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NANOWAR OF STEEL – Recensione “Italian Folk Metal”

Verso una nuova conquista, una nuova pugna ed un nuovo delirio di italico genio..

NANOWAR OF STEEL
Italian Folk Metal
Napalm Records

Release date: 2 luglio 2021

C’è poco da fare: i Nanowar of Steel stanno diventando un vero fenomeno mondiale del metal underground, quello parodistico, di cui noi, per motivi genetici e psichiatrici (opinione di un altro grande esponente del comedy-metal di casa nostra, Il Profeta, voce de Gli Atroci) siamo tra le migliori scene mondiali.

Dopo la straordinaria sequenza di singoli estratti dal precedente e monumentale ‘Stairway to Valhalla’ (Uranus e …and Then I Noticed that She was a Gargoyle, accompagnati da video folli, geniali e di altissima qualità tecnica) ed estemporanei, come le mega-hit metalliche ‘Norwegian Reggaeton’, ‘Valhalleluja’ e ‘Sottosegretari alla Presidenza della Repubblica del Truemetal’, quest’ultima con Gli Atroci (ovviamente!), il quintetto capitolino fa un passo indietro per quel che riguarda le lyrics, sfornando un lavoro tutto in italiano, con solo due bonus track in idiomi stranieri (le versioni de ‘La maledizione di Capitan Findus’ e ‘La mazurka del vecchio che guarda i cantieri’, rispettivamente in tedesco e spagnolo), per poter tornare a minacciare la nostra salute mentale e gli introiti del turismo estero, oltre che per dar sfogo alla loro feroce e nonsense vena umoristica, tutta incentrata sugli epici scontri che il metalhead italiano deve sostenere contro i loschi figuri della cultura pop nazionale.

Si parte, pertanto, con un incipit rituale in memoria della guida spirituale Gigi Sabani, per poi gettarsi nel primo confronto bellico: resistere impavidamente ai tentativi di Briatore e dei suoi emuli milionari 2.0, nella feroce ‘L’assedio di Porto Cervo’ brano epic con contaminazioni death metal che ricorda i Rhapsody of Fire di ‘Dawn of Victory’: sugli scudi, la chitarra di Mohammed ‘Valerio Storch’ Abdul ed i cori ad opera delle ugole dello Stige di Potowotominimak e Mr. Baffo, per un’esperienza che vi farà sembrare ‘300’ una puntata di Mela Verde.

Dagli assedi agli scontri navali in giro per i 7 mari, con il primo singolo e video-clip (protagonisti anche il doppiatore Maurizio Merluzzo ed il chitarrista/youtuber di J-Ax, Marco Arata) ‘La Maledizione di Capitan Findus’ trascinante, incendiario pezzo di speed/pirate metal in stile Running Wild/Alestorm, dove la batteria di Uinona Rider ed il basso di Gatto Panceri 666 ci lanciano in questo epico duello culinario tra merluzzo tedesco e tonno lusitano, il tutto supportato da un video-clip tra i meglio realizzati dalla formazione romana.

‘La Marcia di Piazza Grande’, dal sapore di Istituto Luce di un Ventennio distopico nella mensa della Rai e ‘La Mazurka del vecchio che guardava i cantieri’, brani ancora più folk metal italici, dove mazurka, liscio e marce popolari della nostra tradizione musicale ‘da balera’, ci portano al terzo singolo e video-clip, ‘La Polenta Taragnarock’, dove sulla scia di un folk metal simil-celtico/scandinavo, con riferimenti a Korpiklaani e Furor Gallico, si celebrano i riti sul sacro cibo delle divinità valtellinesi, coadiuvati da quello che, ormai, è il sesto componente della band, Giorgio Mastrota, che si produce in una performance che farebbe crollare le vendite della Eminflex.

La forza dei Nanowar of Steel, oltre alla grandissima fantasia e vena poetico/comico di testi che uniscono nonsense esilaranti ma con ficcanti riferimenti alla cultura pop italiana, oltre che a quella metal e di altri campi del sapere (Uranus e le nozioni di astrofisica), sta nell’essere anche grandi musicisti, capaci, grazie ad un invidiabile affiatamento tra i singoli componenti, di creare mood musicali che pescano da generi assolutamente alieni dal metal, inglobandoli e facendone materiale per nuovi tipi di sfumature del metal, come ‘Scugnizzi of the Land of Fires’, una via di mezzo tra melodic-prog-metal, J-metal e neomelodico napoletano che, in una maniera assolutamente esilarante, parla anche del problema della terra dei fuochi (dove esplode un altro stupendo assolo di Mohammed).

Musica, melodie, parole ed energia sono le armi di una band che non dimentica di essere un gruppo metal, di avere talento, di saper creare musica, nonostante la centralità della loro vena comica e per le citazioni di svariati ambiti culturali, come gli anime con il politically uncorrect ‘Gabonzo Robot’, secondo singolo e video, schiaffo in faccia ad ogni movimento buonista che si possa trovare sulla rete.

A chiusura di questo esaltante lavoro ‘Made in Italy’, dopo le varie ‘Rosario’ e ‘Il Signore degli Anelli dello Stadio’, la folk-alpino/tarantella-metal song (si può dire?) dedicata allo sport italiano più famoso, dopo il calcio: l’evasione fiscale ed i conti nei paradisi per imprenditori off-shore. ‘Sulle Aliquote Della Libertà’, folle ma con un retrogusto quasi amaro, riesce ancora a mostrarci tutti i nostri difetti, non per abbatterci, ma per ricordarci quanto possiamo essere bravi a superare, a modo nostro, tutti questi ostacoli.

Una risata seppellirà tutti i nostri nemici: sicuramente, anche in questa battaglia, ce ne faremo parecchie. Epici!!!

Tracklist:

01. Requiem per Gigi Sabani in Re minore
02. L’Assedio di Porto Cervo
03. La Maledizione di Capitan Findus
04. La Marcia su Piazza Grande
05. La Mazurka del Vecchio che Guarda i Cantieri
06. La Polenta Taragnarock
07. Scugnizzi of the Land of Fires
08. Rosario
09. Il Signore degli Anelli dello Stadio
10. Gabonzo Robot
11. Sulle Aliquote Della Libertà
12. Der Fluch des Kapt’n Iglo
13. El Baile del Viejo que Mira las obras

Line Up:

Gatto Panceri 666 – Basso
Potowotominimak – Voce
Mr. Baffo – Voce
Abdul – Chitarra
Uinona Raider – Batteria

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