Calm and relaxed, polite and very down to earth. This is the perfect description of our representative, Henkka Seppälä. On the occasion of the unique Italian date that took place in Trezzo sull’Adda on March 22nd, aimed at celebrating both the 20th anniversary of the band’s music activity and the vicennial of “Something Wild”, the bass player from Children Of Bodomhas talked to Rock Rebel Magazine and he offered a great interview with a lot of interesting sparks concerning the band’s career, the future plans and some hidden long-cherished dream that might see the light very soon.

Traduzione

Pacato e rilassato, educato e molto alla mano. Così si potrebbe descrivere il nostro interlocutore, HenkkaSeppälä. In occasione dell’unica data italiana tenutasi a Trezzo sull’Adda lo scorso 22 marzo, volta a festeggiare sia il ventesimo anniversario di attività della band che il ventennale di “Something Wild”, il noto bassista dei Children Of Bodom si è concesso ai microfoni di Rock Rebel Magazine per un’intervista con i fiocchi che ha offerto molti spunti interessanti inerenti alla carriera del combo finnico, ai progetti futuri e a qualche sogno, tuttora irrealizzato, nel cassetto che potrebbe eventualmente vedere la luce a breve.

 

Ciao e benvenuto su Rock Rebel Magazine, ma soprattutto bentornato a Trezzo! Per noi è un vero piacere ospitarti. Come stai?

Tutto bene, grazie.

 

Presumo tu sia un po’ stanco a causa del tour…

Per qualche strana ragione, è stato difficile riposare… quindi la stanchezza non è causata dal tour in sé, ma dalla mancanza di sonno; infatti, cerco di dormire anche durante il giorno, per cui poco importa se non dormo di notte…

 

Ok, vorrei iniziare la nostra chiacchierata con una domanda forse un po’ scontata ma 20 anni di carriera sono tanti, abbastanza per fare un tour senza promuovere un nuovo album. Come mai avete deciso di riproporre brani tratti dai primi 4 album, piuttosto che riproporre il primo nella sua interezza e lasciar spazio magari a qualche pezzo più recente?

Abbiamo un po’ giocato sulla questione legata all’anniversario e ora siamo arrivati a celebrare il ventesimo anniversario di “Something Wild”, per cui abbiamo deciso di cogliere l’occasione e fare questo tour. Per qualche ragione, non tutti i ragazzi erano contenti di suonare l’album nella sua interezza e non so il perché, ma qualche settimana prima di imbarcarci on the road abbiamo pensato di suonare i primi quattro dischi… Credo sia un’idea grandiosa, poiché il primo album aveva 7 canzoni e copriva circa 30 minuti, per cui abbiamo optato per offrire questo tipo di set piuttosto che coprire solo una mezzora di performance; inoltre, credo che per noi sia una cosa abbastanza nuova perché abbiamo dovuto esercitarci, fare pratica su brani che non suonavamo da dieci anni. Credo che sia anche una cosa nuova per quei fan “old-school” che hanno aspettato a lungo di poter sentire i brani tratti da “Something Wild” in sede live… purtroppo non ci sarà nessuna “Are You Dead Yet?” o “In Your Face”… Forse la prossima volta!

 

“Something Wild” è uscito per l’appunto 20 anni fa e ha avuto ben 8 successori, abbastanza diversi l’uni dagli altri, ma dal sound indiscutibilmente “Bodom”. Sappiamo bene che voi non siete una band che decide a tavolino cosa e come comporre, al contrario il vostro processo di songwriting è molto naturale. Dopo due decenni, vi capita mai di ripensare ai lavori passati per trarre ispirazione, o addirittura ripescare canzoni che avete accantonato e tornare a lavorarci su?

Sì, ad esempio Alexi stava valutando di riscrivere “Knuckleduster” (tratto dall’EP “Trashed, Lost &Strungout” del 2004, ndr), o meglio, non proprio riscrivere il pezzo ma ri-registrarlo con un testo più fresco, dato che non ne era particolarmente contento… È una cosa che potremmo fare, forse… anche perché non abbiamo parlato della questione, ovvero di rimaneggiare vecchio materiale.

 

Hai per caso notato qualche cambiamento nell’audience? Si sa, il mondo della musica è in continua evoluzione, ma parlando appunto del pubblico, il vostro è variegato, oppure composto la maggior parte da giovani, o persone più adulte?

Niente di così drammatico, forse la differenza più grossa è che ora abbiamo un pubblico formato da gente di 30 anni e, allo stesso tempo, persone di 53 anni… e probabilmente, i fan di 53 anni erano già presenti sin dal primo giorno. Questa, forse, è la differenza più grande che abbiamo riscontrato in questi vent’anni… Ad ogni modo, non ho notato un cambiamento così drammatico, così drastico, è bello poter vedere un pubblico così variegato, di fascia d’età così ampia…

 

Invece per quanto riguarda i tour, sia europei che americani: bene o male riuscite sempre a garantire un certo numero di show per ogni paese. C’è qualche posto in particolare in cui vi manca suonare, che sia un festival o una nazione dove vorreste tornare al più presto?

