Non partecipare ad un concerto degli H.E.A.T. deve essere considerato alla stregua di un reato contro la morale comune. La band svedese negli ultimi anni ha sfornato un capolavoro dietro l’altro e anche se l’ultimo “Into The Great Unknown” ha fatto storcere un poco il naso ad una parte dei loro fan, non si può dire che non sia un ottimo album. Certo è diverso e in alcune parti sono state adottate soluzioni più pop, ma non si può negare che la qualità sia di altissimo livello. Rispetto all’ultima data c’è un importante cambio in formazione, con il rientro di Dave Dalone (annunciata in diretta Facebook da Erik Grönwall nella data acustica dello scorso anno al Blue Rose Club di Bresso) al posto dello storico Eric Rivers. La serata di domenica 5 novembre ha come culla il palco del Legend Club di Milano, luogo sempre più importante quando si parla di eventi di un certo spessore artistico. La serata è una di quelle kermesse che si ricorderanno anche dopo molti anni. Non solo per la deflagrante prestazione di Erik e compagni, ma anche per un paio di episodi (uno bellissimo e l’altro spaventoso) che si sono verificati.

 

Il compito di aprire la data degli H.E.A.T. tocca a due interessanti band. I Black Diamonds sono svizzeri e hanno all’attivo già tre cd nella loro discografia. Attivi da più di un decennio, hanno appena dato alle stampe il loro nuovo cd (“Once Upon A Time”). I ragazzi d’oltralpe sono alla prima data nel nostro paese (come del resto i Degreed) e si presentano con un look scintillante e un sound musicalmente riconducibile allo “street” degli 80’s. Pur non inventando nulla di nuovo, riescono a catturare la nostra attenzione con brani come “We Want To Party”, “Love Stick Love” e “Thrillride” (cantata dal bassista Andi Fassler). Tra suoni alla L.A. Guns, un pizzico di Faster Pussycat e qualche timida inflessione alla White Lion (il cantante in certe parti ci ha ricordato un giovane Mike Tramp) portano a casa il loro show, riscuotendo numerosi applausi. Giovani, ruffiani quanto basta, ma molto divertenti.

 

Seconda band ad esibirsi sono i Degreed, svedesi di Stoccolma. Anche loro hanno un nuovo lavoro da promuovere (“Degreed”), ma il loro genere musicale si discosta un poco dal tema generale. Il loro hard rock di matrice scandinava risulta essere più pesante e più tendente al metal. Certamente più tecnici rispetto ai Black Diamonds, puntano più sull’impatto sonoro che sulla melodia in sé stessa. Le varie “Save Me”, “Animal” (ritmata e dotata di un buon “tiro”), la buona “Tomorrow” (sulla falsariga di una power ballad), la pompatissima “War” (di sicuro la migliore del lotto) e il singolo “Shakedown” (dalla linea melodica particolarmente azzeccata) ci mettono di fronte un gruppo compatto, con pochi fronzoli e che punta diritto al sodo. “The Scam” posta in chiusura ci regala l’ultima scarica di adrenalina prima che si chiuda il sipario. Non male, in un altro contesto potrebbero dire la loro. Comunque la foto di John Candy (presa da un “Biglietto per due”) e posta sulla grancassa della batteria vale almeno due punti in più.

 

 

Sono le ore 22:30 e subito dopo l’intro di “The Heat Is On” di Glenn Frey comincia la magia H.E.A.T. Erik era dato non in forma perfetta (ha rinunciato alle interviste per risparmiare la voce) ma sono bastate una manciata di canzoni per raggiungere uno stato altamente accettabile. Subito dall’opener “Bastards Of Society” si viene investiti in pieno dalla carica dei 5 ragazzi svedesi. Crash e Jimmy alla sezione ritmica non perdono un colpo, mentre Jona e Dave ci deliziano con la loro classe brano dopo brano. Erik poi è la solita forza della natura. Incontenibile e prorompente nel suo adrenalinico modo di affrontare il palco è senza ombra di dubbio uno dei migliori frontman a livello mondiale. Le tracce estratte da “Into The Great Unknown” acquisiscono una nuova veste, molto più potente e adrenalinica che su disco. Ed è un piacere ascoltare le nuove “Redifined”, “Best Of The Broken” e “Eye Of The Storm” intervallate da brani storici come “Straight For Your Heart”, “Breaking The Silence” e “In And Out Of Trouble”.

 

Avevamo accennato a due momenti topici, eccoli. Il primo avviene durante “Into The Great Unknown” quando Erik prende in braccio un bimbo di 7 anni portandolo sul palco. La cosa splendida è che il bimbo, per niente intimorito, ha cantato benissimo il chorus della canzone. Un plauso ai genitori, lo state crescendo alla grande. Il secondo poteva invece avere conseguenze drammatiche. Durante “Beg Beg Beg” Erik si fa trascinare in un crowd surfing fino al bancone del bar. Dopo esserci salito sopra per continuare a cantare si avvicina troppo al ventilatore a soffitto. Il passo e breve e una pala lo colpisce sulla tempia provocandogli un vistoso taglio con conseguente sanguinamento. Ringraziamo il Dio del rock che non l’abbia preso in un occhio, se no saremmo qua a raccontarvi un’altra storia. Comunque Erik, come un novello Chris “Izzy” Cole, invece di preoccuparsi ha ricominciato come se nulla fosse, mettendoci ancora di più anima e corpo. Le versioni di “We Rule” (solo piano e voce) e il trittico finale nei bis lo fa uscire come un guerriero ferito ma vittorioso.

 

 

Impareggiabile questo ragazzo, non smette mai di stupirci. Infatti nel dopo show si è presentato con tutta la band scherzando e concedendosi a tutti i presenti per foto e autografi (alla fine, dopo che l’ultimo fan ha preso la via di casa, si è fatto finalmente portare al pronto soccorso per farsi ricucire il taglio).

 

Non ci resta che ringraziare la Hub Music Factory, la B.A. City Factory e il Legend per aver organizzato con la solita professionalità questa indimenticabile serata. E in ultimo gli H.E.A.T. per il grande show che ci hanno regalato.

 

Non importa se nubifragi, tempeste o tormente di neve cerchino di impedirvi di assistere ad un loro concerto, dopo uno dei loro live tutto passa in secondo piano. H.E.A.T. : se non ci fossero dovrebbero inventarli!

 

 

H.E.A.T. Set list:

1. Bastards Of Society

2. Mannequin Show

3. Straight For Your Heart

4. Redifined

5. Into The Great Unknown

6. 1000 Miles

7. Beg Beg Beg (incl. Whole Lotta Rosie degli AC/DC)

8. Drum Solo

9. Breaking The Silence

10. We Rule

11. Time On Our Side

12. Guitar Solo

13. Eye Of The Storm

14. In And Out Of Trouble

15. Best Of The Broken

16. Inferno

 

bis

17. Point Of No Return

18. A Shot At Redemption

19. Living On The Run

 

Le foto del concerto QUI

Facebook Comments