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Pubblicato il 6 Febbraio 2017

HAMMERFALL Videointerview with Oscar Dronjak

What's the secret for Hammerfall in pursuing a long path that has started more than 20 years ago without feeling the strain? The hystorical Swedish heavy metal band comes back more energetic and vital than before with a brand new record, "Built To Last", a clear statement that shows off that this band, as the album title suggests, has been built to last. We've talked about this and about a lot of many other interesting thing with the guitar player of the band, Oscar Dronjak, who has revelead to Rock Rebel Magazine what follows.

Interview by Arianna Govoni

Quale è il segreto degli Hammerfall nel proseguire un cammino longevo, intrapreso oltre vent'anni fa, senza sentire la benché minima fatica? La storica heavy metal band svedese torna più energica e vitale di prima con il suo nuovo album, “Built To Last”, una chiara dichiarazione che afferma con estrema fierezza che la band, una delle più amate del panorama musicale mondiale, è stata costruita per perdurare nel tempo. Abbiamo parlato di questo e molto altro con il chitarrista Oscar Dronjak, che così si presenta ai microfoni di Rock Rebel Magazine.

Intervista a cura di Arianna Govoni

Riprese a cura di Fabrizio Tasso

 

 

Lettori e amici di Rock Rebel Magazine, siamo qui oggi in compagnia di Oscar degli Hammerfall. Ciao Oskar, hur mar du? (come stai, in svedese, ndr

Jar mar bra, tack. Hur mar du? (Sto bene, grazie. Tu come stai?)

 

Sto bene, grazie! Innanzitutto benvenuto. È un grosso piacere averti qui con noi. Come va?

Va tutto bene. Sì, va bene. Sono rimasto sveglio fino a tardi la scorsa notte, per cui sono un po’ stanco e oltretutto non ho fatto una colazione adeguata, era tremenda… ragione per la quale ora sto attendendo la cena! Ad ogni modo, va tutto bene. Finora il tour è andato alla grande, siamo molto entusiasti! Sai, quando vai in tour non sai mai cosa aspettarti, o meglio ti aspetti sempre qualcosa e non sai se accadrà o meno. È sempre andato tutto molto bene, per cui sono contento!

 

Ok, rompiamo subito il ghiaccio parlando dell’ultimo album targato Hammerfall, “Built To Last”. Sono già passati un paio di mesi dalla sua pubblicazione. A distanza di così poco tempo, quale tipo di valutazione puoi fare? Come è stato recepito il disco dalla vostra fanbase?

Ho notato e letto un sacco di recensioni positive per questo album, è come se la gente avesse percepito le stesse cose che abbiamo percepito noi. Ovviamente noi cerchiamo sempre di fare del nostro meglio e ciò che noi credevamo fosse il nostro lavoro migliore, si è rivelato essere quello che la gente voleva ascoltare. È ciò che si aspettava. Abbiamo avuto modo di appurarlo durante i live, dove presentiamo quattro brani tratti dal nuovo lavoro discografico. La gente magari non conosce ancora bene i testi, ma conosce le canzoni, il pubblico è sempre pronto ad urlare e a fare headbang, queste canzoni si inseriscono bene nella scaletta che offriamo. Direi che finora è stato un grande successo!

 

Dopo tanti anni passati con la mastodontica NuclearBlast siete passati alla Napalm Records, con la quale avete per l’appunto pubblicato “Built To Last”. Che cosa puoi dirci in merito al cambio di etichetta e cosa, invece, del supporto fornitovi dalla label austriaca?

Beh, abbiamo ricevuto un’offerta dalla Napalm per produrre un paio di dischi, a quel punto abbiamo creduto che fosse la mossa migliore per tutti quanti noi. Siamo stati sotto l’egida di Nuclear Blast per diciassette anni e c’è stato un motivo se abbiamo passato così tanto tempo con questa etichetta, eravamo molto contenti di ciò che stavamo facendo ma siamo arrivati ad un punto in cui abbiamo sentito l’esigenza di fare un cambiamento, sia per noi stessi, sia per la band. Volevamo fare dei progressi ed evolverci. Abbiamo creduto fosse necessario!

