Incontriamo Timothy Cavicchini per parlare del nuovo singolo “Kattivo”, che anticipa l’album di esordio della sua band Ostetrika Gamberini. Ne esce il racconto di una vita dedicata alla musica, con soddisfazioni, delusioni e tanta strada, senza mai arretrare di un millimetro. Perché come dice lui: “Puoi anche fare degli errori, ma l’unico da evitare è quello di fingere. La gente te lo legge negli occhi”.

 

A cura di Gianni Della Cioppa

 

 

Timothy è un fiume in piena, si ricorda nomi, posti e date con una memoria impressionante, ma gli dico che non servono, a noi interessa la sostanza. Quando parla della sua avventura a “The Voice” nel 2013, sorride.

Ero lì in finale, ma sapevo che non avrei vinto. Dovevano vincere i buoni sentimenti. Mi giocavo la vittoria con Elhaida Dani, una ragazza albanese arrivata in Italia su un barcone, sostenuta da tutta la sua comunità e poi c’ero io, il ragazzo con i tatuaggi e che si incazzava ad ogni puntata. Ed infatti non ho vinto. Ma è giusto così, i buoni sentimenti devono vincere. Non è vero (e ride di gusto). Comunque oggi Elhaida Dani in patria è una star, quindi le cose sono andate come dovevano andare.

 

Il talent “The Voice” è lo snodo della carriera di Timothy e ci torneremo, ma adesso facciamo un viaggio a ritroso, fino ad un ragazzino di dieci anni che odia lo sport.

I miei genitori erano esasperati. A me il calcio non interessava e nemmeno gli altri sport. E così nel cercare qualche interesse che potesse darmi da fare, provarono con il pattinaggio artistico e con un corso di tastiera elettronica. Scelsi la seconda opzione, andai a lezione per un anno, con scarsi risultati, ma la cosa mi servì per darmi un po’ di disciplina, cosa non facile con me. Un anno dopo ascoltai “Unplugged MTV” dei Nirvava e rimasi scioccato. Era qualcosa che non avevo mai sentito. E in qualche modo poi è partito tutto.

 

E il canto?

Non ho un momento preciso in cui decisi di cantare, ma certamente quel disco ha significato molto per me.

 

Ma la strada è ancora lunga, infatti Timothy deve scontrarsi anche con la dura realtà.

Tutti i giorni andavo a scuola in pullman e cantavo, cantavo, cantavo… Finché un giorno un tipo si alzò e mi disse “Hai finito di rompere i coglioni?”. Non ho ancora capito se non gli piacessi io o la musica. Comunque nel 2003 inizio le prime prove e con alcuni amici, tra cui il chitarrista Augusto e formiamo la prima band, gli A.N.D. (Angeli Nati Demoni), eravamo ribelli, cantavamo di incazzature, di donne bastarde e di tutto quello che ci passava per la testa. Ci siamo divertiti molto, facevamo tanti concerti, anche con cover, della musica che ci piaceva, il rock a tutto tondo, Aerosmith, Rolling Stones, Bon Jovi, Led Zeppelin, Nirvana e potrei continuare per ore. Il nostro repertorio piaceva, i locali ci chiamavamo. Come sempre infilavamo in mezzo alle cover i brani nostri, cantati in italiano, e la gente applaudiva. Siamo stati ad un passo dal pubblicare un album, ma poi la band si è disintegrata per i soliti problemi di scazzi.

 

Ci sono altre esperienze significative prima di “The Voice”?

Altra grande soddisfazione sono stati i Mad Joker nati nel 2006 con il batterista Sergio Auguero, che per me è come un fratello. Suonavamo rock che andava dagli anni ’80 al grunge, la band poi ha cambiato nome in No One Sleep, ci siamo divertiti molto, anche come tributo ai Pearl Jam. Abbiamo debuttato al Giostrà di Bologna, un posto completamente inadeguato per una rock band. Fu una delusione enorme, ma poi altrove le cose sono andate molto meglio e mi sono preso tante rivincite. Poi ho avuto un momento di difficoltà, tanti sforzi portavano poco e così dal 2008 al 2010 faccio quasi solo il barman, un lavoro che mi riesce bene, i locali dove lavoro funzionano molto, c’è un pubblico sempre fedele ed in crescita. Mi gioco bene le mie carte e sotto insistenza dei proprietari faccio anche qualche serata cantando. Porto avanti il mio percorso in palestra, mi sento bene.

