Welcome back to the Rock Rebel Magazine interviews! Today we have the pleasure to host a musician who is a stonemile of the gothic/doom metal scene born in the early ’90s: from Halifax and from the realm of the dark and burnig twilights, Nick Holmes, from Paradise Lost.

Enjoy this piece of majestic.

Traduzione

Bentornati all’angolo interviste di Rock Rebel Magazine. Oggi abbiamo il piacere di avere ospite da noi un musicista che è una vera pietra miliare della scena gothic/doom metal, nata agli inizi degli anni ’90. Da Halifax e dal reame degli oscuri ed ardenti crepuscoli, Nick Holmes dei Paradise Lost.

 

Godetevi questo frammento di maestoso oscurità!

 

Nick, prima di tutto, grazie mille di essere qui con noi! Vorrei iniziare quest’intervista partendo proprio dal titolo: Medusa. Sappiamo del tuo essere affascinato dalla visione di un universo nichilista, dalle tinte deprimenti e teso al concetto di vuoto ma, a livello visivo, cosa ti ha colpito nel profondo del nome Medusa?

Il motivo è molto semplice: osservando e passando in rassegna i titoli dei vari brani che compongono l’album e mi sono soffermato su quello di Medusa e mi è venuto in mente il film ‘Clash of the Titans’ (N.d.A – Nick fa riferimento non al remake, ma all’originale ‘Scontro di Titani’ dei primi anni ’80)…hai presente?

 

Sì, certo, l’ho visto.

Pensando alla figura di Medusa nel film, sono andato su Wikipedia ed ho approfondito la conoscenza del personaggio mitologico ed ho pensato che fosse un immagina molto adatta ad un album dei Paradise Lost, ma anche ai PL stessi. Questa antica divinità oscura, una delle Gorgoni, è un’immagine forte, con i serpenti al posto dei capelli, che ben rappresenta una generale visione nichilista, l’immaginario di tutto ciò che è morte, decadimento.

 

A proposito di questo: siccome non abbiamo avuto ancora il modo di vedere anteprime della copertina, sarà connessa strettamente all’immagine della divinità o si riferirà ad altro?

Non è ancora finito! Ah ah! Neppure io l’ho ancora vista! Credo, però, che non ci si possa proprio distaccare dall’immagine della Gorgone, essendo un’icona troppo forte. Il nome Medusa, per forza di cose, richiede una rappresentazione legata ad essa stessa. Comunque staremo a vedere (N.d.A. Infatti la cover rappresenterà proprio la divinità greca).

 

Questo vostro ultimo lavora segna in maniera definitiva, un ritorno al sound delle origini, senza essere, per questo, anacronistico o dimenticare le vostre evoluzioni: ci sono i primi lavori, le evoluzioni melodiche iniziate con ‘Shades of God’ e sviluppatesi con la corposità groovy di ‘Icon’ ed anche il periodo dark wave. Possiamo considerarlo un altro punto di svolta nella vostra carriera?

Probabilmente per l’ascoltatore potrebbe esserlo, anche se questo lavoro è molto orientato sulla linea di ‘Shades…’, anche se, adesso, il nostro sound si è raffinato con le varie esperienze musicali. Va detto, però, che siamo felici di essere stati in grado di ritrovare e rimettere su disco la nostra attitudine degli esordi, quella che possiamo definire doom/death e che ben delinea quelle che sono le nostre sensazioni e stati d’animo: ritrovare quella passionale cupezza è stato molto bello, come il riuscire ad esprimere quell’oscuro struggimento interiore attraverso un sound e delle composizioni che lo dipingono nella maniera più viscerale ma anche completa ed attenta alle sfumature.

 

Ho notato, proprio in virtù del fatto che erano a disposizione i testi, che c’è una tendenza nel ricercare le origini liriche, senza dimenticare il presente; pertanto, questo mood lirico è figlio del sound da voi scelto o, viceversa, sono stati i testi e le tematiche che vi hanno spinto a ricercare questa produzione?

Generalmente, la scelta di questo suono, degli arrangiamenti ed anche delle timbriche e tecniche vocali, non è stata una scelta calcolata a tavolino o un moto nostalgico verso il passato. Certamente, le growling vocals sono un trade mark dei primi dischi e noi stiamo, effettivamente, riscoprendo delle radici, ma non è stato un fatto pianificato. Molto semplicemente, pensiamo che ‘suoni bene’: l’idea di riff così possenti ed oscuri, con una voce troppo pulita, non mi piace, la trovo fuori contesto. Diciamo che, il feeling principale a guidarci è stato quello di realizzare ciò che funzionava maglio, che ci appagava totalmente a livello di realizzazione ed ascolto. In fondo è semplice: funziona, colpisce nel segno, anche perchè è legato al periodo dei ’90s, in cui questo genere e noi stessi, abbiamo mosso i primi passi. Era ovvio che si sarebbe sviluppato in questo modo la realizzazione; in maniera naturale.

