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SWEET OBLIVION featuring GEOFF TATE – Recensione “Relentless”

Una derivazione, però, fortemente coinvolgente, alla quale è difficile non abbandonars

SWEET OBLIVION featuring GEOFF TATE

Relentless

Frontiers Records

Data pubblicazione: 9 Aprile 2021

Secondo lavoro per gli Sweet Oblivion, band italiana di heavy classico con rimandi all’hard-rock americano più elaborato, che vede tra le sue fila (come si può notare dalla versione completa del loro monicker) una delle voci più belle della musica, non solo metal o rock, che non hanno bisogno di inutili presentazioni: Geoff Tate.

‘Relentless’, sulla linea del suo omonimo predecessore, ci offre delle track, a partire da ‘Once Again One Sin’ e ‘Strong Pressure’, che certamente risultano gradevoli, ben assemblate e dall’atmosfera accattivante ma che, in tutta onestà, risultano terribilmente derivate dai Queensrÿche del periodo aureo.

Certamente, l’obiezione che viene spontanea fare a questo giudizio è che la presenza di una voce così unica come quella del cantante di Seattle, porti irrimediabilmente delle influenze dalla sua ex-band madre, ma qui siamo veramente di fronte ad una clonazione. Tutta la scrittura dei pezzi, le atmosfere, l’appeal e, in un certo quel modo, la produzione (specie dei suoni di chitarra), sembrano riprodurre quasi fedelmente i pezzi che andarono a comporre lo strabiliante ‘Empire’, con qualche rimando dinamico anche ad ‘Operation: Mindcrime’.

‘Another Change’, brano comunque bello, ha dei passaggi che quasi portano l’ascoltatore ad aspettarsi l’esplosione di un refrain come ‘Jet City Woman’ o ‘Resistance’: una sensazione davvero strana, proprio perché lascia in bilico fra l’istinto di abbandonarsi alla forza solare di certe melodie e lo sconcertante imbarazzo di trovarsi di fronte ad un album terribilmente derivativo.

Tutto questo, ovviamente, non toglie l’ottimo lavoro esecutivo dei musicisti, soprattutto la chitarra di Lonobile e la batteria di Sanna, punti di forza di ‘Wake Up Call’ o ‘Fly Angel Fly’, assieme ad un’eccellente coesione della band tutta, specie con Tate che offre (come al solito) una grande prestazione vocale, sia dal punto di vista tecnico che interpretativo (difficile non farsi coinvolgere emotivamente dalla sua tessitura vocale).

L’operato tecnico-compositivo, inoltre, è curatissimo ed anche molto catchy, fatta eccezione per degli assoli che appaiono molto spesso fuori contesto, anche se ottimamente realizzati.

In sostanza, è veramente difficile dare un giudizio sintetico su un lavoro che fa oscillare l’ascoltatore tra l’entusiasmo per sonorità e brani oggettivamente coinvolgenti, espressione di un metal che (come i suoi punti di riferimento originali) oscilla in perfetto equilibrio fra melodia, immediatezza, introspezione e raffinata ricerca; purtroppo, il 1990 è esistito ed ‘Empire’ anche e questo lavoro è, in tutta onestà, una palese derivazione di quel masterpiece.

Una derivazione, però, fortemente coinvolgente, alla quale è difficile non abbandonarsi.

Tracklist:

1. Once Again One Sin

2. Strong Pressure

3. Let It Be

4. Another Change

5. Wake Up Call

6. Remember Me

7. Anybody Out There

8. Aria

9. I’ll Be the One

10. Fly Angel Fly

Line-up:

Geoff Tate – Vocals

Aldo Lonobile – Guitars

Luigi Andreone – Bass

Antonio Agate – Keyboards

Michele Sanna – Drums

Guest musicians:

Dario Parente – Guitars

Link Utili:

facebook.com/SweetOblivionGeoffTate

facebook.com/GeoffTateOfficial

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