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HELLOWEEN – Recenione “Helloween”

 “Helloween” deve essere ascoltato con le orecchie di adesso, col cuore in mano, l’animo leggero e a mente aperta senza pregiudizi

HELLOWEEN
Helloween
Nuclear Blast Tonträger Produktions- und Vertriebs GmbH

Release Date: 18 giugno 2021

Stiamo fremendo da mesi per questo attesissimo “Helloween” dell’omonimo gruppo power metal di Amburgo, di cui abbiamo avuto un primissimo assaggio all’inizio di aprile con il primo singolo “Skyfall” con entrambe le versioni, quella breve di 7 minuti (single edit) e quella completa di 12 minuti. Ecco, questa canzone fresca, potente e nostalgica non è stata altro che il perfetto biglietto da visita per i fan della band tedesca che non vedono l’ora di avere tra le mani l’album completo.

E la scelta del nome come disco eponimo della band non è stata lasciata al caso ma volutamente ricercata come “chiusura del cerchio”: il primo EP di debutto del 1985 con la prima formazione della band si chiama appunto “Helloween” e 36 anni dopo ecco uscire per Nuclear Blast il 18 giugno il nuovo “Helloween” con la “nuova” line-up, testata a pieni voti durante il “Pumpkin United World Tour” (durato un anno dal 2017 al 2018, con una performance aggiuntiva al Rock in Rio nel 2019, da cui hanno estratto una parte delle registrazioni per l’incredibile live in DVD/Bluray, uscito nel 2019).

Gli storici Andi Deris, Michael Kiske, Kai Hansen, Michael Weikath, Markus Grosskopf insieme ai “diversamente nuovi” Sascha Gerstner e Dani Löble, tutti insieme sotto lo stesso “tetto” a costituire gli Helloween (e non i Pumpkin United come molte voce vorrebbero far credere) in maniera più affiatata di prima; e – si sa – con l’età si matura e si diventa più saggi, quindi, lasciati da parte gli atavici rancori tra i membri passati che hanno portato all’allontanamento di Kai, Kiske e Weiki dalle formazioni di un tempo, i sette “perfect gentlemen” del power metal sono carichi e pronti per presentare ai loro fan questo disco che si preannuncia essere un capolavoro.

Registrato e prodotto parallelamente in due studi di registrazione, da un lato in digitale, dall’altro in analogico presso gli H.O.M.E. Studios di Amburgo dal co-produttore Dennis Ward e dallo storico produttore discografico e fonico della band Charlie Bauerfeind (famoso anche per aver prodotto Angra, Blind Guardian, Primal Fear, Rage, HammerFall e Saxon), col missaggio finale nei Valhalla Studios di New York da Ronald Prent (che già conosciamo con Iron Maiden, Def Leppard, Rammstein), gli Helloween sono estremamente felici di aver avuto un ritorno alle origini con le strumentazioni vere degli anni ’80, con i vecchi amp e con la presenza in contemporanea di tecnici come si usava un tempo (anche nonostante le restrizioni da Covid-19).

Pur ricavandone dei costi lievitati per una produzione del genere, per la quale si nota la differenza e l’altissima qualità che spesso in digitale non si riescono a ottenere. Il fatto anche di aver recuperato da un fan accanito della band il drum kit originale di Ingo Schwichtenberg (venduto dopo la sua morte dal fratello e tenuto in condizioni eccellenti, quasi fosse una reliquia), ha permesso al gruppo di ricreare certe sonorità alla “Keeper Of The Seven Key” che erano nate con Ingo nello stesso studio di registrazione.

Ma non solo! Questo “Helloween” ripercorre la carriera musicale della band nelle tre decadi di successo ottenuto con 15 album in studio, combinando con toni moderni non solo le atmosfere di “Keeper”, ma di “Walls Of Jericho”, “Master Of The Rings” e degli album con Andi Deris alla voce, e lo si nota pure dall’artwork della copertina (dell’artista berlinese Eliran Kantor) che raffigura gli elementi portanti presenti nella discografia della band; è lo stesso Charlie Bauerfeind ad aver trovato la carta vincente per una produzione eccelsa del disco, soprattutto per la sua lungimiranza dopo aver assistito alle performance a tre voci con tre chitarristi durante il Pumpkin United World Tour, con un Kai Hansen a costituire l’”anello mancante”, grazie al suo stile energico della voce e della chitarra, e alla commozione suscitata nel pubblico da un Dani Löble a “duettare” con le immagini di repertorio di Ingo, con cui è entrato in simbiosi durante il solo alla batteria.

