Una fresca notte di fine Ottobre; un locale accogliente come un teatro, il Phenomenon Club di Fontaneto d’Agogna (NO), oscuro come una cattedrale, disperso nei boschi della Val di Sesia. Nulla può essere meglio di questa location per accompagnare il ritorno dei Bardi Spettrali di Halifax, i Paradise Lost, per il tour dello splendido ‘Medusa‘. Ad aggiungere valore, le performance di apertura di due ottimi gruppi: Sinistro e Pallbearer. Che il sipario si alzi: la danza degli Spiriti ha inizio.

 

Il primo atto viene interpretato da una band assolutamente sui generis, difficile da digerire ma incredibilmente affascinante e ricca di talento. I portoghesi Sinistro, che pubblicheranno, il prossimo Gennaio, il loro terzo lavoro ‘Sangue Càssia’, sono un oggetto che brilla di luce oscura e difficilmente catalogabile, oscillando tra ambient, dark wave, goth-rock e quel tipo di performance rock, definita cabaret, che caratterizzava i primi passi dei The Doors. Proprio la voce strabiliante della singer Patricia Andrade, grandiosa live performer, che palese influenze vocali di Siouxsie and the Banshees, P.J. Harvey e Diamanda Galas (specie nell’incredibile e sconvolgente teatralità), si dimostra il fulcro di una band e di un concerto davvero indimenticabile, e non solo per gli estimatori di questo filone. Disturbanti ed eleganti.

 

 

Dotati di uno stile estremamente vicino ai Paradise Lost di Icon, ai rallentamenti solenni dei My Dying Bride di ‘Like Gods of the Sun’, ma con vocal ed attitudini quasi prog, i Pallbearer, che vengono dal posto più improbabile per un sound di questo tipo (Little Rock, Arkansas), si mostrano in tutta la loro robusta ed esplosiva magniloquenza doom, puntando sul loro ultimo lavoro ‘Heartless’ e dimostrando di avere il loro punto di forza nelle chitarre di Holt e Campbell, con quest’ultimo a fustigare, con la sua voce, i penitenti che danzano sulle granitiche melodie del four-piece nordamericano. Molte influenze evidenti, ma sapientemente miscelate da un gran senso del pathos e della melodia, ottimo antipasto prima che l’Oscuro Sipario di Albione si alzi.

 

 

Giungono silenziosi come i venti autunnali, i Paradise Lost, per poi esplodere e coglierti di sorpresa come le freddi correnti dell’Atlantico ma, con la stessa repentinità, in grado di scuoterti e farti danzare con e contro i tuoi tormenti.

Le chitarre di Aedy e del britannico dal taglio irochese MacKintosh dettano l’inizio della marcia degli spettri con ‘From The Gallows’ da ‘Medusa’ e lasciando che Holmes intoni le litanie iniziali (con qualche problema di audio per la voce, nei primi due pezzi) che si gettano, dopo, in ‘Tragic Idol’. Imperiosa e letale, in questo sabato 28 ottobre, appare la batteria di Waltteri Väyrynen, un metronomo oscuro che terrà il tempo implacabilmente ed in maniera eterogenea, su brani quali ‘Gods of Ancient’ ma anche su track più dinamiche e del periodo meno brillante dei Paradise Lost, come ‘One Second’ che, grazie al grande talento live dei britannici e della loro ritrovata vena creativa, riusciranno ad apparire notevolmente migliore della loro versione da studio.

 

MacKintosh lavora di fino, con i suoi costanti, essenziali e diffusi assoli brevi e lead che accompagnano ogni song, da ‘Erased’, ‘Medusa’ oppure ‘Eternity of Lies’, rendendo ogni passaggio un inno oscuro ed introspettivo, aiutato dalle cadenze melodiche del gemello Aedy e dal pulsare novembrino del basso caldo ed avvolgente di Edmondson.

Holmes, risolti i problemi iniziali, fluttua dalla catacombali e meravigliosamente oscure vocal dei primordi, ripresentatesi nell’ultimo periodo della band, scolpendo negli animi le parole di ‘Faith Divides Us……’ e della trascinante ‘Blood and Chaos’, ai passaggi più melodici ed heatfieldiani della superba ed incendiaria (appunto) ‘Embers Fire’, l’inno di battaglia dei Fantasmi d’Autunno, che chiude la prima parte del concerto.

 

C’è il momento dell’encore, che ci offre, servito dalla gotica compostezza dei musici albionici, la struggente ‘No Hope in Sight’, il gioiello dell’ultimo lavoro ‘The Longest Winter’ ed il sigillo conclusivo ‘The Last Time’, dalla gemma spietata di ‘Draconian Times’.

 

Un concerto viscerale, intenso, di intima magniloquenza, per una band che sa rendere l’intimismo sempre, incredibilmente titanico.

 

Dal mare sono arrivati gli spiriti: Halloween avrà la sua Danza Macabra. Solenni come non mai.

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