Cafiero, all’anagrafe Salvatore Cafiero, ha le idee chiare. Un vero cultore della musica che ama mettersi in gioco e sperimentare; vanta una carriera illustre caratterizzata da una vasta esperienza live, non solo in Italia ma anche in Europa e in America, e da una serie di collaborazioni prestigiose. In occasione dell’uscita del suo primo Ep ‘Cafiero’, l’occasione di conoscerlo meglio non poteva sfuggire ed ecco cosa racconta.

 

 

È uscito venerdì 8 settembre “Cafiero”, il tuo primo Ep ufficiale. A poche settimane da questa uscita ti ritieni soddisfatto? 

Diciamo che per me ritenersi “soddisfatto” è una sensazione che evito accuratamente per far si che io possa essere sempre motivato nel potermi migliorare, ma riguarda solo me stesso mentre per il resto (risultati, classifiche, radio ecc.) non rientrano nelle mie aspettative o vere soddisfazioni.

 

 

Nello stesso giorno è uscito anche il meraviglioso singolo ‘Maledirò’, con un buon appeal radiofonico, accompagnato da video. Una canzone perfetta come singolo e aggiungo con un testo che tocca il cuore. Ci sono dei momenti in cui le emozioni si susseguono in un modo irrefrenabile che non riesci a controllarle. Quali sono state le tue mentre scrivevi ‘Maledirò’? 

Innanzitutto ti ringrazio per questa bellissima descrizione, ho scritto “Maledirò” quasi 10 anni fa e mi trovavo su una spiaggia del Salento a guardare il mare, in quel momento avevo emozioni contrastanti che mi hanno ispirato l’idea di una “canzone d’Amore” con melodie e suoni che toccano note di gusto, e forse anche dolci, ma con l’uso di parole apparentemente dal suono “negativo” che avessero un potere più evocativo senza cadere nell’uso di soluzioni più banali.

 

 

A parte ‘Maledirò’, tra le altre canzoni presenti in questo EP, ‘Non c’è ritorno’,  ‘Feriscimi’, ‘Se le parole’, quale credi conquisterà il pubblico o semplicemente ti entusiasma maggiormente?

A me ha sempre entusiasmato “Non c’è ritorno”, anche questo brano lo scrissi più di 10 anni fa e fotografa quel momento in cui non si faceva che parlare di crisi globale, ed è nato come “Maledirò”, su una spiaggia dove sentivo dei vicini di ombrellone ripetere “Non c’è ritorno”, leggendo le notizie di un quotidiano di varie crisi economiche, guerre, riscaldamento globale.

 

Farai qualche concerto promozionale per questo tuo disco?

Spero di poter presto organizzare una bella serie di concerti per promuovere questo Ep, perché credo fermamente che ogni speranza e sogno musicale vada oltre il disco, il futuro è sempre suonare dal vivo ed è il mio habitat naturale.

 

 

Come chitarrista sono davvero innumerevoli le tue collaborazioni tra i tanti Gianluca Grignani, Nek, Eros Ramazzotti, Tiromancino, Elodie. C’è stato qualcuno che ti ha lasciato  un ricordo o un emozione speciale?

Di emozioni speciali ne ho avute tantissime e mi ritengo molto fortunato, sarebbe difficile elencarle tutte ma di sicuro tra le più emozionanti ci sono state quelle di suonare accanto a Phil Palmer, che in passato avevo visto suonare al fianco di Eric Clapton, in concerto per Eros Ramazzotti e con Gianluca Grignani sul palco del Festival di Sanremo del 2015, ma su tutte vince l’essermi potuto esibire da solo suonando e cantando al “Cafè Wha” di New York nel 2013; sul quel palco dove si sono esibiti le più grande leggende della musica da Prince a Jimi Hendrix.

 

 

E un concerto che ha cambiato il tuo modo di vedere le cose? 

Di concerti ne ho visti tantissimi ma quello che mi ha influenzato di più è stato il concerto dei Black Rebel Motorcycles Club nel 2009 a Nashville, ai quali con una mia band dell’epoca, abbiamo aperto dei loro concerti in tour nel Tennessee. Un’altro concerto fondamentale che mi ha colpito fortemente è stato quello di Prince nel 2013 a Milano.

 

 

Nella tua ricerca musicale, cosa ti viene più naturale e cosa invece rappresenta per te una sfida?

Di sicuro di naturale mi viene la ricerca sui suoni di chitarra e sulle soluzioni armoniche, ho sempre molte idee e con la chitarra in mano è come se avessi sempre un rubinetto aperto, mentre la sfida per me è riuscire a non farmi incatenare dai generi o dai pregiudizi musicali; spesso sento discorsi che non condivido che parlano di confini dettati dai generi, invece la mia sfida è sentirmi libero musicalmente senza alcun timore.

 

 

Qual è il prossimo passo nel tuo viaggio musicale?

Voglio quanto prima far uscire un secondo lavoro con altri brani più recenti che ho già scritto, e soprattutto ho voglia di seguire strade nuove sia musicali che nella veicolazione e fruizione della musica stessa. Ho già iniziato con questo primo Ep con questa filosofia, non ho fatto ascoltare volutamente la mia musica a nessuna etichetta musicale o casa discografica, in quanto non condivido più il loro modo di agire dettato da “leggi musicali” per me inaccettabili, sentire consigli di chi non ha mai fatto un concerto dal vivo, da discografici che di musica ne sanno poco e niente, di “talent scout” fasulli e di persone che credono che l’unica via d’uscita sia uno dei vari tv talent manipolatori, non ne posso più della “mafia” delle radio “fotocopia” che passano sempre tutte la stessa  musica, non sopporto più né la cosiddetta musica mainstream italiana ma neanche “l’indie che aspira al pop” costruito che ci propinano in cui studiano a tavolino qualcosa di “particolare” o “diverso”. Credo che il futuro musicale si debba basare sulla totale libertà espressiva lontana da ogni etichetta o media, mi piace sognare che il futuro della musica in Italia sarà totalmente libero da tutto questo e, che ogni Artista, sarà semplicemente se stesso con qualcosa da comunicare a modo suo.

 

 

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