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HOLEBONES – Recensione “Loud”

Per gli amanti del blues

HOLEBONES
Loud
Bagana – B District Music

Release date: 23 aprile 2021

Partire dalle origini del blues, penetrare l’essenza spirituale delle sue composizioni, reinterpretarle restituendo loro un’anima contemporanea e personale. È quanto hanno fatto gli Holebones, che per il loro album d’esordio “Loud” hanno deciso di rendere tributo a otto brani che hanno fatto iniziare la storia del genere. «Non si tratta di replicare una canzone, si tratta di ascoltare un brano, capirlo, esplorarlo e dargli una nuova veste: la vera magia accade nel momento in cui l’ascoltatore scopre i brani originali e, confrontandoli con le tracce di Loud, comprende qual è la direzione del nostro progetto e il modo con cui ci siamo relazionati col passato» spiega la band milanese.

Il disco si apre con la celebrazione del grande bluesman Lightin’ Hopkins e la sua “Mojo Hand”, title track dell’album del 1962. Il risultato è un pezzo dalla sensualità ipnotica, che trova nel basso rotondo di Andrea Caggiari la sua ragion d’essere.“Just Like A Bird Without A Feather” sa di tabacco, whiskey e anime tormentate.


“Catfish” butta fuori tutta la sua essenza funky, impreziosita dalle ghost notes tratteggiate sul rullante da Mr. Leif Searcy (Carmen Consoli, Malika Ayane). “Hard Time Killin’ Floor” ha la capacità di catturare la tua attenzione e di farla stare in equilibrio su una tensione che non perde mai d’intensità.

Le otto tracce del disco partono in buona parte da composizioni che in origine erano acustiche o addirittura a cappella. «Il titolo scelto, Loud, vuol dire proprio questo, si tratta di brani che noi abbiamo deciso di spingere in avanti, con una sezione ritmica massiccia e chitarre che non riescono a parlare sottovoce» dice la band.

“Ain’t Gonna Let Nobody Turn Me Around” è il primo singolo estratto e vanta la collaborazione alle armoniche di Andy J. Forest: è la reinterpretazione dello spiritual di fine Ottocento, storicamente assunto a inno alla libertà e alla lotto per i diritti civili. “Black Man” scivola via su sonorità più tendenti al rock.

“Death Have Mercy” è il brano più “spirituale”, sembra quasi un rito che si consuma fino al finale elettrico. Si chiude con “Rollin’ And Tumblin'” in cui la fa da padrone la chitarra a sonagli di Heggy Vezzano (Francesco Renga, Nina Zilli), velenosa e “sporca” come il blues insegna. A prendere parte alle registrazioni è stato anche Niccolò Polimeno, chitarrista e fonico del NoLo Recording Studio di Milano.

Che dire? Questo disco non riesce nella missione principale, quella di invogliare all’ascolto chi non mette il blues al primo posto delle sue preferenze. Le reinterpretazioni dei brani originali sono spesso statiche, ripetitive, con pochi spunti davvero interessanti. Insomma i nostri sanno fare bene il loro mestiere, ma il giudizio complessivo non raggiunge il pieno voto. Sicuramente un lavoro per gli amanti del blues!

Tracklist
01. Mojo Hand
02. Just Like a Bird Without a Feather
03. Catfish
04. Hard Time Killin’ Floor
05. Ain’t Gonna Let Nobody Turn Me Around
06. Black Man
07. Death Have Mercy

Line-up:
Heggy Vezzano – chitarra
Andrea Caggiari – basso
Leif Searcy – batteria
Niccolò Polimeno – chitarra

Link Utili:
www.facebook.com/Holebonesofficial
www.instagram.com/holebonesofficial

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