Metalitalia con questo bellissimo festival ha deciso di fare le cose in grande. In questi due giorni grandissime band hanno condiviso lo splendido palco del Live Music Club di Trezzo Sull’Adda (scelta come al solito di gran gusto per questo tipo di eventi), a partire dagli Edguy dell’istrionico Tobias Sammet, passando per il meglio che può offrire il metal tricolore (Secret Sphere, Rhapsody Of Fire, Trick Or Treat, Labyrinth e Death SS) e band storiche come Goblin, Moonspell e Samael. La scelta di differenziare le due date in base al genere musicale proposto è come al solito un punto a favore del festival, come la location e l’estrema professionalità di chi, dietro le quinte, si è fatto un mazzo così per poter assicurare agli spettatori uno spettacolo degno di questo nome. In più l’enorme numero di stand che spaziavano dall’abbigliamento, al cd/vinile, al merchandising e altro, ha sicuramente contribuito a creare un ulteriore appagamento per il folto pubblico partecipante. Anche i meet & greet sono stati studiati con intelligenza in modo da permettere ai fan di incontrare i loro idoli nel minor tempo possibile. Insomma, un festival da 10 e lode dove oltre la musica si è potuto godere di un trattamento a 360 gradi. Ma passiamo alle band e alle loro prestazioni  perchè come l’organizzazione anche loro hanno dato il meglio.

 

Come al Frontiers Metal Festival sono i Trick Or Treat a dar fuoco alle polveri. Di parole scritte per elogiare la band di Alle Conti ne sono state scritte un’infinità. E come al solito la prestazione del quintetto è stata da incorniciare. A partire dalla maglietta del singer con la scritta Best Opener Ever e proseguendo con la scaletta, breve ma densa di emozioni. “Inlè”, “Cloudrider” e “Daitarn III” (nuova song che sarà inserita nel nuovo album di cover di cartoni animati) non fanno assolutamente rimpiangere la mancanza dell’hit single “Loser Song”. Mitici!

 

 

L’ultima volta che avevamo avuto il piacere di ascoltare gli Holy Martyr fu nel 2012 di supporto alle Girschool, ci piaquero allora e anche adesso il loro war epic metal ha trascinato il pubblico presente. Anche dopo cinque anni il loro suono monolitico ci pettina per benino, superando qualche problema di settaggio dei suoni che penalizza in parte il cantato di Alex Mereu. “Numenor” (dall’ultimo “Darkness Shall Prevail”), la cavalcata “Shichinin Sumurai” e “Vis Et Honor” vengono proposte in maniera brillante. Se avevano della ruggine addosso se la sono scrollata sin da subito con uno show di puro cuore e potenza. Storici!

 

 

Anche questa band per un motivo o per l’altro negli ultimi anni ci è sempre scappata (dalla data a Genova in apertura per i Dragonforce). Freschi di stampa del loro ultimo “Will Of The Strong” anche i White Skull dimostrano che tanti anni di esperienza danno sempre il loro frutto. La presenza scenica della band unita all’esuberanza della bella e brava Federica Sister, ci conducono in un viaggio attreverso la loro lunga carriera sfoderando poderose versioni di “The Roman Empire”, e “Under This Flag”. Non viene tralasciato il nuovo cd con una “Will Of The Strong” sugli scudi che frutta una grande dose di applausi da parte della sala che dimostra in più occasioni l’amore per questa band. Devastanti!

 

 

Anche i Secret Sphere hanno dato alle stampe il loro ultimo “The Nature Of Time”, ed è proprio con un tris di brani estratti da questo album che inizia la loro performance. “The Calling”, “Courage” e “Faith” mettono subito in chiaro due cose: primo la band è il solito rullo compressore con un Michele Luppi in perfetto spolvero, secondo il miglioramento dei suoni rispetto alle band precedenti è netto; in più l’inserimento dei due coristi provenienti dalla M.L.B. consente di non ricorrere a campionamenti per le armonie vocali donando una coralità corposa e naturale. Bella sorpresa la presenza del primo singer Roberto “Ramon” Messina alle prese con la storica “Rain” e poi in duetto con Michele nella conclusiva “Lady Of Silence”. La band di Aldo LoNobile, ancora una volta, ci stupisce con la sua carica devastante e con una performance di altissimo livello. Dal canto suo il pubblico ricambia con grandi ovazioni. Grandissimi, ma non è una novità.

