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TORNA ALL'ELENCO RECENSIONI
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PAY

La ragazza col coltello

Pacifica Dischi / Venus

 

Dal primo Demotape autoprodotto - mamma mia le antiche cassette ! - del 1996 (“O Yeah ! O Yeah !”) dove il gruppo si presenta come progetto P.A.Y. ossia Post Atomic Youth, al primo CD datato 1998 (“Potevate anche Ynvitarci”), pieno di collaborazioni onorevoli come quella con Noyse dei Punkreas e quella con il Maestro Danilo Fatur (chi conosce i CCCP non può non conoscere e confermare l’immensità dell’ “Artista del Popolo Italiano” Danilo Fatur) fino ai giorni nostri, dopo essere passati attraverso il capolavoro che è “Federico Tre e il Destino Infausto” (2005), prima Punk Rock Opera Italiana Tragicomica, dove il protagonista Federico Tre è interpretato da Roberto Freak Antoni degli Skiantos, dove Alberto Camerini è Doctor Feelgood e dove il Metius (Thee STD) è il Diavolo, con una copertina parodia di “Stg. Pepper” dei Beatles, i lombardi PAY ne han fatta di strada, e che strada, decisamente tutta in salita. Per amore di precisione il nuovo CD “La ragazza col coltello” fa seguito, oltre che al capolavoro sopraccitato, anche all’EP “Elettro ’80 Punk Show” (del 2008), che si trova in download gratuito su www.punkrockers.it, fatto di canzoni rivisitate in chiave eighties.

In mezzo ai lavori menzionanti ve ne sono altri sempre importanti e con collaborazioni illustri, i cui dettagli si possono trovare sul sito della band (V. link sottostanti).

Il progetto musicale PAY è costituito da: Mr. Grankio, il quale con pseudonimo di L’Ariele è conduttore/autore radiofonico (ora lo possiamo ascoltare su LifeGate Radio, lo ascoltiamo pure sul portale RocknRollRadio.it, e in video su Rock TV) e inventore del Barattolo dell’aMMore, che viene distribuito ai concerti; da Mr. Pinguino, bassista, polistrumentista e compositore, infine, last but not least, dagli Operai del R’n’R , i servitori della band durante i live show, che insegnano al pubblico le regole di comportamento da tenere in un vero Rock n’ Roll Show e come interagire con la band stessa durante questi veri e propri atti tragicomici ironici e di avanspettacolo Rock n’ Roll. Un po’ di attenzione la riservo alla copertina del disco e alla sua grafica, ragguardevole, dell’artista senese Diego Gabriele (maggiori info su www.ak-house.com) , dove è disegnata, in bianco e nero, una ragazza nuda con capelli lunghi occhi grandi e un coltello in mano. Il nome dell’album è lo stesso dei quadri in questione. Quindi chapeau all’artista provetto. Il disco è fresco, con testi intelligenti e ironici, dedicati alle “ragazze col coltello, che siano esseri umani, televisori o zombie” (cit.), persone o cose toste, insomma, le sonorità sono in chiave indie-rock e pop con qualche strascico punk, il compito alla batteria è affidato a Stefano Contini. Solare il primo brano “Che quando balla” , sarcastico “Zombies”, cinico “Incondizionatamente”, ironico “Non hanno niente da dire” e così via. Gli arrangiamenti vanno via semplici e precisi, si sentono maggiore elettronica e tastiere rispetto ai lavori precedenti, le tracce da canticchiare, simpatiche, la voce di Mr. Grankio ben si amalgama coi testi e con il sound, di sicuro tutto l’insieme è inusitato e innovativo; però, purtroppo, e ripeto purtroppo, per l’Italia sono troppo, troppo avanti, troppo inconsueti, troppo tutto, incontaminati. Non sono nemmeno considerati, figuriamo se sono capiti. Questo non stupisce, si sa che il nuovo e alternativo qui da noi non va ed è visto manco fosse il demonio, ma come loro mi sento di dire agli addetti ai lavori e non : “Non abbiate paura è solo Rock n’ Roll”.

Link: www.ammore.net ; www.punkrockers.it ; www.myspace.com/payammore

 

Recensione di Margherita S.

