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TREMONTI – Recensione “Marching in Time”

The Guitarist of The Decade never fall back!

TREMONTI

Marching in Time

Napalm Records

Release date: 24 settembre 2021

Quello che tutti sanno è legato alle spiccate capacità strumentali di Mark Tremonti e quanto la sua figura sia importante negli Alter Bridge, quello che invece l’ascoltatore più informato può evidenziare è che era il co-leader della band più ignorata dei ‘90ies diventata ora, a 25 anni di distanza, una delle più ascoltate in Usa e Europa, i Creed.

Per evidenziare maggiormente le qualità di questo ragazzone di Detroit, nella vita personale di una pacatezza infinita, dal vivo di una potenza incommensurabile, si deve indicare che è arrivato al quindi album del suo progetto personale. Alcuni elementi preziosi hanno preso strade diverse con il passare del tempo, Garret Whitlock (batterista) ed il figlio d’arte Wolfgang Van Halen (Bassista) hanno lasciato spazio a soggetti rispettivamente come Ryan Bennett e Tanner Keegan ma il “CORE” della band è immutato, Erik Friedman ormai ha stretto un indissolubile legame con Mark, facendo da secondo anche in altri progetti comuni.

Già dal passato album “A Dying a Machine” il cammino della Band è stato sotto l’egida della Napalm Death e le trame sonore sono tessute dal genio delle moderne produzione targate USA, Michael “Elvis” Baskette, produttore per altro di Alter Bridge, Slash, Chevelle ed altri.

Partiamo con “A World Apart” e le sue note baritone dal riffaggio lento ed incisivo per poi ricevere la consueta luminosità canora di Mark culminanti in un bel ritornello dal progressivo “aumento di giri” nel ritmo. Potrebbe mai mancare un assolo? Con lui mai! Lo stesso Erik, in passato solo chitarra ritmica, ha acquisito discrete capacità solistiche alle quali Mark lascia il giusto spazio. I nuovi innesti, entrambi del comparto ritmico si sentono eccome ed armonizzano un groove di gran livello.

Una delle preview dell’album è “Now and Forever”, tra le Best Track del LP; superfluo indicare la qualità delle parti di chitarra mentre assolutamente dovuta la constatazione dell’espressività canora sempre chiara e pulita. Rendere per iscritto quanto la parte vocale susciti emozione è complicato e lo si può solo associare all’immagine di un cupo cielo piovoso squarciato da un azzurro e soleggiato scorcio di orizzonte.

Suoni ovattati e lontani nell’ intro della malinconica “If Not For You”seppur sul refrain vi sia una iniezione di adrenalina sonora notevole, culminante con una pioggia di note per assolo. Con “Thrown Further” si entra in una Hard Ballad ad alta velocità ma incentrata più sulle melodie che sui tecnicismi, tutto poggiato su di una componente vocale importante.

Effetto “Fade-In” per “Let That Be Us”, bella bombetta sonora “metallosa” al punto giusto ma aggraziate, come in altre occasioni abbiamo già visto, da una componente nel cantato che permette di essere apprezzata anche dai meno avvezzi al genere.

Pausa padaglioni auricolari.

“Last One of Us”, una Ballad Mid Tempo dai richiami acustici ove si può apprezzare il filling sonoro del basso di Tanner Keegan sino al’ esplosione finale dell’ assolo di PRS, inconfondibile compagna di Mark. Il break dura poco e con il devastante riffaggio di chitarre di “In One Piece” si torna a pogare prepotentemente, surclassati da cambi di tempo improvvisi e pause inaspettate ma molto d’effetto sul risultato finale; importante l’aiuto vocale di Erik prima dell’ennesimo solo a suon di note pari a raffiche di mitra.

“Under The Sun” è un altro di quei brani tipici della formazione per via della fortissima espressività vocale legata ad una altrettanto incisiva potenza sonora, in principio pare dare l’impressione di essere una Ballad poi si rivela essere un’esplosione di potenza musicale. Altro momento Chill grazie a “Not Afraid To Lose”, Mid Tempo distensiva e riflessiva, quasi in chiave Pop, chiaro messaggio d’amore verso un caro di sesso femminile non meglio identificabile.

Anche “Bleak” si porta dentro un carico di riflessione e domande poste ad un non meglio precisato interlocutore, caratterizzato da un ambiente melodico bello denso di riff da un peso medio-alto. Spazzati via pensieri e riflessioni il sound del Brand Tremonti torna a farsi largo ad ampie bracciate, ripescando arie risalenti alle sonorità del secondo album “Cauterize” che in “Would You Kill” sono abbastanza nette.

La chiusura è lasciata al Masterpiece omonimo brano “Marching in Time”, espressione tecnica di una incitazione a voler dimostrare di avere una propria forza interiore ed a non lasciarsi trascinare dagli eventi o dal mondo circostante il tutto incluso in un discorso padre figlio. Non dimentichiamo che purtroppo per Mark la vita non è sempre stata sorridente, anzi, lo ha visto cadere in un profondo stato depressivo a seguito della notizia di un brutto male diagnosticato alla madre quando lui era nel pieno dell’adolescenza, portandolo a trasferirsi in Florida. Abbandonato il suo tutor di chitarra ha continuato sulla strada dell’autodidatta, facendolo diventare il musicista che tutto il mondo conosce.

Un album del quale è superfluo fare commenti in relazione alla tecnica, capacità compositiva o musicale degli elementi, tutti di caratura estremamente alta. L’attenzione deve essere dedicato per una volta ai contenuti del testo che, molte volte a scapito del riff di chitarra o delle parti ritmiche basso/batteria, viene un pochino preso alla leggere. Un disco dalla profondità comunicativa molto denso e, soprattutto, scritto in un periodo di pandemia mondiale che ha colpito tutti portandoci a riflessioni che nella frenesia quotidiana, spesso, passano inosservate. Si consigliano ripetuti ascolti più volte al giorno.

Tracklist

A World Away

Now And Forever

If Not For You

Thrown Further

Let That Be Us

The Last One Of Us

In One Piece

Under The Sun

Not Afraid To Lose

Bleak

Would You Kill

Marching In Time

Lineup

Mark Tremonti – Chitarra e Voce

Erik Friedman – Chitarra e Cori

Ryan Bennet – Batteria

Tanner Keegan – Basso

Link Utili:

marktremonti.com
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twitter.com/marktremonti

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