Dal punto di vista compositivo sia della musica che dei testi, è stato dato campo libero a ogni membro della band (esclusi Dani e Kiske) a dare il proprio contributo nella stesura delle canzoni, anche se la maggior parte dei testi sono stati composti da Deris e Sascha Gerstner; al contrario di quanto si pensi, le liriche non riguardano il Covid-19, pur essendo state composte in piena pandemia, ma tematiche antecedenti ad essa, quali argomenti fortemente politicizzati sul governo, la libertà mancata, gli interventi del governo, ovviamente il tutto camuffato dal mondo fantasy, come era già successo, ad esempio, in “My God-Given Right” o in “Keeper of the Seven Keys: The Legacy”.

Dopo tutte queste premesse, “Helloween” deve essere definito assolutamente come un’opera d’arte, dove ognuna della tracce è capace di risvegliare nell’ascoltatore un sentimento diverso, o di far riemergere dal passato un ricordo che viene associato a qualche altra canzone famosa della band, o di voler assaporare cose nuove senza scadere in cose scontate.

A fare da apripista in questo viaggio nel mondo Helloween è “Out Of The Glory”, composta da Weikath, col duetto di Kiske e Hansen, seguita poi da un muro di potenza col secondo singolo “Fear Of The Fallen”, dove stavolta duettano Deris e Kiske; “Best Time” è una canzone complessa che ricorda l’era di Deris con un certo approccio positivo e dal ritornello orecchiabile da entrare subito in testa, così come ha lo stesso effetto “Angels”, ma con una ritmica preponderante di Grosskopf che si alterna ai fraseggi di chitarra e che si fonde con la voce maestosa di Kiste; per non parlare di “Indestructible”, dai toni “catchy” e che potrebbe fare benissimo un figurone pure in sede live.

Rimanendo ancora legati alle melodie più classiche, la composizione spetta qui ancora a Weiki con la veloce e pulita “Robot King”, mentre “Mass Pollution” ricorda l’era di “The Dark Ride”. E “Rise Without Chains” è apprezzabile per l’alternanza dei timbri e sfumature vocali differenti che si completano a vicenda senza interferire tra di loro e dando forza alla canzone stessa. La cattivissima “Cyanide”e “Down In The Dumps” sono quasi un pugno in faccia per potenza dei riff di chitarra e dei ritmi pestati di batteria. Kai entra ingioco in questa traccia e nella strumentale “Orbit” a introdurre con eleganza, prima del rush finale la traccia migliore e più sublime dell’album, di cui abbiamo accennato all’inizio: “Skyfall”, con la sua versione di 12 minuti, è maestosa, epica, dinamica, sontuosa, variegata, assurda e potremmo dire anche un po’ da bipolarismo, per l’estrema ecletticità, i cambi repentini di stile, gli incroci e le fusioni delle voci in un tutt’uno e per il suo effetto nostalgico rappresenta la summa di tutta la discografia delle Zucchette di Amburgo.

In conclusione, la Magia – volutamente scritta con la lettera maiuscola -, che scaturisce da “Helloween” non deriva solamente dall’intesa e dalla “chimica” tra tutti e sette i componenti della band, che vedono realizzato il sogno non solo della loro vita ma di quella di tutti gli aficionado in giro per il mondo che apprezzeranno questo viaggio nelle ere storiche della band teutonica, ma anche dal fatto che, per la combinazione di melodie classiche e sonorità moderne, il disco potrebbe apparire come un Greatest Hits senza essere un Greatest Hits e senza scadere nel già sentito, nel già visto, nel già sperimentato.

Di certo, fare paragoni con gli album di un tempo è inevitabile, tuttavia “Helloween” deve essere ascoltato con le orecchie di adesso, col cuore in mano, l’animo leggero e a mente aperta senza pregiudizi, e, così facendo, anche i malpensanti e i prevenuti dovranno per forza ricredersi e convincersi del potere magico di questo disco!

Tracklist:

01 – Out For The Glory
02 – Fear Of The Fallen
03 – Best Time
04 – Mass Pollution
05 – Angels
06 – Rise Without Chains
07 – Indestructible
08 – Robot King
09 – Cyanide
10 – Down In The Dumps
11 – Orbit
12 – Skyfall
Bonus track Mediabook & Vinile:
01 – Golden Times
02 – Save My Hide
Bonus track Earbook
01 – Golden Times
02 – Save My Hide
03 – Pumpkins United

Line-up:

Michael Kiske: Vocals

Andi Deris: Vocakls

Kai Hansen: Guitars, Vocals

Michael Weikath: Guitars

Sascha Gerstner: Guitars

Markus Grosskopf: Bass

Dani Loeble: Drums

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