 

 

Anche i Labyrinth, il gruppo di Olaf Thorsen e Roberto Tiranti, è fresco di pubblicazione del nuovo “Architecture Of A God”. La formazione rimane la stessa del Frontiers Metal Festival con Oleg Smirnoff, John Macaluso, Nik Mazzucconi e Andrea Cantarelli a macinare un riff dietro l’altro. L’immensa qualità tecnica del sestetto ci delizia con perfette versioni delle ultime “Still Alive”, “Architecture Of A God” e “Those Days” tratte dall’ultimo full lenght. Inizialmente il pubblico rimane un po’ passivo, ma si scatena con “Thunder”, “Falling Rain” e la conclusiva “Moonlight” (aneddoto divertente: John parte suonando un’altra canzone presente in scaletta, ma poi tagliata e Roberto ferma tutto scusandosi con lui), tributando la giusta dose di applausi a questa band. Splendidi!

 

 

Prima band straniera ad esibirsi sono gli svedesi Grand Magus. In verità eravamo digiuni riguardo alla loro musica, ma sono bastate una manciata di canzoni per rimanere colpiti dal loro sound. Poco appariscenti ma essenziali e concreti, il trio scandinavo ha sciorinato un live di grande intensità con un suono monolitico condito da cori epici e mid tempo particolamente apprezzati dal tipico frequentatore di queste sonorità. “Steel Versus Steel” e “Iron Will” scatenano il pubblico creando una bolgia poderosa e facendoli uscire da trionfatori. Ottima band!

 

 

Questa ennesima incarnazione dei Rhapsody Of Fire era una dei maggiori punti di interesse che offriva questo festival. Il debutto di Giacomo Voli dietro al microfono (se escludiamo la data pilota a Trieste) era atteso dai numerossimi fans accorsi. Ci vogliono un paio di pezzi per abituarsi alla voce dell’ottimo Giacomo ma col proseguire dello show ci si rende conto di trovarsi di fronte ad un singer tecnicamente ineccepibile (a tratti superiore al suo predecessore) e che in futuro non avrà niente da invidiare a chi lo ha preceduto. Le varie “Holy Thunderforce”, “Land Of Immortals”, “Reign Of Terror” e “The March Of The Swordmaster” vengono accolte con boati tali da far tremare le pareti del locale. La sala intera dimostra il suo attaccamento e l’affetto per questa impagabile band che da oltre un ventennio allieta gli animi dei presenti. I Rhapsody Of Fire non sono da meno regalando lampi di classe cristallina e intrattenendo tutti con la consueta energia. La loro esibizione è seguita da tutti con trasporto e il pogo selvaggio che si scatena è la sua normale conseguenza. Col passare del tempo il buon Giacomo si integrerà a perfezione in questa band e troverà la sua dimensione. In ogni caso i trionfatori di questa giornata sono indubbiamente loro. Lunga vita ai Rhapsody Of Fire.

 

 

 

Giungiamo quindi agli headliner di questa giornata: gli Edguy. Se c’è una regola che accompagna questa band è che non delude mai le aspettative. E anche questa sera Tobias Sammet e compagni hanno dato luogo a un concerto strabiliante. Dall’iniziale “Love Tyger” alla conclusiva “King Of Fools” il quintetto teutonico ha messo a ferro e fuoco il palco del Live Music Club, mostrandoci ancora una volta le loro immense qualità. Le capacità di Tobias di ritrovarsi in mano il pubblico in pochi istanti ne fa uno dei migliori frontman a livello mondiale. Non da meno il resto della band perfettamente integrato in un meccanismo dai tempi perfetti. Le varie ed epiche “The Piper Never Dies”, “Babylon” “Vain Glory Opera” e “Tears Of A Mandrake” sono perfettamente bilanciate a pezzi più easy listening come “Lavatory Love Machine” e “Superheroes”. In più le super ballad “Land Of The Miracle” e “Save Me” aggiungono un pathos davvero unico che coinvolge tutti gli amanti di questa splendida band. Quando il sipario si chiude sulla loro performance si è certi di aver presenziato all’ennesimo live di grande spessore tecnico ed emotivo. Se c’è un gruppo che riesce a stamparti un sorriso in faccia e rimanerti nel cuore, sono senza ombra di dubbio gli Edguy.

 

 

Si chiude quindi col botto la prima giornata del Metalitalia.com Festival che ha visto come protagoniste nella giornata del 9 settembre, otto grandi band. Tutto è filato liscio come l’olio grazie all’esperienza accumulata nei festival precedenti. MetalitaliaEagle Booking e Vertigo, hanno comunque colpito di nuovo nel segno regalando un altro grandissimo evento che speriamo si riproponga per molti anni a venire. Un plauso particolare quindi a loro non solo per la musica, ma anche per aver fatto in modo che l’esperienza dei partecipanti vada oltre l’assistere ad un concerto. Uno speciale ringraziamento a Tobias Sammet, grande frontman e persona umile e squisita fuori dal palco.

 

Le foto del Festival qui 

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