 

Se questo è il primo disco pubblicato da Napalm Records, è altrettanto il primo album pubblicato con il vostro nuovo batterista, David Wallin. Come è stato accolto in seguito alla dipartita di Anders Johansson? Quale tipo di contributo ha dato al disco, se ve ne è stato alcuno?

Diciamo che è stata una situazione abbastanza complicata. Quando abbiamo pubblicato “(R)evolution” due anni fa, quasi tre, Anders aveva lasciato la band, è stato il nostro batterista per quindici anni. Abbiamo dovuto trovare un sostituto e lo abbiamo trovato in David Wallin, ha suonato tutti gli show che hanno composto l’ultimo tour ed ha anche preso parte al nostro ultimo disco, “Built To Last”, ma quando si è trattato di intraprendere questo tour, David ci ha comunicato la sua impossibilità di unirsi a noi a causa di alcuni problemi famigliari. Abbiamo dovuto reclutare un nuovo batterista, è stata una situazione un po’ spiacevole, perché abbiamo dovuto effettuare ricerche in merito al nuovo batterista. È stato strano ma ora abbiamo Johan dalla nostra parte che ci aiuta con i concerti e tutto quanto, ma non ha preso parte al disco. È stato tutto un susseguirsi di passi ma David ha fatto un gran bel lavoro nel disco, ha registrato le sue parti di batteria esattamente nel modo in cui le avevo pensate, o perlomeno immaginate durante il processo di composizione. Johan si limita solamente a suonare le canzoni nella maniera in cui sono state composte. Credo che funzioni molto bene, sì!

 

“Built To Last”, un titolo corto ma efficace. Cosa puoi dirmi a riguardo? È una sorta di allusione, una dichiarazione come per affermare “Noi siamo qui per rimanere e siamo stati, per l’appunto, “costruiti per durare nel tempo” o una cosa simile?

Sì. Tutti i nostri album hanno un significato molto simile, forse quest’ultimo lavoro ha un significato molto più diretto se paragonato a quelli precedenti. Hai ragione, è esattamente quello che hai detto. Questo è il nostro decimo disco in venti anni, quando abbiamo iniziato il nostro percorso con “Glory To The Brave” non avremmo mai immaginato di arrivare fin qui. Per noi è una dichiarazione che afferma la nostra posizione, ci fa capire dove siamo ora o dove siamo sempre stati… anche se non ce ne siamo mai resi conto, sapevamo di essere stati costruiti per rimanere qui, è quello che abbiamo sempre fatto sin dal primo giorno.

 

È un’affermazione importante!

Si, lo è!

 

Forse peccherò di ingenuità ad ammettere ciò che sto per affermare, ma credo che quest’ultimo disco in qualche modo si avvicini al suo predecessore, “Revolution”, forse a causa dell’approccio musicale tendente all’heavy metal, anche se si percepisce comunque una certa freschezza di fondo, qualcosa di più moderno per ciò che riguarda la composizione e il songwriting. Sei d’accordo con me?

Entrambi gli album sono arrivati nell’arco di due anni, mmh no diciamo tre, calcolando anche il processo di scrittura di “(R)evolution”… Diciamo che sono rimasto, più o meno, della stessa mentalità per quanto riguarda il processo di composizione di ambedue i  dischi. Abbiamo registrato entrambi i lavori nella stessa identica maniera, sia la batteria che le chitarre sono state registrate nello stesso studio da FredrikNordström, abbiamo registrato nel mio studio (i Castle Black Studios, ndr), le voci sono state registrate a Los Angeles da James Michael e successivamente tutto il missaggio è stato fatto da Fredrik nel suo studio. Questo è stato il processo che abbiamo effettuato per tutti e due i dischi. Questa è un’altra ragione per la quale entrambi suonano in maniera molto simile fra loro, anche se mi verrebbe da dire che la ragione principale è più una questione mentale, eravamo allo stesso livello. Vedremo cosa succederà, continueremo così, non si sa mai.

 

Per presentare meglio il disco, avete rilasciato svariati singoli: “Hammer High”, la titletrack e “The SacredVow”. Vorrei appunto chiederti qualcosa in merito a questo brano, dato che in una recente intervista JoacimCans ha dichiarato che questo è stato uno dei brani più difficili da registrare a causa delle linee vocali e di alcune note “molto alte”.  Cosa puoi dirci in merito alla composizione di questo pezzo?