 

Quindi ritrovi entusiasmo?

In realtà non l’avevo mai perso, ma sai mi trovo soldi in tasca, anche una certa gratificazione professionale in una cosa che mi piace, le ragazze non mancavano, anzi. Pensa che faccio anche l’animatore sportivo, e mi diverto. Ma la musica da qualche parte doveva tornare. Ed infatti mi chiama un certo Rudy e mi dice “Sono il cantante degli Ostetrika Gamberini, esistiamo dal 1996 e facciamo un centinaio di date all’anno, io mi devo ritirare perché ho i miei cazzi, tu sei quello giusto per prendere il mio posto. Si parla di repertorio e di come lui fosse la figura centrale e non sarebbe stato facile sostituirlo. Ma sinceramente mi spaventava anche il discorso della tenuta vocale, si trattava di mettere sotto sforzo la voce con una frequenza a cui non ero abituato. Così accetto e mi metto a studiare canto e respirazione per gestire bene le mie doti e la cosa aiuta molto. Con gli Ostetrika Gamberini (oltre a me, ci sono Paolo, tastiere; Nane al basso; Massimo alla batteria e Bruno alla chitarra), oggi siamo come fratelli, abbiamo fatto un viaggio lunghissimo, ed anche se non è facile continuiamo a portare in giro musica ed ora che siamo ad un passo dal nostro album di esordio, ripenso a questo viaggio e dico che ci siamo meritati un’occasione vera.

 

Si ma non divagare, adesso si arriva a “The Voice” e voglio tutti i particolari.

Si hai ragione. Mi arriva una telefonata e mi viene proposto di partecipare ad un nuovo talent per cantanti, mi dicono che hanno visto i miei video e mi ritengono una figura adatta. Io rifiuto categoricamente, la parola “figura” mi fa incazzare. Da anni combatto per essere visto come un cantante e non come il ragazzo muscoloso con i tatuaggi che canta e quindi dico no. Ma insistono dicono che le selezioni vengono fatte con i giudici girati che ascoltano solo il pezzo. Resto dubbioso, ma accetto. Alle selezioni mi consegnano il numero 46, il mio idolo Valentino Rossi, lo prendo come un bel segnale. Sono l’unico che rompe i coglioni quando legge i contratti che sono delle vere e proprie frustate al diritto degli artisti. E pur di avermi alle finali modificano qualche punto. Entro nella squadra di Piero Pelù e mi gusto tutto il viaggio, sono quello polemico, sempre a rompere le palle, ma mi diverto. Piero mi tratta come un fratello minore, mi insegna tante cose. Si discute, si litiga e poi ci si abbraccia. Stringo contatti e legami con tanti che durano ancora oggi, anche se poi scopro il dietro le quinte che ha le sue zone d’ombra pessime.

 

Sinceramente cosa hai imparato da questa esperienza?

Artisticamente molto, perché comunque si canta, si studia, si impara ad apprezzare anche la musica diversa da quella che ti piace. Piero è un generoso, non ha segreti, ti regala tutta la sua esperienza. Per il resto è televisione, il produttore veniva a dirmi di incazzarmi perché a lui delle canzoni non gli interessava niente, voleva solo raggiungere il 23% di share, che era quello che garantiva buone dosi di pubblicità. Poi comunque vedi da vicino leggende come Raffaella Carrà e scopri che hanno ancora entusiasmo in quello che fanno ed è bello. Quindi capisci come vanno certe cose. Come detto arrivo secondo dietro a Elhaida Dani, ma se pensi che ho quasi sempre cantato canzoni rock, è come una grande vittoria.

 

Finisce “The Voice”. Cosa succede dopo?