LUMINAL

Canzoni Di Tattica E Disciplina

ActionDirecte/Fridge Italia/Goodfellas

 

Line – up: Alessandra Perna (voce e chitarra), Carlo Martinelli (voce e chitarra), Alessandro Catalano (basso) e Alessio Pieravanti (batteria). Loro sono i Luminal (nome preso da uno psicofarmaco), band romana operativa sul campo dall’anno 2005. Prima pubblicano “Il regno EP” (2007 – Autoproduzione) e quest’anno esce “La Firma” (2010 – Fridge Records/Goodfellas) anticipazione del lavoro che verrà. In edizione a tiratura limitata di 500 copie in allegato al catalogo “Persona” del pittore romano Marco Filippetti, “La Firma” contiene la traccia inedita che porta lo stesso nome e altre 3 tratte dall’album di cui andremo a parlare, che sono: “Tattica e disciplina”, “La soluzione” e “L’uomo bicentenario”. La band si dedica alla produzione di un rock cupo e duro a volte dark a volte post-punk a volte new wave inglese, tutto molto curato, partendo dai testi, che riflettono la nostra vita, partendo da lì, dai dolori, la pazzia, la violenza e tutto quanto ne può far parte anche in maniera estrema, e non dal positivo. Mi avvicino ai Luminal con un certo timore e riverenza, mi sento pure inadeguata tanta è la loro profondità, sono quello che si definisce una band di “spessore”, sia tecnicamente che culturalmente. Gli arrangiamenti sono perfetti e i testi legati a quel sostrato linguistico che nel cantautorato si sente sempre meno. Ascolto l’album un paio di volte filate e constato subito che la bravura è indiscutibile e le sonorità ineccepibili. Poi alcune tracce non sono nelle mie corde, ma questa è un’altra storia. Le due voci, una femminile molto piena e intonata e una maschile melodica al punto giusto, si mescolano perfettamente. Quattro artisti completi in una band. Nessuno è inferiore o superiore all’altro, nessun calo, artisti alla massima potenza. In una bella intervista trovata on-line si definiscono “un gruppo rock - new wave in cui le idee vengono prima, rimangono dopo, e vibrano nella distorsione di un amplificatore durante” (cit.), e ritengo che sia esattamente questa la perfetta enunciazione di ciò che sono. Apprezzatissima la traccia “La soluzione”, dove il remind agli immensi e sempre unici CCCP si fa più vivo lungo tutti i minuti del brano e man mano che scorre via, parte con chitarra e voce femminile sommessa che va salendo, si rende più evidente in totalità quando entra la voce maschile parlata. Qui Ferretti docet, e l’omaggio è meritato. Altro pezzo alla CCCP, ma forse più PGR (ossia la fase successiva) è “Lumen”, che è anche il mio favorito, soft e rilassato. Belle “Il regno”, brevissima,un tirato di 80 secondi, “Dammi tutti i tuoi soldi”, la suggestiva “La lunga corsa” con strumenti in distorsione, fino a “Il fiume” degna chiusura (oltre alla ghost track con basso dominante), intimistica, come a voler far scorrere tutto, un panta rei per farsi portare via dalla corrente del fiume. Le influenze sono chiare, oltre che alla CCCP/PGR, si sentono la sonorità alla Sonic Youth (soprattutto nella traccia nascosta) e alla Sundgarden, solo per dirne alcuni. La tensione si palesa continuamente, viaggia sul filo del rasoio e giunge alla concretezza e perfezione. E’ davvero un bel lavoro che ci tocca nel profondo dell’anima. Link: www.luminalband.com ; www.myspace.com/quellocheresta ; www.facebook.com/weareluminal

 

Margherita S.

L.A. GUNS

Covered in Guns

Deadline Records

 

