Un pezzo d’Irlanda a Sesto San Giovanni: questo è quello che è stata ieri sera al Carroponte.

 

Gighe improvvisate, corpi che surfano sulle teste, verde ovunque, fiumi – fiumi! – di birra, canti sguaiati a squarciagola e due band d’eccezione sul palco. Il paradosso? Né loro né noi – il pubblico – eravamo e siamo irlandesi!

 

Tuttavia è proprio nell’isola di smeraldo che ci siamo trovati, e lì siamo rimasti per circa tre ore, travolti dall’energia e dalla passione dei losangelini Flogging Molly e dei bostoniani Dropckick Murphys, band di spicco del panorama celtic-punk mondiale, gli uni dopo gli altri a condividere una serata che, per loro stessa ammissione, non è evento frequente.

 

Iniziano i primi, ed il pubblico è già con loro. Del resto le molte t-shirt presenti con il logo bene in evidenza non possono essere un caso.

 

“Drunken Lullabies”, “If I Evere Leave This World Alive”, “Devil’s Dance Floor”, “What’s Left of The Flag”: i classici non mancano, corroborati da una schiera nutrita di altri brani (ben 15) dalla loro discografia ormai quasi ventennale.

 

La loro musica è energica e diretta, e si sviluppa molto spesso lungo un canovaccio con una introduzione folkeggiante seguita da una corsa impazzita su di un ottovolante dove chitarre e batteria la fanno da padroni. I brani sono cantabili, e la platea dimostra di conoscere – canta – e gradire – poga. La band è padrona del palco, interagisce col pubblico da cui viene ripagata in termini di entusiasmo e calore – e qui, anche il meteo della serata aiuta.

 

La loro proposta è tuttavia piuttosto monocorde, ed in diversi passaggi i brani tendono ad assomigliarsi tra loro. Ma naturalmente non è di fini dicitori che stiamo parlando. Poi, alla fantasia che manca, sopperiscono abbondantemente la carica e la simpatia.

 

The Boys Are Back in town (and they’re looking for troubles…): con questo grido ci accolgono i Dropckick Murphys, ed è tutto un programma.

 

Tutti in nero, ad eccezione del batterista Matt Kelly, i bostoniani rovesciano la loro energia lungo un’ora e mezza di ottima musica e molto divertimento.

 

“Rose Tattoo”, “Citizen CIA”, la notissima “I’m Shipping Up To Boston” (non lo sapete, ma molti di voi la conoscono), First Class Loser, le cover di If The Kids Are “United” (Sham 69) e “You’ll Never Walk Alone”, “Johhny I Hardly Knew Ya”, “The Warrior’s Code” e altri 13 brani prima del congedo con Until The Next Time (we’ll meet again, don’t know where, don’t know when…) con il pubblico che invade festoso il palco in un ultimo momento di gioia collettiva: questo il programma di una serata che resterà per un bel pezzo nella memoria di chi vi ha partecipato (non assistito).

 

E non importa se ad un certo punto l’impianto di palco ha fatto le bizze: loro sono andati avanti dritti senza problemi, accogliendo anche una ospite a cantare con loro, prima dell’invasione dello stage che poi è arrivata a fine concerto.

 

La forza della band, fatta di comunicatività, presenza scenica  ma anche di perizia compositiva – più vari ed articolati dei loro predecessori – fa dei Dropckick Murphy una band di eccellenza adatta anche a palati non avvezzi a queste sonorità, e rende i loro concerti degli happening a cui mancare sarebbe stato – quello sì – un vero peccato.

Facebook Comments