È una delle prime tracce che si è distinta dalle altre, è per questo motivo che l’abbiamo scelta per trarne un lyric video per presentare il primo singolo. È una canzone in pieno stile Hammerfall, molto classica, volevo dare ai nostri fan un assaggio di ciò che avrebbero trovato poi sul disco. Fortunatamente è riuscita a trovare la strada giusta anche per farsi conoscere da gente nuova, dato che gli Hammerfall sono gli Hammerfall. Non piacciamo a tutti ma generalmente piacciamo a coloro che ci ascoltano e ci amano e anche io sono dello stesso pensiero. Se non mi piace qualcosa, non me ne interesso ma se, al contrario, mi piace, me ne curo.

 

E, per l’appunto, questa sera avremo modo di ascoltare alcuni estratti di questa nuova fatica discografica qui al Live Club di Trezzo, locale nel quale avevate già suonato in passato insieme agli OrdenOgan. Questa volta, invece, siete qui con i Gloryhammer e i Lancer, due band veramente spettacolari. Purtroppo, e mi dispiace molto dirlo, poiché io stessa vi conobbi con “I Believe”, non ho mai avuto modo di vedervi. Cosa dovrei o potrei aspettarmi questa sera dagli Hammerfall?

Se non ci hai mai visti dal vivo prima d’ora, la risposta più semplice sarebbe questa: aspettati un gran bel concerto heavy metal, dove il pubblico gioca un ruolo fondamentale. Sai, ho suonato tantissime volte in Italia e so esattamente cosa aspettarmi dagli spettatori. So che sarà grandioso! Sperimenterai qualcosa che non hai mai provato prima d’ora. È l’obiettivo che ci prefiggiamo ogni sera: dare alle persone qualcosa di unico! Dico sempre la stessa cosa quando si parla di un concerto heavy metal: il 60% è composto dalla band, l’altro 40% viene rappresentato dal pubblico. È una cosa simbiotica e quando funziona bene, ti regala qualcosa di bello, è magico! Questo è ciò che accade generalmente in Italia e spero che sia lo stesso anche per voi questa sera, gente!

 

Il 2016, così come il 2017, sono due anni importanti per gli Hammerfall, a causa delle rispettive celebrazioni di “Glory To The Brave” e “Legacy Of Kings”. Come per Glory To The Brave, tirerete fuori dal cilindro qualcosa di speciale per celebrare l’evento? Riproporrete live, come fanno in molti, l’esecuzione integrale del disco? Cosa puoi dirci in merito?

A dir il vero, ne abbiamo già discusso, abbiamo valutato se sia il caso o meno di fare qualcosa. Non abbiamo ancora preso una decisione, ne tanto meno abbiamo pensato, ma se dovesse succedere qualcosa, potremmo valutare e realizzare. Ad essere onesti, credo che potrebbe essere una bella idea, poiché “Built To Last” è uscito vent’anni dopo la pubblicazione di “Glory To The Brave” e questo significa che non possiamo fare un’adeguata celebrazione in merito a questo anniversario… ma avrete modo di vederlo questa sera! Faremo sicuramente qualcosa; inoltre, dato che questi due dischi sono in qualche modo legati fra loro – parlo di “(R)evolution” e “Built To Last” – vuoi perché abbiamo utilizzato lo stesso approccio, vuoi perché li abbiamo registrati entrambi nello stesso studio, potremmo far qualcosa per “Legacy”, avrebbe effettivamente senso. Non ci abbiamo ancora pensato.

 

In attesa di vederti sul palcoscenico tra qualche ora, ti vorrei augurare tutto il meglio. Come la tradizione vuole, ti invito a condividere le parole finali con chiunque avrà modo di vedere questa intervista o, perlomeno, leggerla.

Beh, anche se non abbiamo ancora suonato, posso dirlo con cautela: grazie Milano (o Trezzo?)

 

Trezzo sull’Adda!

Pubblico di Trezzo, sei assolutamente magnifico!