Homeinterviste-recensionirecensioniAT THE GATES - Recensione "The Nightmare of Being"

Articoli Correlati

AT THE GATES – Recensione “The Nightmare of Being”

C’è un po’ di tutto qui dentro, dal melodic death al progressive e alle divagazioni rock sperimentali..

AT THE GATES
The Nightmare of Being
Century Media
Records
Release date: 2 luglio 2021

È il settimo disco in studio per gli svedesi At The Gates, sicuramente quello con cui la band vuole provare a spingere più in là i confini del suo death melodico per esplorare nuovi territori.

Il disco si apre con l’arpeggio maligno e di cattivo presagio ricamato da Larsson e Stålhammar: dura poco perché gli svedesi attaccano con le sfuriate a cui siamo abituati. Tomas Lindberg Redant getta acido sul fuoco con la sua voce abrasiva, che lascia poco spazio alla melodia. “The Paradox” è una macchina da guerra schiacciasassi e macina riff: la selva oscura creata dalla band fa filtrare appena una timida luce durante il solo di chitarra. “The Nightmare Of Being” è la titletrack, in bilico fra momenti più riflessivi e vortici di oscurità che permeano un po’ tutto l’album. 

“Garden Of Cyrus” abbatte tutti gli schemi che fin qui abbiamo conosciuto: quattro minuti in cui gli svedesi svelano la nuova anima prog e sperimentale, dove addirittura un sax si ritaglia il suo spazio di primo piano di fianco allo scream di Lindberg. “Touched By The White Hands Of Death” inizia come una favola nera e poi dilaga nel classico pezzo alla At The Gates: ritmica serrata, riff killer e graffi di melodia che si insinuano qui e là. Una intro epica apre le danze di “The Fall Into Time”, che prosegue con un incedere preciso dettato dalle chitarre di Larsson e Stålhammar e dalla batteria di Erlandsson. Nel mezzo c’è anche spazio per una divagazione al confine con territori prog-jazz. 

“Cult Of Salvation” è un mid tempo che torna sui binari del death melodico che ben conosciamo. “The Abstract Enthroned” è forse il pezzo più cattivo per atmosfere, sonorità e intenzioni. Le accelerazioni dettate dalla coppia di asce svedesi non lasciano scampo, così come il veleno inoculato nelle parti più rallentate. “Cosmic Pessimism” potrebbe essere il manifesto di questo disco, a livello lirico. Le strofe portanti sono sorrette da una ritmica rock, su cui Lindberg innesta parti vocali quasi parlate. Si chiude con “Eternal Winter Of Reason”, con cui la band conferma la sua volontà di sperimentare nuovi orizzonti e territori.

È un album coraggioso, va riconosciuto. Non sempre però il coraggio viene premiato e questo sembrerebbe il caso di “The Nightmare Of Being”. C’è un po’ di tutto qui dentro, dal melodic death al progressive e alle divagazioni rock sperimentali. Peccato che il tutto non prenda una forma, ma rimanga un calderone di esperimenti da cui non emerge un’identità chiara. Sicuramente non basta un solo ascolto per capire questo disco, ma ciò che resta in testa è tanta confusione.

Tracklist:

1. Spectre of Extinction
2. The Paradox
3. The Nightmare of Being
4. Garden of Cyrus
5. Touched by the White Hands of Death
6. The Fall into Time
7. Cult of Salvation
8. The Abstract Enthroned
9. Cosmic Pessimism
10. Eternal Winter of Reason

Line-up:
Tomas Lindberg Redant – Vocals
Martin Larsson – Guitars
Jonas Stålhammar – Guitars
Jonas Björler – Bass
Adrian Erlandsson – Drums

Link Utili:
atthegates.se 
facebook.com/AtTheGatesOfficial
twitter.com/AtthegatesGBG
youtube.com/atthegatesofficial

Ultimi Articoli

Articoli Correlati