Questo cd di covers ha segnato il ritorno sulle scene discografiche degli L.A.Guns che fan riferimento a Phil Lewis. Tali L.A.Guns non son da confondere con gli altri L.A.Guns capitanati dallo storico chitarrista Tracii Guns, che si contrappongono a loro,dicendo di essere quelli veri, anche con cause legali infinite e mai risolte. La versione degli L.A.Guns capitanata da Phil Lewis vede nella squadra,lo storico batterista Steve Riley,il bassista Adam Hamilton, che comunque si limita ormai ad attività di studio e produzione con loro,sostituito nei live dall’ex bassista dei Beautiful Creatures e dal chitarrista Stuart Blades, ex Roxx Gang. Il cd non aggiunge nulla alla loro carriera ed è piu’ che altro un modo di ascoltare qualcosa di”nuovo” per i loro fans in attesa del vero e proprio nuovo disco. La miscela presente in questo cd è assolutamente personale e abbastanza riuscita. Accanto a titoli classicissimi come “Pour some sugar on me” dei Def Leppard,”Rock n’roll all nite” dei Kiss o “Don’t fear the reaper” dei Blue Oyster Cult troviamo pezzi sinceramente poco conosciuti di Matthew Wilder come “Break my stride” o curiosissimi,come il pezzo natalizio dei Beach Boys “Little st Nick”. Inoltre Phil e ciurma si cimentano con pezzi molto noti per noi rockers e che son usciti negli ultimi anni,quali la celeberrima “Crazy bitch”dei Buckcherry o “Check my brain” dall’ultimo e subliminale cd degli Alice in Chains “No way to the blue”. I pezzi non vengono stravolti rispetto all’originale ,con le partiture strumentali pressoché quasi identiche. La differenza, la fa, l’inconfondibile e unica voce di Phil Lewis che, è un po’ il trademark della band. Frontman davvero in forma e che sicuramente fornisce una prova molto convincente in “Pour some sugar on me” o”Don’t fear the reaper” o nel classico “I love rock n’roll”,di cui si premurano a specificare che l’originale è degli Arrows e non di Joan Jett come tanti pensano. Non mi han entusiasmato in “Crazy Bitch”,canzone che ritengo perfetta solo per l’ugola di Joshua Todd e pochi altri mentre la loro versione di “Check my brain” è una piacevole sorpresa,forse meno cupa dell’originale ma con una prova molto convincente di Stuart Blades. Forse è proprio Stuart ,la sorpresa maggiore per me,di questo disco. Dal vivo,con loro non mi ha finora mai convinto in pieno mentre qui è davvero un gallo. Un disco che consiglio agli amanti degli L.A.Guns ma probabilmente non cosi’indispensabile se volete investire qualche euro nei loro cd. In tal caso consiglio di procurarvi i classici “Cocked and Locked”,”Hollywood vampires” o l’omonimo e son soldi certo spesi meglio.

 

Recensione di MauRnr Pirate

OZZY OSBOURNE

Scream

Sony

 