Finisce che firmo per la Universal che da subito dimostra zero interesse nel mio lavoro. Vado tre volte “A quelli del calcio…” e mi fanno fare il tifoso, a me che del pallone non interessa niente. Chiedo al conduttore Nicola Savino di farmi cantare la mia canzone, mi dice che deve chiedere e poi non succede niente e così rifiuto gli inviti successivi. Capisci come funziona? A loro della musica non interessa niente, vogliono burattini che parlino di pallone e puttanate. Sennò ci va il gruppo che la casa discografica ha pagato per suonare quei tre minuti l’ultimo singolo. Però le cose positive sono tante, le date con gli Ostretika aumentano, faccio varie collaborazioni, anche extra musicali, come l’attore, insomma la band ed io, ci ritagliamo nuovi spazi. Addirittura nel 2017 usciamo con il calendario della band, che vende molto.

 

In questo ambiente cosa ti ha deluso di più?

Sono emotivo come tutti, ma non guardo oltre la realtà. Mi ha deluso che la Universal, da cui finalmente nel 2015 mi sono liberato, avesse tra le mani un artista in quel momento conosciuto e non abbia fatto niente e dico niente per dargli visibilità. Non penso di essere il migliore, ma almeno provateci qualche mese, se poi non funziona amen. Ed invece mi chiamavano le radio, anche quelle grosse – sai negli anni ho tessuto tante amicizie nel giro – per dirmi “Ma Tim, come mai non abbiamo ricevuto il tuo nuovo brano?”. E così lo spedivo io, ma come puoi capire non è la stessa cosa. Si, ti senti frustrato ed anche abbandonato. Poi è successa quasi la stessa cosa con l’etichetta Baraonda, insomma sembra che nella discografia non interessi a nessuno vendere dischi. Pensa che con il singolo “Ti rubo gli occhi” abbiamo avuto 450.000 visualizzazioni sui social, ma in Baraonda non hanno pensato che valesse la pena insistere e così un anno dopo li ho salutati. Ma non ci siamo mai fermati, con gli Ostretrika Gamberini abbiamo sempre suonato, perché la gente ci vuole e lo dimostra che usciremo che nel 2018 con un album di fatto finanziato dai nostri fan.

 

Ed allora Tim guardiamo avanti con positività, adesso c’è il nuovo singolo “Kattivo” e con la tua band c’è in programma un album.

Ostretrika Gamberini è come una famiglia, suoniamo in giro, portiamo cover e brani nostri alle feste, nelle piazze, la gente si diverte, c’èsempre un’atmosfera gioiosa e questo mi piace molto.

 

Tim, i vostri brani inediti sono molto belli, te lo dico sinceramente. “Nudi e perpendicolari, l’ultimo “Kattivo” è materiale tosto, chitarre e melodie, pezzi che funzionano in un contesto di rock italiano. Adesso è il momento di fare il salto.

Guarda i nostri singoli video, hanno numeri alti di visualizzazioni su youtube e di ascolti in digitale, le cose che danno visibilità oggi. Quindi ci serve una struttura che creda in noi. Forse ci siamo, ogni giorno passo ore al telefono a valutare le proposte. Ci muoviamo in autonomia nella produzione, ma poi ci serve qualcuno per il salto in avanti. I primi dell’anno ci consegneranno l’album di esordio “Nudi e perpendicolari”.

 

È un titolo – spiega Tim – dal duplice significato, parla di amore, ma anche di chi si rincorre, di chi cerca senza saperlo. Contiene i pezzi dei singoli scritti in questi anni e materiale del tutto inedito.

Per chi scrive è un disco significativo nel panorama italiano che si prospetta come un punto di svolta per Timothy e la sua band, c’è sudore, talento e passione. E come dice lui: “Sincerità, fingere non serve, il pubblico non lo freghi”.

 

 

Per saperne di più su Timothy : www.timothycavicchini.itwww.facebook.com/pg/Timothy-Rock-Cavicchini – twitter.com/tcavicchiniInstagram.com/timothy.rock  www.facebook.com/Ostetrika-Gamberini

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