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APOSTOLICA – Recensione “Haeretica Ecclesia”

APOSTOLICA
Haeretica Ecclesia
Scarlet Records

Release date: 17 Settembre 2021

Anche il symphonic-metal hai i suoi Ghost? Da un certo punto di vista, almeno visivamente, la risposta è positiva perché gli Apostolica, band della quale ignoriamo provenienza geografica e volti dei componenti, oltre a sfoggiare nickname dal sapore biblico, firmano questo loro esordio con un titolo abbastanza significativo: ‘Haeretica Ecclesia’.

Le somiglianze con la band di Papa Emeritus IV, però (…o per fortuna, dipende da come si valuta la portata musicale dei Ghost), finiscono qui perchè, ad eccezione di testi e immagine, il genere proposto dal four-piece è un symphonic-metal dalle sferzate power/speed europee abbastanza tradizionale ma non per questo banale o derivativo.

Facciamo subito chiarezza, però: track come ‘The Sword of Sorrow’ o ‘No More Place in Hell’, benché godano di un songwriting delle chitarre molto fresco ed accattivante e di linee melodiche principali adeguate nel creare un senso di maestosità sinfonica degna di Rhapsody of Fire, Sonata Arctica, non sono certo brani epocali ma hanno il pregio di coinvolgere l’ascoltatore e donare anche buoni spunti compositivi, grazie anche una buona aggressività e quel tocco catchy alla Powerwolf (di cui i nostri sono una specie di versione sinfonica). Spunti di questo tipo li possiamo trovare anche in ‘Come with Us’, con un incipit ed un lavoro di chitarre, ad opera di Isaia, davvero buono, anche se gli assoli, forse anche a causa della produzione, risultano un po’ slegati e non sempre puliti.

L’apporto delle tastiere è importante e presente in tutte le track in maniera davvero massiccia e, benché siano abbastanza canoniche e non offrano soluzioni eclatanti, appaiono pertinenti ed efficaci. Cosa non va, allora?

Prima di tutto, l’identità e l’impronta musicale che si vorrebbe dare. Le track, come ad esempio, ‘Famine’ oppure ‘Thanatos’, una delle meglio riuscite, iniziano con un piglio epico ed oscuro, come se stessimo ascoltando una versione speed-sinfonica dei Behemoth ma quasi subito virano verso una direzione più classicamente epic-power, la quale può ricordare i Blind Guardian di ‘A Night….’ oppure gli ultimi Helloween. Nulla di male, anzi: se gli Apostolica puntassero tutto su queste loro caratteristiche, ‘Haeretica Ecclesia’ sarebbe potuto essere un gran disco, anche originale per certi versi, vista la buona prova della sezione ritmica con i ‘profeti’ Malachia e Jonas (il primo a fare da buon propulsore dietro le pelli ed il secondo a cementare il tutto al basso, con gran diligenza esecutiva), i quali danno una spinta più entusiasmante e dinamica alle composizioni, piuttosto che apocalittica e distruttiva. Tutto però viene parzialmente vanificato da questa incertezza nella scelta d’identità stilistica che si concretizza nella carenza principale della band: la voce di Ezekiel.

Il problema non sta tanto nelle capacità dell’ugola degli Apostolica, ma nello stile da lui impiegato o, quantomeno, nell’unico stile da lui usato in tutte le track. Una voce a metà strada tra l’harsh e l’howling in stile Pantera/Lamb of God è veramente fuori contesto e risulta avulsa, visto il contesto musicale che è, in sostanza, power-epic con tinte sinfoniche, più verso la dinamica melodica che la possente oscurità, cosa che calcia l’ascoltatore fuori dal già incerto mood oscuro che si cerca di dare; il risultato è abbastanza inappropriato anche per le parti meglio riuscite, quelle power-sinfoniche.

Ascoltatevi ‘The Doom’ o ‘Sanctus Spiritus’, l’opener (cosa che fa già calare di molto l’entusiasmo di chi si aspettava un lavoro titanico e maledetto) e ditemi se non vi sembra che Joakim Brodén dei Sabaton, dopo aver preso la raucedine, non abbia infilato, per sbaglio, l’entrata sul palco con i Rhapsody of Fire che cercano di suonare una scaletta dei Behemoth.

In sostanza: un gran casino ed un’occasione parzialmente persa per uscire da un’aurea mediocritas, da parte di una formazione che avrebbe anche buone qualità. Dateci un ascolto e capirete del perché ci si possa sentire un po’ delusi.

Tracklist:

1. Sanctus Spiritus
2. The Sword of Sorrow
3. Come with Us
4. Thanatos
5. Pollution Is My Name
6. No More Place in Hell
7. Famine
8. The Doom
9. The Dusk is Coming
10. Redemption

Line Up:

Ezekiel – vocals
Isaia – guitar
Jonas – bass
Malachia – drums

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