A poco più di due settimane dall’uscita di “Melancholia Hymns”, il tour degli Arcane Roots fa tappa al Legend Club di Milano per l’unica data sul suolo italico in occasione del Rock In Park festival. Il trio londinese torna così nel nostro Paese per presentare il suo ultimo album, un lavoro che sta riscuotendo grandi consensi.

 

Gli special guest che aprono il concerto degli Arcane Roots sono i loro connazionali Toska, un trio guidato dall’eclettico chitarrista Rabea Massaad. La band di Brighton mette in scena uno spettacolo dove la voce dello stesso Rabea viene utilizzata solo per lanciare i vari pezzi e ringraziare il pubblico. Si tratta a tutti gli effetti di un set interamente strumentale, un progressive metal che fa dimenticare l’assenza di una vera e propria parte cantata, un alto coefficiente di tecnica e sperimentazione: le variazioni di ritmo, la potenza e l’imprevedibilità sono gli elementi essenziali del repertorio dei Toska. Tracce come “Chasm” e “Illumo” non possono che essere apprezzate dagli amanti del genere.

 

I Toska con la loro performance hanno creato la giusta suspense in attesa degli Arcane Roots. Quando si abbassano le luci e parte l’intro di “Before Me”, un’ovazione si leva da parte del pubblico: i londinesi sono pronti a salire sul palco! Dopo questo cala un silenzio, quasi irreale, che avvolge tutta la platea, gli spettatori rimangono muti e ammirati ad osservare, ma soprattutto ascoltare, la musica dei britannici. Anche loro di poche parole ma di grande concretezza, giusto qualche saluto al pubblico e si parte per una cavalcata di suoni e e mozioni: “Matter”, uno dei video-singolo che ha preceduto l’uscita di ‘Melancholia Hymns’, è la seconda canzone proposta. Elettronica e suoni asciutti, quasi acidi, tipici del rock britannico si intersecano fra loro facendo da contorno ad una sezione vocale che cambia repentinamente dall’acuto e quasi stridulo al growl più cattivo. La musica degli Arcane Roots è proprio come la si immaginava: uno spadaccino che con il suo fioretto disegna forme impercettibili nell’aria; soffi leggeri che accarezzano il viso, ma anche brutali risvegli da potenti ‘mazzate’! L’alchimia perfetta alla quale la band è arrivata fa rimanere il pubblico estasiato mentre le tracce proseguono senza interruzioni, da “Slow” a “Off The Floor” passando per “Leaving” è tutto una centrifuga di emozioni, di alti e bassi sonori che non stancano mai.

 

 

Il gioco di luci che la band ha scelto aiuta a ricreare questo alone di mistero che li avvolge; pare quasi che vogliano sparire dal palco per lasciare che sia la musica la vera e unica protagonista, a tutti gli effetti non si notano grandi performance da un punto di vista “fisico” ma gli strumenti parlano al posto del linguaggio corporeo degli artisti e lasciano davvero senza fiato. Tracce come “Indigo” e l’altro video-singolo “Curtains” innalzano ulteriormente la caratura tecnica del trio che non sbaglia un colpo durante tutto lo show, una precisione che si avverte in ogni nota, un suono costante e variopinto, quasi come un mosaico dai mille colori. Chiude la serata “If Nothing Brakes, Nothing Moves” e sono solo applausi.

 

Gli Arcane Roots dimostrano di meritarsi tutte le attenzioni e i complimenti che li circondano. Se già i lavori in studio risultano costruiti in maniera impeccabile e a tratti geniale, in ambito live vengono risaltati ancora di più per la maestria con la quale il terzetto maneggia i propri strumenti.

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