In concomitanza con l’uscita del terzo capitolo dell’alchimia emozionale sonora dei Klogr, incontriamo Gabriele “Rusty” Rustichelli che ci racconta come è nato ‘Keystone’ e quali sono state le scelte artistiche che lo caratterizzano.

 

 

 

Carissimo Rusty è un piacere riuscire a fare un’intervista con te e con i tuoi Klogr.

Grazie, piacere mio.

 

Una domanda che in moltissimi sono sicuro si faranno: Come vi è venuta in mente di utilizzare una formula matematica come nome e della band? Ci spieghi a cosa corrispondono gli elementi S, K ed R nella formula originale e nella band?

L’idea è venuta anni fa. Suonavo in una band che si chiamava “Sensazione”, all’epoca ero molto interessato alla relazione tra emozioni, stimoli ed essere umano.

S = K log R è la prima legge psico fisica che descrive la relazione tra gli stimoli esterni e l’individuo.

S Stimolo/Sensazione = K (individuo) messo in relazione (log) a R (ambiente esterno).

Questo è il motivo per cui abbiamo scelto il nome. La musica deve essere più che altro emozionale e questo mi ha spinto a scegliere un nome “impronunciabile” ma per me (e per noi) ha un grande valore.

 

 

Di solito il primo album di una band è sempre un salto nel buio, il secondo la conferma o la disfatta. Ed il vostro terzo ‘KeyStone’?

È la chiave di volta. Una scelta, una promessa, una sfida. Sono convinto che sia la perfetta fotografia di quello che siamo oggi musicalmente (specie io e Pietro). Non è un album che strizza l’occhio alle tendenze ma è un album vero, vivo e vibrante.

 

Il vostro post grunge è fottutamente potente seppur assume dei toni “cupi” nello scenario sonoro dell’album, a cosa è dovuta questa scelta?

Il grunge è un genere che abbiamo in comune io e Pietro (chitarrista e compositore assieme a me). Io ho delle influenze più metal e “cupe”, lui ha influenze più ampie. Questa interazione ci porta a comporre musica che per noi è difficile inserire in un “contenitore” etichettatile. Entrambi siamo molto d’accordo sul fatto che la musica sia un veicolo per descrivere emozioni o concetti, quindi se devi dire qualcosa di “forte” o scomodo hai bisogno di un suono che supporti la tua “teoria”.

 

 

A differenza di molte altre band voi, non vi siete fatti trascinare dal recente trend delle forti contaminazioni digitali, mantenendo un suono più grezzo e “vero”. Terrete questa linea anche nel futuro o strizzerete l’occhio a qualche contaminazione sonora?

Uscerà a breve un brano (con un feat) arrangiato in stile più industrial/elettronico, ma questo è un caso. Di base io e Pietro abbiamo la necessità di essere “grezzi e veri”. Per me la cosa fondamentale è la musica live e, se deve essere live, deve essere viva e vera. Non siamo contro tutte le “digitalizzazioni” del caso, ognuno utilizza la tecnologia come meglio crede e come strumento per realizzare la propria musica. Noi ci identifichiamo più con un suono “old stile”. Non escludiamo nulla, la musica è anche un’evoluzione personale.

 

Alcuni nuovi brani portano la chiara firma dello stile delle band che David Bottrill ha prodotto in passato. Quanto ha influito questo fattore sull’editing di ‘KeyStone’?

Sull’editing non molto. David si è comportato come il quinto elemento della band. Ha portato una visione esterna e lucida e questo ci ha aiutato a raffinare alcune cose sul versante composizione e sound. Non ha imposto nulla, tutto era basato sul confronto e sullo sviscerare la ricerca sonora già fatta nei mesi precedenti da noi durante la composizione e la preproduzione. Sul mix ha avuto carta bianca ma, avendo passato 30 giorni in Italia con noi durante le riprese (ed essendoci confrontati molto prima via mail e skype) avevamo giù tutte le idee chiare sulla direzione sonora da prendere, e lui ha interpretato alla perfezione in nostro pensiero.

 

Quali le differenze con ‘Till You Decay’ e ‘Black Snow’?

‘Till You Decay’ era un album grezzo e sotto certi aspetti un po’ “immaturo”, ‘Black Snow’ era un po’ aleatorio perché è stato scritto molto velocemente visto che avevano un tour da affrontare. ‘Keystone’ è stato concepito di pancia, ragionato con il cuore e suonato con l’anima.

 

Nei vari brani del cd vengono toccati aspetti della moderna società, cosa puoi dirci in merito?

Il disco è focalizzato sull’uomo e sulla sua arroganza con la quale si è auto-eletto chiave di volta del pianeta e dominatore di un mondo che non gli appartiene e dal quale sta succhiando ogni materia prima. L’uomo è l’animale più intelligente (dicono) ma rimane un animale e un ospite, ma continua ad agire come dominatore del pianeta devastandolo, imponendosi sui più deboli e non avendo rispetto neppure per i suoi simili…immaginati per l’ambiente.

 

Prong, Living Dead Lights, Guano Apes e Limp Bizkit sono alcuni dei nomi delle band con cui avete condiviso il palco negli anni passati. Cosa prevede il futuro a breve termine? Qualche anticipazione su eventuali tour oltralpe o addirittura oltre oceano?

A novembre saremo in tour con i The Rasmus, 10 date in Europa (di cui alcune già sold out da tempo). Per ora nessuna voce sull’oltre oceano ma lo spero molto. Stiamo lavorando con la K2 Music, un management molto dinamico che sta ottenendo ottimi risultati. Siamo nelle loro mani, a noi il compito di lasciare il segno sul palco.

 

Un ringraziamento da parte di Rock Rebel Magazine ai Klogr per la disponibilità ed alla vostra Label Zeta Factory per questa intervista.

Grazie a voi e complimenti per il nuovo sito! Avanti tutta!

 

 

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