Recensire albums di assolute leggende della musica rock non è mai sicuramente facile in quanto si rischia di cadere in facili luoghi comuni o indebiti e superflui incensamenti dei vari miti in questione. Questo nuovo lavoro del Madman per antonomasia della musica rock, vale a dire Mr Ozzy Osbourne, l’ho atteso con particolare curiosità, visto che purtroppo è il suo primo lavoro senza il leggendario e unico Zakk Wylde e senza un altro musicista altrettanto valido che risponde al nome di Mike Bordin, storico batterista anche dei Faith No More. Per Ozzy è il decimo lavoro da solista ed è un lavoro che ha visto una campagna di promozione capillare con feste di presentazione in molti locali del globo, tra i quali ormai i collaudatissimi “Rock N’Roll”di Milano e Rho. Prodotto da Ozzy insieme a Kevin Churko e registrato nello studio personale di registrazione di Ozzy, questo lavoro segna il debutto di vari musicisti che vado ad elencare: Gus G, alla chitarra, che ha il terribile compito di sostituire Zakk e il già piu’noto Tommy Clufetos che ha suonato con Ted Nugent,Rob Zombie,Alice Cooper e in qualche data insieme a Slash. Confermatissimi invece sono il bassista Rob “Blasko” Nicholson al basso e Adam Wakeman alle tastiere. L’ultimo capolavoro,secondo me di Ozzy rimane il validissimo “No more tears”, autentica fiocina di singoli programmatissimi nel globo e né “Ozzmosis” né “Black Rain” si son avvicinati per bellezza a tale perla. Le danze vengono aperte dalla ritmatissima e grintosissima nell’attacco “Let it die”, dominata da una piccola presentazione di quanto sa fare Gus alle chitarre e da quanto sia differente da Zakk,come stile. La canzone,prosegue molto cadenzata,con la voce molto filtrata di Ozzy,inconfondibile e unica. Un pezzo, molto sperimentale, in cui Ozzy vuole intraprendere anche sonorità inesplorate per lui. Un pezzo che potrebbero cantare tranquillamente Trent Reznor o Rob Zombie, per dire. Una canzone, che sembra fatta apposta per essere suonata live. Anche la successiva “Let me hear you scream” è scritta palesemente pensando alla sua esecuzione e arrangiamento live e che era già apparsa in un episodio di “C.S.I. New York” andato in onda ad Aprile negli Stati Uniti, ma che rispetto all’opener è decisamente meno sperimentale e mi fa apprezzare moltissimo il talento di Gus G,certamente cresciuto a pane e power metal.Il basso di “Blasko” si amalgama perfettamente con la batteria precisa come un orologio svizzero di Tommy. Il coro della canzone è fatto apposta per essere cantato.Ozzy è in formissima,che dire… “Soul sucker” è la terza canzone dell’album e originariamente l’album avrebbe dovuto chiamarsi praticamente cosi’,vabbé era “Soul sucka” ma i fans si son leggermente incazzati su Internet perché era un titolo debole per loro e cosi’ Ozzy ha cambiato titolo. Pezzo molto cadenzato ,un perfetto incrocio sonoro tra gli Alice in Chains di “Facelift” e i Black Sabbath di “Sabbath bloody Sabbath” è un piccolo anthem granitico come marmo di Carrara, che ti rende orgoglioso di essere un metallaro o un rocker. Pezzo che poi si velocizza a metà brano, introdotto da una linea di basso molto grintosa di Blasko. Il primo momento di tregua arriva con la semi ballad “Life won’t wait” che ti invita a cogliere l’attimo,insomma al classico CARPE DIEM. Pezzo che potrebbe essere un rimando a qualcosa già ascoltato su “Diary of a Madman” o “No More tears” ma certamente piu’ consono a questi anni. Ozzy,non ha paura alcuna a mettersi in discussione e ha ancora l’entusiasmo di un ragazzino in questo disco, nonostante una vita totalmente autodistruttiva e Gus G. certamente gli fa ritrovare quel entusiasmo, che ormai stava perdendo nel suo rapporto ,comunque unico e indimenticabile, con Zakk. La religione è il tema dominante sia di “Diggin me down” e “Crucify”, da non confondersi con “Crucify the dead”, pezzo dedicato sembra ad Axl Rose e Tony Iommi, presente nel fortunatissimo album solista di Slash e ovviamente cantato da Mr Osbourne. Un arpeggio molto classico di chitarra acustica apre la prima delle due canzoni che ho citato , che poi si evolve in sonorità tipicamente sabbathiane e in cui forse per la prima volta Gus “clona” un po’ Zakk o Iommi. Sicuramente una delle migliori prove,poi di Ozzy in tutto il cd e con la band che non lascia sbavatura o errori in ogni partitura della canzone. “Crucify” invece è quasi psichedelica all’inizio con la voce di Ozzy che ti guida e culla, quasi fosse una splendida ninna nanna rock per tutti noi fans. Pezzo che poi mette maggiormente in risalto rispetto a tutti gli altri l’amalgama e la tecnica di questa nuova band che accompagna Ozzy.Davvero ben riuscito, che dire… “Fearless” è invece la canzone successiva e basa la sua forza sull’assoluto feeling tra Blasko e Clufetos, autori di una prestazione grandissima. La canzone è secondo me destinata ad essere una delle maggiormente preferite e programmate dalle radio rock di tutto il mondo,se fosse scelta un domani come singolo. Molto grintoso è anche il riff di Gus, che si produce anche in alcuni passaggi molto veloci e ricchi di pathos stilistico,nonostante la sua giovanissima età anagrafica.

“Time” inizia con un coretto che ti si appiccica addosso come una Big Bubble sui tram dell’ATM e che continua la vena psichedelica di “Crucify”. Un pezzo lento indubbiamente e molto da accendino ai concerti,ma mai lontanamente accostabile a pezzi quali “Close my eyes forever”(sarà che manca Lita Ford) o “Mama, I’m coming home”(sarà che manca Zakk Wylde). Anche questo lo segnalo,come uno dei pezzi dove Ozzy da il suo meglio come interpretazione. L’attacco iniziale di “I want it more” potrei descriverlo come i Rage Against the Machine che litigano coi Pantera e ne nasce un sound assolutamente coinvolgente e quasi ballabile a tratti. La prova di Gus è una delle sue migliori in tutto il disco. “Latimer’s mercy” è invece ancora basato moltissimo su sonorità quasi alla Disturbed o Deftones, con la voce molto filtrata e cattiva di Ozzy.Un pezzo che forse non mi convince appieno e che avrei volentieri lasciato come “B-side” di qualche singolo. Concludo ,segnalando,che a fine cd c’è la tamarrata per eccellenza di Ozzy, “I love you all”, un pezzo quasi orchestrale che dura un minuto scarso e in cui Ozzy dice il suo motto “I love you all”. Sostanzialmente un gran bel album, non un capolavoro come “No more tears” ma certamente più grintoso e riuscito di “Black rain”.

