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GOJIRA – Recensione “Fortitude”

una band che cerca di spingere sempre un po’ più in là l’orizzonte della sperimentazione, in ambito metal. La loro vera bravura sta nel riuscirci

GOJIRA

Fortitude

Roadrunner Records

Release date: 30 aprile 2021

Sono serviti cinque anni ai francesi Gojira per pubblicare il nuovo disco, “Fortitude”, ma attendere ne è valsa la pena.

L’album parte con “Born For One Thing” che mette subito in chiaro le cose: è un brano sperimentale dove la band mette insieme l’anima prog, cesellata dalle ritmiche implacabili di batteria. No barriere, no pregiudizi: solo voglia di esplorare nuovi lidi.

Per i meno giovani “Amazonia” è un tuffo nel passato, precisamente nel 1996 quando i brasiliani Sepultura uscivano con l’album Roots. I Gojira rievocano quelle atmosfere viscerali, fatte di percussioni che affiorano dalla terra e deflagrano in un pezzo corrosivo. Anche qui la band conferma la sua vocazione di lunga data alle tematiche ambientaliste.

“Another World” è il primo singolo del disco, pubblicato già l’anno scorso. A farla da padrone sono le chitarre di Duplantier e Andreu, così avvolgenti e ipnotiche, che sembrano quasi invocare le forze della natura. È quello che si può definire un pezzo apocalittico, nel senso letterale del termine.

“Hold On” parte come un rito messianico e poi avanza come una marea, sorretta da una sezione ritmica implacabile, che sommerge tutto ciò che incontra.

La voglia di sperimentare e scoprire della band è evidente in “New Found”: un pezzo thrash su cui i francesi innestano divagazioni prog e aperture più melodiche. In tutto il disco è lodevole il lavoro di Jean-Michel Labadie al basso, che regala sostanza e presenza in ogni brano.

La title-track “Fortitude” è solo un’intro che anticipa il tema portante della successiva “The Chant”. Questo è un brano quasi “liquido”, visti i tempi dilatati, con il motivo del refrain ripetuto in maniera quasi ossessiva. A impreziosirlo ci sono gli assoli sognanti di Christian Andreu. Con “Sphinx” il cambio di registro è drastico: i contorni prettamente thrash liberano spazio al growl ruvido di Joe Duplantier.

“Into the Storm” è uno dei pezzi più ispirati. Qui la tensione è altissima, l’intro dispari sfocia in un riffing di chitarra killer, il refrain ti si infila subito nella testa. Lodevole il drumming potente e chirurgico dell’altro fratello Duplantier, Mario.

“The Trails” è un brano riflessivo, dove il riffing misurato e ridondante sorregge il cantato in pulito di Duplantier. Chiude l’album “Grind”, il pezzo più estremo della tracklist: non solo dal punto di vista sonoro, quanto soprattutto compositivo, con la band che fonde insieme tutte le sue allucinazioni, dando vita a un brano ad alto tasso di schizofrenia.

In definitiva, i Gojira sono una band che cerca di spingere sempre un po’ più in là l’orizzonte della sperimentazione, in ambito metal. La loro vera bravura sta nel riuscirci. Consigliato a chi ha lo stesso coraggio e la stessa ambizione.

Tracklist:

01. Born for One Thing
02. Amazonia
03. Another World
04. Hold On
05. New Found
06. Fortitude
07. The Chant
08. Sphinx
09. Into the Storm
10. The Trai

Line-up:

Joe Duplantier – voce, chitarra
Christian Andreu – chitarra
Jean-Michel Labadie – basso
Mario Duplantier – batteria

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