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7 luglio 2017

Foto live Rugby Sound Festival 2017:  THE DARKNESS + BLACK BANANA @  Isola del Castello, Legnano (MI) - 6 luglio 2017

Foto a cura di Andrea  Massazza

 

Report di Fabrizio Conte

Spettacolo deluxe ieri sera al Rugby Sound Festival di Legnano, per l’atteso ritorno su terra italica dei favolosi The Darkness.

 

Davanti a quasi settemila persone, e dopo una intro solenne, ecco la band dei fratelli Hawkins che attacca con la sempreverde Black Shuck: ed è delirio!

 

Justin sculetta fasciato in una improbabile tutina argentata, Dan schitarra senza tregua agitando i suoi riccioloni. La sezione ritmica pompa inarrestabile, col bassista Frankie Puollain il quale stiloso percuote lo strumento: è perfetto nel suo completo dandy, con una camicia bianca dal colletto enorme che, accompagnata ad un afro corredato da baffoni e occhialoni scuri, ne fa un perfetto fuoriuscito da una ipotetica macchina del tempo, partita nei seventies e schiantatasi ai giorni nostri, qui, nel parco retrostante il Castello di Legnano.

Infine Rufus Tiger Taylor, figlio di cotanto padre (Roger, che insieme ad altri tre individui ha girato il mondo per quasi 40 anni con un gruppetto di nome Queen), che scuote la capigliatura bionda liscia...

Insomma, pare proprio di vedere un mix tra gli Slade ed i mitici Spinal Tap, e resta irrisolta l’annosa questione: gruppo “serio” o spoof che, esagerandone gli aspetti iconografici (look, salti e balzi, assoli di chitarra con contorsioni varie e tutti i clichè che ci si aspetta – e che puntualmente ci sono, incluso il lancio di reggiseni sul palco), prende in giro un certo modo di fare rock?

Ma in fondo di questo al numeroso pubblico accorso importa poco. Cio’ che conta è divertirsi ballando, saltando e cantando a squarciagola coi The Darkness, che interagiscono di continuo con la platea e, va detto, tengono il palco veramente come pochi.

Musicalmente l’impatto è ottimo, anche se con qualche piccolo problema tecnico iniziale circa la qualità dei suoni. Justin and friends ci ricordano in un’ora e mezza circa cosa vuol dire saper scrivere belle canzoni muovendosi nella scia dei padri, anche senza inventare nulla.

Nella scaletta trovano puntualmente spazio tutti i classici della band: detto del brano iniziale, la folla si esalta in special modo su I Believe In A Thing Called Love e One Way Ticket to Hell...and Back.

Ben nove brani dal disco di esordio (tra gli altri ci sono anche Friday Night, Growing on Me, Stuck in a Rut), solo quattro dai successivi tre lp – spicca Barbarian –, a testimoniare anche come l’ispirazione nel tempo si sia un po’ persa, pur rimandendo tutti i lavori dei nostri sempre di buona fattura e godibili.

A completare il quadro altre quattro songs di provenienza varia, tra cui si evidenzia la fin troppo pop All the Pretty Girls e la sempre presente Solid Gold.

 

Il congedo arriva con un bis di due brani, Japanese Prisoner Of Love e Love On The Rocks With No Ice, ma dura circa 20 minuti perchè quest’ultima viene proposta in versione fiume, con Justin e Frankie che solcano la folla, il primo eseguendo un interminabile assolo di chitarra ed il secondo percuotendo il campanaccio già usato nell’introduzione di One Way ticket to Hell and Back.

 

Una degna conclusione di un concerto che è valso tutti i soldi spesi, invero pochi (un plauso all’organizzazione, al proposito), e che finisce con l’appuntamento che i The Darkness danno a tutti i fans, per il loro ritorno in italia che si concretizzerà con tre date nel novembre prossimo, di cui la prima mercoledì 8 all’Alcatraz di Milano.

 

 

BLACK BANANA