il metal più sperimentale, questo potrebbe essere davvero non sufficiente..

THERION

Leviathan

Nuclear Blast Records

Release date: 22 Gennaio 2021

Se amate Lovecraft, Clark Ashton Smith, Lord Dunsany e gli altri scrittori della seminale rivista dark–fantasy Weird Tales, ed a questi affiancate la passione per la musica sinfonica di Beethoven e Wagner e, last but not least, la letteratura steampunk, ogni uscita degli svedesi Therion è sicuramente un momento cruciale, al di là della grandissima originalità in campo metal che la band guidata da Christofer Johnsson ha sempre rappresentato, passando dal death metal sinfonico delle origini fino all’attuale avantgarde-symphonic-metal della sua (stupenda) seconda fase di carriera.

Ora che questa introduzione ha innalzato l’hype nei lettori, si dovrà passare all’analisi di ‘Leviathan’, ultima opera dell’ensemble scandinavo che, fedele alla sua natura, affronta tematiche di mitologia varia, magia iniziatica, alchimia e religione con grande cura nei testi e nelle parti vocali e corali, come si evince da ‘Tuonela’, ‘Leviathan’ ( entrambi singoli corredati da videoclip e lyric video ufficiali) o ‘Die Wellen der Zeit’ (come sempre, grande fascino ha l’uso di più idiomi per i testi. Anche qui, videoclip ufficiale di grande impatto visivo). Sfortunatamente, uno degli elementi di novità rispetto ai precedenti ‘Beloved Antichrist’ o ‘Gothic Kabbalah’ del 2007, si rivela essere anche uno dei principali punti deboli di questo lavoro, onestamente riuscito solo a metà e tra i più deboli dell’ultimo periodo Therion.

Stiamo parlando del comparto chitarristico ad opera di Johnsson e Vidal. L’opener ‘The Leaf on the Oak of Far’ mostra un riffing molto agile, dinamico, quasi da band thrash e questo sarebbe sicuramente interessante, inserito nel contesto sinfonico e magniloquente del combo svedese; sfortunatamente, oltre alla dinamica ed alla velocità, si affiancano aspetti stridenti, o meglio, fiaccanti, come un’eccessiva semplificazione nel songwriting delle parti ritmiche ed una produzione delle suddette chitarre veramente troppo leggera, quasi da band hard-rock.

Questo aspetto smorza terribilmente l’impatto di brani che dovrebbero avere nel senso del dramma e della maestosità il loro punto di forza; il risultato è che brani come ‘Aži Dahāka’ (titolo che farà la felicità dei conoscitori e praticanti del GDR ‘Vampire the Masquerade’) oppure ‘Psalm of Retribution’ appaiono davvero piatti musicalmente, nonostante le affascinanti intuizioni melodiche e, in certi frangenti, anche sbilanciati armonicamente, con un impatto vocale e corale possente che poggia su di un’impalcatura strumentale debole, a volte anche avulsa.

L’eccessivo carico d’importanza dato ai cori ed alle parti vocali, ottime grazie ai guest Marco Hietala in ‘Tuonela’ e Taida Nazraić, solista proprio in ‘Die Wellen der Zeit’, track che palesa pienamente questo difetto: troppo soave rispetto al mood dell’opera, tanto da sembrare un estratto dell’ultimo progetto (anche questo discutibile) dei Blind Guardian ‘Twilight Orchestra: Legacy of the Dark Lands’.

Supportano bene, invece, la parte strumentale, le tastiere Johnsson e la batteria del talentuoso e folle Snowy Shaw (anche lui guest per tutto il drumwork), agile, fluida m altrettanto energica da dare un’impalcatura ritmica funzionale e, allo stesso tempo, capace di impreziosire e rendere più robusto l’incedere di brani ritmicamente un po’ troppo leggeri.

Un lavoro che, però, riesce a salvarsi dalla mediocrità grazie al fascino delle composizioni ed alla prestazione vocale dei singoli e dei coristi, come sempre notevolissima, ma che paga lo scotto di una scrittura chitarristica (anche per le parti soliste), troppo esile, causa anche una produzione errata, con brani più convincenti ed altri che vanno dall’incompleto al parzialmente deludente.

Il talento salva i custodi della magia metal ma per chi ama la loro arte ed il metal più sperimentale, questo potrebbe essere davvero non sufficiente.

A volte, i rituali, non ottengono sempre il successo sperato. Si aspettano nuovi vaticini più fausti.

Tracklist:

1. The Leaf on the Oak of Far

2. Tuonela

3. Leviathan

4. Die Wellen der Zeit

5. Aži Dahāka

6. Eye of Algol

7. Nocturnal Light

8. Great Marquis of Hell

9. Psalm of Retribution

10. El Primer Sol

11. Ten Courts of Diyu

Line-up:

Christofer Johnsson Guitars (rhythm), Vocals, Bass, Keyboards, Programming

Nalle Påhlsson Bass

Thomas Vikström Vocals (tenor)

Christian Vidal Guitars (lead)

Lori Lewis Vocals (soprano)

Guest musicians:

Marco Hietala Vocals (track 2)

Mats Levén Vocals

Noa Gruman Vocals

Snowy Shaw Drums

Taida Nazraić Vocals (female) (track 4)

Dusk Vocals

Rosalía Sairem Vocals

Link Utili:

therion.se
facebook.com/therion
instagram.com/therionband
twitter.com/_Therion
nuclearblast.de/therion

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