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Pubblicato il 18 giugno 2017

I-DAYS 2017 a Monza- Perchè alla fine è la Musica che conquista tra flop e problemi. Il nostro racconto delle tre giornate 15/16/17 giugno 2017 al Parco di monza

A cura di Luca Casella

 

Gli I-DAYS di Monza sono stati un successo, per molti inaspettato, le cose sono andate non benissimo ma bene, si poteva fare meglio ma fortunatamente non si è fatto peggio. Comunque, veniamo alla musica suonata e lasciamo a dopo i giudizi sul contorno.

 

Primo giorno :

GREEN DAY 

RANCID 

Riesco ad arrivare per l’inizino dei RANCID, perdendo i primi pezzi , sento la nuova "Telegraph Avenue" in lontananza, corro. I volumi sono bassi e un po' distorti, il prato è mezzo vuoto, stimiamo 40mila persone. Loro sono uno dei miei gruppi preferiti, sono in forma, la barba di Tim lo rende ancora più simpatico; suonano grezzo, punk, senza aiuti. Il loro tempo è troppo poco ma fanno una scaletta da urlo senza tralasciare pezzi da lacrime come "Time Bomb", salto, piango, immensi!  

 

I GREEN DAY sono una macchina da spettacolo, divertenti, coinvolgenti, spiritosi, con l’aiuto di due chitarre supplementari il suono è corposo ed i volumi sono più alti, hanno acceso altre casse audio? Non capisco questa disparità con i gruppi “spalla”. Due ore e mezza di concerto dopo propongono i classici e cover da “cantiamo tutti insieme “ come “Shout”, quella di Otis Redding, per intenderci. Come mi aspettavo, hanno fatto un ottimo concerto anche se avrei preferito più pezzi e meno “eoooo” da ripetere in coro. i pezzi di "Nimrod" restano i miei preferiti, grazie per “2000 light years away”. In totale parlano di 55mila presenze, la serata con meno pubblico delle tre viste. 

 

Deflusso in uscita lungo e macchinoso senza un perché.

 

Secondo giorno : 

RADIOHEAD 

JAMES BLAKE 

Giornata all’insegna dell'alternativa più snob che si possa intendere. Arriviamo per vedere salire sul palco James Blake, sono sincero, mai sentito, e direi che non mi sono preso niente ( non me ne vogliano i fans…), un palla che evito restando nelle retrovie in attesa di amici super fans dei Radiohead.

Sono qui perché avevo la possibilità di esserci ma, a parte "Pablo Honey”, non ho mai seguito il gruppo di Thom e soci. La curiosità è tanta e senza pregiudizi mi accingo a sentire cosa ci proporranno. Non chiedetemi la scaletta perché non conosco la discografia. Musicalmente niente da dire, gente che suona in modo impeccabile senza sbavature, armonia complesse e decisamente alternative, alcune canzoni mi risultano un pochino pallose nella loro lunghezza e Thom sembra esagerare con i gorgheggi, su questo ultimo giudizio mi aspetto una pioggia di insulti.  Non è il mio genere ma apprezzo, altrimenti rischio il linciaggio da parte della folla. Con immensa sorpresa mi regalano “Creep” , inaspettata da tutti, la mia preferita ( forse l’unica ) che anticipa “Karma Police” , ultimo pezzo per i 60mila e più presenti .

 

Deflusso caotico ed al limite della claustrofobia.

 

Terzo giorno :

SUM 41

BLINK 182

LINKIN PARK 

Terza serata, la più numerosa per pubblico e gruppi da vedere. Essendo accompagnatore della persona realmente interessato alla line-up, arrivo in tempo per vedere i SUM 41 in mezzo ad un parterre giovane, simile a quello dei Green Day. L’impressione è che la data di sabato abbia influito sulla scelta di quale biglietto comprare. Forse i Green Day nel fine settimana avrebbero generato più spettatori che il giovedì. Il prato è stracolmo già alle 17 sotto un sole caldissimo, i SUM 41 fanno il loro bel concerto, ma tra ricerca di amici e altre distrazioni non lo seguo più di tanto.

Tempo di BLINK 182, sono cresciuti, fisicamente, a parte Travis alle pelli, che sostiene il tutto, gli altri suonano come suonavamo nel 1994, cioè, sufficientemente bene per il genere. Visibilmente accaldati portano a termine la scaletta comprese le Hit più conosciute, apprezzo la maglietta del circuito del Mugello e gli adesivi Ducati e AGV sulla chitarra di Matt. 

 

Finalmente è tempo di LINKIN PARK, il pubblico si accalca verso il palco, una marea umana, davvero impressionante. Anche loro sono una novità per me (come concerto) ed ascolto con attenzione per capire. Mike Shinoda è il vero leader, il polistrumentista è il mattatore del gruppo, Chester è l’intrattenitore, l’amato dal pubblico, gran presenza scenica, affabile, scende nel pubblico, socializza, gran voce. Impeccabili, suonano bene, alternano pezzi lenti a pezzi più veloci, accontentano tutti, anche con tre canzoni dal nuovo album e classici da "Meteora" e "Hybrid Theory" . Tutti felici. Fine della storia, recupero l’erede super-fan (Figlio) e defluiamo verso l’uscita.

 

Intelligentemente hanno aperto una via alternativa che ci porta fuori in minor tempo rispetto alle altre date. 

 

Giudizio sul festival:

La location si presta bene ad eventi di questo tipo, posti all’ombra sarebbero stati apprezzati, bagni chimici impraticabili dopo la prima ora, un' esperienza fatta all’estero mi dice che è possibile tenerli puliti.

I Token sono la novità importata, potevamo evitarcela… Food e bar caotici come sempre, file assurde. Del parcheggio ne hanno già parlato abbondantemente tutti, non giro il dito nella piaga, Io sono sempre andato in moto, nessun problema e zero spese, se conosci la zona.

Molte pecche, come al solito, abbiamo molto da imparare. 

 

Ho visto tanto entusiasmo e trovare così tante persone radunate per la musica senza nessun problema, in amicizia, è sempre un gran bel vedere. 

Godersi il proprio gruppo preferito in concerto è sempre emozionante, che non dimentichi, che tieni stretto nella tua memoria e che racconti sempre volentieri. 

 

Nessun ringraziamento in particolare se non alla musica.

 

Grazie di cuore a RockRebelMagazine per questo spazio! Per gli addetti ai lavori confermo che la meritocrazia non è di questo mondo…

Stay rock