Sì, ci sono un paio di posti in cui vorremmo andare più spesso, ma ovviamente il nostro agente sa meglio di noi quali siano i posti in cui poter suonare, dato che non possiamo permetterci di andare a suonare gratuitamente. Ovviamente, a volte capita di non poter suonare in posti in cui vorremmo andare perché, magari, non ha senso… ma sì, ci sono posti in cui vorrei visitare più spesso. Prendiamo, ad esempio, l’Italia: non abbiamo mai avuto molte possibilità di suonare a Roma e non abbiamo mai suonato al sud, come a Napoli o altro.

 

Avete sempre suonato a Milano…

Milano, sì, ci è capitato anche di venire a Ravenna, un paio di volte a Torino.

 

Beh sì, sempre al nord!

Sì, forse una o due volte a Roma, c’è stato anche un festival in Sardegna… Sì, mi piacerebbe, ma per qualche ragione non abbiamo mai suonato altrove, se non a Milano.

 

Parlando invece di te: se dovessi valutare la tua evoluzione come musicista, come la definiresti? Qual è il tuo approccio allo strumento? È cambiato negli anni o è rimasto sempre lo stesso? Quanto ti eserciti fuori dai tour e ti piace comporre?

Agli inizi, sono entrato nella band in veste di chitarrista, poi sono stato reclutato come bassista e all’epoca avevo 14 anni! Il mio primo anno nella band mi ha visto come bassista, anche se avevo una mentalità da chitarrista, in un certo senso era come se fossi stato il terzo chitarrista del gruppo, anche se suonavo roba molto più semplice… Ho fatto anche tante cose con la chitarra e, poco alla volta, ho ricoperto effettivamente il ruolo di bassista. Credo di essere molto più tecnico ora rispetto ad allora, ho iniziato a suonare cose molto più facili. Oggigiorno il mio obiettivo è cercare di essere più semplice, perché ci sono sempre così tante cose da fare. Cerco di essere il membro più pacifico, quello più tranquillo in mezzo al caos.

 

Perché poi venerate il chaos!

(ride). Sì, quindi sì, da quel punto di vista il mio approccio è cambiato.

 

Hai qualche passione in particolare oltre alla musica? Oppure passioni nate proprio da questo tuo vivere di musica?

Uhm. Passioni… Sono da sempre un fan del football (calcio), quella è una passione che mi porto dentro ancora prima che iniziassi a dedicarmi alla musica. Parlando di passioni scaturite dalla musica, beh… è difficile dirlo, perché la musica ha giocato un grandissimo ruolo nella mia vita per circa 25 anni, per cui non saprei dirti esattamente che cosa potrebbe essere nato dalla musica o meno… direi che al momento la musica e il calcio sono i miei interessi!

 

Si sa, i tempi sono un po’ duri per quanto riguarda l’industria musicale. Sappiamo che è tanto che vorreste realizzare un altro DVD (son passati ben 11 anni dal “Stockholm Knockout”), ma per motivi soprattutto economici non è una cosa così fattibile. Qualora non fosse possibile, proporreste un’altra raccolta live, oppure puntereste su altro? E invece, se doveste riuscire, quale genere di contenuti vorreste integrare nel DVD? Live? Session in studio?

Se potessi sceglierei, opterei per registrare un concerto con tanti dispositivi che riprendono l’audio in modo da poter avere un album live, così come un classico DVD dal vivo… Esattamente come dicevamo ieri ai ragazzi dell’etichetta (l’intervista si è svolta il 22 marzo, ndr), non avrebbe molto senso fare una cosa come quella fatta in passato, di nuovo, e ci è stato suggerito di fare qualcosa, di registrare qualcosa dal vivo da includere come materiale bonus per il prossimo disco… Sì, dobbiamo valutare bene le opzioni, ma sarebbe carino poter pubblicare nuovamente qualcosa dal vivo, qualcosa come uno show o quattro che racchiuda la nostra storia in un unico live!

 

Ok, ti ringrazio per la tua disponibilità e per averci concesso questo spazio. All’intervistato vanno, come sempre, le parole finali… e ci vediamo sotto palco!

Beh, presumo che questo sia rivolto al pubblico italiano, o sarà visualizzato anche a livello internazionale?

 

Ehm si!

(ride). Okay, beh grazie perché ci seguite, per il vostro interesse e se ci state guardando, è perché sostenete il metal e i Children Of Bodom! Grazie, ragazzi!