KLOGR

Keystone

Zeta Factory

Release date: 6 Ottobre 2017

 

 

Klogr pubblicano il loro terzo album di inediti, ‘KeyStone’, avvalendosi della “mano musicale” di David Bottrill, già produttore di band del calibro di Staind, Tool, Smashing Pumpkins, Muse e Stone Sour. Il marchio di fabbrica è evidente, avendo l’impressione di essere proiettati in una dimensione spazio temporale di mezze luci e molte ombre, scenari cupi squarciati da lame di luce a riportare la quiete delle fluttuazioni di un limbo indefinito.

 

La musa conduttrice che prende per mano e conduce nel cammino delle 12 tappe è indiscutibilmente la voce di Rusty. Il risveglio dopo il torpore di un lungo letargo è dettato dal ticchettio della sveglia di “Sleeping Through The Season”, suoni ruvidi e arie eteree che fanno galleggiare imponendo forzatamente il risveglio dei sensi grazie ad un comparto ritmico solido e strutturato ed una armonia dirompente, grazie anche al solo e gli interlude di chitarra offerti anche da PQ, Pietro Quilichini, noto six-string-man del panorama italiano. Un crescendo di ritmo, seppur scandito da un mid tempo duro come il maglio di un fabbro, è in “Prison of Light” con il suo riffaggio di ispirazione Stone Sour ed un bel tecnicismo nell’assolo.

 

Gli ultimi intorpidimenti svaniscono grazie a “Technocracy”, song con una cassa dritta come un treno ed un’energia devastante derivante dalle parti musicali connotate da articolati cambi di tempo. “The Echoes Of Sin” dà una boccata d’aria fresca ed una proiezione a vasti orizzonti grazie al timbro deciso della parte musicale in contrapposizione a quella vocale, molto più corale che richiama il tipico schema di ‘Outside’ degli Staind, ove la voce di Aaron Lewis dirigeva tutta “l’orchestra”. Una bella iniezione di adrenalina la inocula direttamente nei padiglioni auricolari “Pride Before The Fall”, prima di essere travolti dalla potenza di “Something’s In The Air”, dove il basso di Joba rompe ogni indugio prendendo in mano le redini del pentagramma e facendo la sua voce grossa nel brano.

 

Altro brano alla Corey Taylor è “Drag You Back” con una grande performance vocale poggiata su di una struttura ritmico-musicale devastante mentre con “Siren’s Song”, anticamera di “Dark Tides”, si ha ancora l’effetto di galleggiare per poi essere un po’ cullati ed un po’ strattonati dagli arpeggi e dagli accordi nella main song. Ottima la struttura ritmica e dei tempi scelti per “Silent Witness”, brano molto articolato e poliedrico nelle sonorità e nelle armonie, mentre “Enigmatic Smile”, ha un chiaro richiamo agli Stone Sour, specialmente nell’inizio di Gone Sovereign, seppur risulti essere la Top Track di tutto il pacchetto. Altra traccia degna di particolare menzione è quella a cui è stata affidata la chiusura dell’album “Wall of Illusion”, ricca di dettagli sonori e finezze armoniche molto ricercate.

 

L’impegno della band ha dato vita ad una creazione molto interessante che denota un livello tecnico elevato ed una eccellente post produzione mirata ad esaltare le scelte compositive fatte. Il clichè riporta a produzioni che hanno reso celeberrimo il sig. David Bottrill che punta a dare una primissima fila alla parte vocale (vedasi gli album di Staind e Smashing Pumpkins specialmente) nonostante i valori in campo, in questo caso siano ben maggiori. Nel complesso un ottimo lavoro.

 

 

Tracklist:

01. Sleeping Through The Season

02. Prison of Light

03. Technocracy

04. TheEchoes of Sin

05. Pride Before the Fall

06. Something’s In The Air

07. Drag You Back

08. Siren’s Song

09. Dark Tides

10. Silent Witness

11. Enigmatic Smile

12. The Wall Of Illusion

 

 

Lineup:

Gabriele “Rusty” Rustichelli: voce/chitarra
Pietro Quilichini “PQ”: chitarra/backing vocals
Maicol Morgotti: Batteria
Roberto Galli: Basso

 

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