 

Recensione di MauRnrPirate

TERRA NOVA

Come Alive

Frontiers Records

 

L’esordio dei Terra Nova avviene nel 1996 con “Livin’ It Up”, un AOR/melodic rock ricco di quella spensieratezza degli anni 80 e capace di catapultare il gruppo nell’Olimpo di questo genere. Ne seguirono due album (“Break Away” e “Make My Day”) che confermarono quanto di buono era già stato partorito dalle menti di questa avventura musicale: i fratelli Fred e Ron Hendrix. Purtroppo problemi con la casa discografica portarono la band allo scioglimento ed alla successiva carriera solista per Fred Hendrix. Ed è solo grazie all’interessamento della nostra Frontiers Records che Fred lascia da parte la sua carriera solista per tornar a comporre musica sotto questo moniker. Nel verrà fuori un album intitolato “Escape” acclamato dalla stampa come il miglior album sin dal debutto. I riscontri furono talmente positivi da proseguire su questa strada dando alle stampe “Two Of A Kind” nel 2007. Arriviamo al 2008 anni in cui i Terra Nova torneranno in studio per registrare il loro quinto album che si intitolerà “Come Alive” e che avrà come principali interpreti la stessa line-up dell’album d’esordio. L'album in questione parte subito con la canzone omonima nella quale i Terra Nova sembrano dirci: “siamo tornati e siamo più vivi che mai” e la conferma è la successiva “Fighting Yourself” ricca di cori capaci di coinvolgere sin da subito in pieno stile Danger Danger – Firehouse – Slaughter - Def Leppard. Il trademark del gruppo è forte e riconoscibile nel lavoro di chitarra-tastiere ma soprattutto in quei cori capaci di farti cantare il ritornello già prima del termine della canzone, le ballad contenute non fanno gridare al miracolo, ma sono piacevoli. Un altro disco contenente dieci piccole grandi canzoni capaci di divertire che farà fatica ad abbandonare il mio lettore cd!!

 

Recensione di Andrea Lami

TONY HARNELL & MERCURY TRAIN

Round Trip

Frontiers Records

 

Tony Harnell è noto soprattutto per essere stato il cantante del gruppo norvegese TNT con i quali -in dieci anni di attività- ha inciso molti album e riscosso un buon successo commerciale. Parallelamente ai TNT, Tony diede vita ad un primo progetto chiamato MORNING WOOD, insieme ad Al Pitrelli (Asia, Widomaker, Alice Cooper, Megadeth, Savatage, Trans-Siberian Orchestra), Chuck Bonfante e Danny Mirada con i quali incise un solo album pubblicato in Giappone nel 1994 e molto più tardi in Europa (2002). Successivamente, insieme a Bruno Ravel (Danger Danger), Mark Reale (Riot) e John O’Reilly diede vita ai WESTWORLD con i quali pubblicò ben tre album (Westworld - Skin - Cyberdreams). L’ultimo progetto in ordine di tempo -sicuramente il migliore del dopo-TNT- prese il nome di STARBREAKER insieme a John Macaluso (Ark, Malmsteen, LaBrie, Vitalj Kupij), Magnus Karlsson ed il nostro Fabrizio Rossi con all’attivo già due album davvero pregevoli.“Round Trip” altro non è che una rivisitazione retrospettiva dei classici del passato di Harnell, originariamente registrati con queste band con l’aggiunta di un brano inedito. Harnell arruola qualche amico, non propriamente facente parte della scena Metal/Hard Rock e ri-arrangia i pezzi in questione, cambiando chiave di lettura, aggiungendo parti nuove. Le parti elettriche sono state messe da parte: ne consegue che la sua splendida voce diventa l'elemento principale attorno al quale gira tutto. I duetti con Amy Anderson e Sandi Saraya danno all'album in questione una marcia in più. L’idea di registrare un album del genere, passò per la testa di Tony dopo uno show a New York due anni fa. Il desiderio fu quello di dare nuova vita ed offrire ai fan una versione diversa delle canzoni che già conoscono ed infatti ascoltare questo album vi regalerà qualcosa di nuovo, inaspettato e realmente divertente.

