Thrash to Start! Con il genere estremo per eccellenza il locale pavese Dagda Live Club inaugura la nuova stagione di concerti e la nuova location, spostata di una decina di chilometri e che vede recuperato il locale una volta sede dell’ex-Carlito’s Way (altro storico locale della zona oltrepadana).

 

 

Iniziano l’offensiva il quintetto ellenico degli Exarsis, fautori di un thrash dinamico, complesso e frenetico, che trova i suoi principali punti di forza nel guitar-work intricato e fulmineo di Lambrakis e Tagakis e nelle voce tagliente, acuta ed allucinata (in alcuni frangenti, forse un po’ troppo) di Kostis Foukarakis; queste caratteristiche, unite ad i brani dell’ultima release ‘New War Order’, concorrono a rendere l’opening-act greco uno show trascinante ed incendiario, per un’audience già abbastanza nutrita.

 

 

Si rimane sempre in terra greca, quando sul palco del club pavese mettono piede gli ateniesi Chronsphere. Quadrati, diretti e molto più lineari e tradizionali rispetto ai conterranei Exarsis, il four-piece autore di ‘Red ‘n’ Roll’ non vuole perdere tempo ma scatenare tra il pubblico, il mosh-pit più selvaggio, con una prestazione che verte, principalmente, sull’impatto e l’energia. Richiami a band thrash molto essenziali ma piene ma sanguigne come Nuclear Assault, primi Anthrax, Evl Dead, la formazione ellenica, guidata dalla ruvida ed hardcoreggiante voce del chitarrista Lafyas, da tutta sé stessa, per una gig muscolare e da face-front. Nulla di eccezionale, ma straordinariamente efficaci ed energici.

 

 

Artillery è uno di quei nomi da culto che, anche se conosciuti da pochi ed intenditori, hanno fatto la storia del thrash, anche se in sordina. Il quintetto danese, 35 anni di carriera, 8 full-length da studio, svariati EP e live, mostra subito la qualità del suo thrash dinamico, vario ed articolato, pur mantenendo una presa ed un impatto di songwriting di sicura efficacia e coinvolgimento. Guidata dalla bella voce del singer Michael Dahl, vestito in stile Bruce Dickinson, capace di adattarsi ai vari mood dei brani che partono dall’ultimo ‘Penalty by Perception’ fino agli storici ‘Terror Squad’ o ‘By Inheritance’, la formazione nord-europea dà corpo ad una performance stellare sotto ogni punto di vista: tecnico, d’impatto, emotivo e sotto il profilo del coinvolgimento. Protagonista, assieme alla coppia di asce dei fratelli Stützer, il tentacolare drummer Josua Madsen, fluidissimo, eclettico ed, inarrestabile nonostante l’apparente aplomb, tanto da essere la vera spina dorsale del combo europeo. Prestazione di altissimi livelli, per una band forse fin troppo sottovalutata, ma dal grande talento live.

 

 

Quando i tempi sono difficili ed i momenti bui (come trovare una lunga fila ai servizi pubblici!), è necessaria una colonna sonora di guerra, spietata ma anche ricca di estro e di feroce inventiva. Per questo, sul palco del Dagda, scatta il momento della controffensiva britannica contro le forze della catastrofe: decollano gli Onslaught….e dopo più nulla sarà come prima.

Il five-piece di Bristol guidato dal Brian Johnson del thrash, Sy Keeler e dalla chitarra di Rockett, inizia le manovre di contrattacco lanciandosi in un impatto frontale con ‘Let there Be Death’, ‘Metal Forces’ e ‘Fighting with The Beast’, mostrando una furia thrash muscolare degna di un T-Rex, unita ad una pulizia esecutiva ed una precisione da samurai. Espressione massima di questa alchimia che provoca mosh-pit feroci e stage-diving incontrollati (cosa che fa effetto, nella location accogliente ma del Dagda, molto affollato), sono il drumming nevrotico, tentacolare e da contraerea di Michael Hourihan (la sua doppia cassa ricorda l’antiaerea britannica della battaglia d’Inghilterra) e la chitarra solista del bravissimo Davies, uno degli acquisti più recenti degli Onslaught, che completa quella pulizia, compattezza e ricercatezza nell’impatto del combo albionico, essenza di brani quali ‘Killing Peace’ e ‘Destroyer of the World’, Keeler non ha un attimo di cedimento nel lacerare l’aria con la sua voce tagliente, abrasiva, quasi il ghigno di una vendicatore sul campo di battaglia, una valchiria steampunk. Il concerto volge alle battute finali, dove l’assalto annienta i nemici di una silenziosa Luftwaffe con le manovre dello Spitfire Onlsaught che portano il nome di ’66Fuckin’6′, ‘Onslaught (Power form Hell)’ e ‘Thermonuclear Devastation’.

 

Poche parole, di fronte ad uno show di tale livello distruttivo e creativo allo stesso tempo, supportato da band storiche in piena forma ed emergenti molto interessanti e che non temono la sfida delle assi del palco, con un pubblico davvero entusiasmante. Una grande conferma per Onslaught ed Artillery, una bella speranza per Exarsis e Chonosphere ed un spettacolare ritorno per il Dagda.

Nothing left to say but Thrash To Start!

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