 

E cosa ne pensi di questo generale ‘back to the roots’ di moltissime band storiche ed affermate? Pensi che sia sempre sincero oppure che, in molti casi, ci siano dietro strategie per recuperare vecchi fan e tornare a vendere qualcosa in più?

Delle altre band, a dirla tutta, non m’importa molto, almeno per quel che riguarda le motivazioni delle loro scelte. Noi seguiamo quello che ci interessa fare e, in sostanza, la band è composta quasi dagli stessi membri che l’hanno fondata, quindi quel sound è ben radicato in noi, è parte del nostro essere musicisti. Abbiamo fatto alcuni album un po’ diversi, per sperimentare, magari, ma la vena principale è sempre stata quella. È vero che molte band hanno fatto questo come back ma, ascoltando alcune di loro, ho trovato scelte sincere, che hanno accesso il mio entusiasmo per i loro lavori e per la riscoperta delle origini, per creare qualcosa di nuovo, anche se noi abbiamo fatto questa ‘riscoperta’ già da sei album (N.d.A. – compreso ‘Medusa’), pertanto non è proprio una cosa dell’ultima ora. Questa cosa ci ha, già al tempo, esaltati, perchè, in fondo, rimaniamo dei ragazzi solo un po’ cresciuti ed quella la nostra natura, ciò che musicalmente siamo.

 

Prendendo in esame titoli, copertine e tematiche di ‘Icon’ oppure ‘Draconian Times’ e mettendole in relazione con l’ultimo lavoro, si nota la vostra attenzione alle figure, tematiche e personaggi della mitologia classica, specie quella greca. Quando e come è nata la passione per questo periodo storico e questa tematica?

Mi sono sempre interessato, fin dall’inizio, ad immagini di questo tipo, non solo mitologiche, perchè parlano dell’interesse delle varie civiltà che ci sono state e ci sono, attualmente, verso entità che io non credo esistano, come nelle religioni. Ad esempio, trovo molto più accettabile i rituali e le pratiche di molti culti pagani antichi che delle religioni convenzionali odierne: pensa al culto del sole. In fondo il sole fa crescere il raccolto, dà da mangiare alla comunità, riscalda, genera la vita: è più comprensibile che si adori il sole piuttosto che un crocefisso o un altro simbolo religioso sulla base di prese di posizioni che non possono essere contestabili. Per me ha poco senso, non lo comprendo. Inoltre, se aggiungi a questo, il fatto che molte persone tendano a diventare fanatiche di una propria scelta a discapito di quelle fatte da altri, come stiamo vedendo, tragicamente, in questi giorni (N.d.A. – l’intervista è del 26 Maggio e pochi giorni prima era avvenuta l’attentato a Machester, proprio al termine del concerto di Ariana Grande, che costò la vita a molti ragazzi e genitori che li accompagnavano, proprio all’uscita della Manchester Arena). Per me è follia arrivare a questi livelli solo perchè c’è chi non la pensa come te su un argomento che non ha basi oggettive.

 

Paradise Lost, Anathema, My Dying Bride: la trimurti del primo e vero gothic-metal, i fondatori di una scena. Quando eravate ali inizi della carriera e stavate creando i primi lavori, vi rendevate conto di quello che stavate creando?

Assolutamente no! Non ne avevamo la minima idea! Suonavamo solo quello che ci piaceva, scrivevamo i pezzi che si sarebbe sempre piaciuto ascoltare; di certo non pensavamo a noi come i ‘Big Three’, la versione gothic dei ‘Big Four’ del thrash. Eravamo band e musicisti (parlo per noi e per i My Dying Bride, che conoscevamo meglio e che hanno continuato su questa strada) che univano il death metal al suono oscuro ed imponente dei Candlemass. Credo fossimo solo nel posto giusto, al momento giusto.

 

Ok Nick, ultima domanda e proprio in virtù del fatto che è la conclusiva, si tratta della tipica domanda insolita alla Rock Rebel Magazine. Ti ricordi quale sia stata la prima canzone da te cantata ed in quale circostanza?

Credo che fosse ‘Flower’, da ‘Ultramega OK’ dei Soundgarden. A quel tempo militavo in una cover band grunge di Soundgarden e primi Nirvana, tra i miei ascolti preferiti dell’epoca. Penso fosse una serata in un locale, non ricordo (Scende un attimo di silenzio tra noi della redazione, perchè pochi giorni prima era avvenuto il suicidio di Chris Cornell). A dir la verità non ricordo molto di quel periodo, se avessi iniziato facendo cover di Mothorhead o Soundgarden, come non ricordo più quale fu il primo pezzo dei PL che io abbia mai cantato dal vivo, ma ricordo che deve essere stato quello il primo brano. Credo….ah, non ricordo bene, sono troppo vecchio! Ah ah!

 

Nick, grazie della splendida chiacchierata e del tempo che ci hai concesso. Ti facciamo l’imbocca al lupo per ‘Medusa’ e ci vediamo ad Ottobre per le date italiane dei Paradise Lost.

Grazie a voi! Certamente, le prossime date in Italia saranno ad Ottobre. Ci vediamo!