 

Recensione di Andrea Lami

JORN

Dio

Frontiers Records

 

Jorn Lande è uno dei più talentuosi e prolifici singer degli ultimi anni, capace di sfornare album per la sua lunga carriera solista, sia dando il suo contributo nei vari gruppi in cui ha preso parte tra i quali mi piace ricordare i Millenium, gli Ark, Brazen Abbot ma soprattutto Masterplan (nei quali è recentemente rientrato) ma anche Allen/Lande o partecipando ai vari progetti Avantasia di Tobias Sammet. Quello di cui stiamo per parlare è il decimo album in dieci anni per quanto riguarda la carriera solista, il secondo di cover, ma il primo tributo ad un cantante. Per il modo di cantare e le affinità, mi sarei aspettato un tributo a David Coverdale ed invece viene omaggiato uno dei singer che ha ispirato generazioni di cantanti, che come tutti sappiamo è recentemente scomparso. Non è mia intenzione disquisire sulla tempistica della pubblicazione di questo album, il mio giudizio sarebbe personale e poco utile, non mi rimane altro che puntare l’attenzione sulle canzoni e sull’interpretazione delle stesse. Risulta veramente difficile criticare qualcosa che è da anni un punto di riferimento e d'ispirazione per moltissimi. Si aggiunge a queste canzoni un brano intitolato alla memoria di questo piccolo grande singer. E' impressionante come un cantante di livello come Jorn riesca a comporre un pezzo su un suo collega in così poco tempo, forse “merito” del legame e delle tante cose che ogni fan potrebbe “dire-cantare” ad uno dei propri idoli. Relativamente all'interpretazione dei brani di Dio c'è poco da dire, le qualità di Jorn sono note ai più e sono messe a disposizione della “DIO-grafia”, più precisamente dell'album “Holy Diver”, letteralmente saccheggiato. Ho sentito la mancanza di un brano in particolare e cioè “Long Live Rock'n'Roll” ma la track-list è di notevole spessore. Il merito degli album tributo-cover è quello di riscoprire brani che in qualche modo hanno fatto la storia. Come dissero i Guns n'Roses: “A great song can be found anywhere. Do yourself a favor and go find the originals”

 

Recensione di Andrea Lami

YOSO

Elements

Frontiers Records

 

YOSO non è il maestro Jedi di turno e neppure un nuovo yogurt con pezzi di cereali/frutta o altre prelibatezze del genere. Si tratta invece di un supergruppo soft rock progressivo composto da membri degli YES (Billy Sherwood voce/basso e Tony Kaye tastiera) e TOTO (Bobby Kimball voce). Nato dall’idea di Kimball di esibirsi live in alcuni concerti nella nostra patria (poi cancellati) è successivamente diventato una band vera e propria con la presenza di Scott Conner (proveniente da un gruppo tributo ai Genesis) e Johnny Bruhns (proveniente da un gruppo tributo agli Yes). L’unione della voce dei TOTO con le sonorità degli YES è qualcosa di strabiliante già di per sé. Ma fermarci a questa logica deduzione sarebbe un errore. Si perché questo nuovo progetto non è solo quello, Yoso è la combinazione di talenti musicali di prim’ordine, uniti a dar vita a qualcosa di unico. La dimostrazione è contenuta in questi due cd, uno in studio contenente canzoni inedite ed un altro cd live che riprende alcuni brani precedentemente ascoltati (“Yoso”, “Walk Away” ed “To Seek The Truth”) unitamente ai classici come “Rosanna”, “Hold The Line”, “Gift Wit A Golden Gun”, “White Sister” dei Toto, o “Owner Of A Lonely Heart” ed al medley estrapolato dalla discografia degli Yes. Il primo dischetto risulta ad un primo ascolto molto scorrevole senza però quella marcia in più che lo innalzerebbe ad un livello superiore. Livello nel quale ben si colloca il secondo dischetto grazie al rispolvero dei superclassici. C'è da aggiungere che i brani del primo cd -ad un secondo ascolto- non sfigurano in mezzo agli altri, anche se non raggiungono le stesse vette e non ricevono lo stesso entusiasmo dal pubblico presente. Per chiudere direi che gli “elements” ci sono tutti per affermare come questo nuovo progetto sarà in grado di ben figurare nel panorama rock melodico: non è infatti difficile immaginare una carriera scintillante al livello dei gruppi dai quali provengono questi membri fondatori evidentemente grazie alle capacità ed all'esperienza di questi musicisti.

 

Recensione di Andrea Lami