GENUS ORDINIS DEI

Great Olden Dinasty

Eclipse Records

Release date: 24 Novembre 2017

 

 

La stirpe dell’ordine divino colpisce ancora. Già recensiti nel 2013 per il loro splendido debutto ‘The Middle’, il quartetto cremasco dei Genus Ordinis Dei si riaffaccia sulla scena con questo lavoro di possente ed oscura epicità che porta il nome di ‘Great Olden Dinasty’.

 

Con le prime due track, ‘The Unleashed’ e ‘You Die in Roma’, il combo lombardo mostra subito uno dei passi avanti più importanti, avvenuti in questi quattro anni: la rifinitura e la ricerca, ancora più approfondita, di uno stile sempre più personale. Ciò che esce dai solchi digitali del CD, infatti, è un percorso ancora più peculiare verso lo sviluppo di un death sinfonico (già possessore di una forte identità) che abbraccia più influenze per un risultato ancora più travolgente, entusiasmante ma anche cupo ed introspettivo. Nick e Tommy Monticelli, le due asce della formazione di Crema, portano avanti, in una traccia come ‘The Flemish Obituary’ un senso sinfonico che, ovviamente, fa riferimento a band come At the Gates oppure ai Dimmu Borgir di ‘Death Cult Armageddon’, ma inserisce visioni del concetto di death melodico, che arrivano da ambiti meno battuti: i Path of Possession di George Corpsegrinder Fisher (Cannibal Corpse….non dovrei nemmeno scriverlo, ma non si sa mai!) e, soprattutto, i Machine Head di ‘Onto The Locust’, soprattutto per l’uso di linee vocali harsh ed howl dal sapore epico tutti sui generis. In questo, un grande lavoro viene fatto dal singer Nick (Niccolò Cadregari) (anche chitarra), che gestisce benissimo un cantato estremo, cupo, imperioso ma di matrice più ‘U.S. oriented’, svariando con tutte le sfumature possibili di questa tecnica, sulla falsa riga di Gary d’Eramo dei Node; il risultato lo si vede in brani come ‘Sanctuary Burns’ o una delle top-track che è ‘Halls of Human Delight’.

 

Questo, però, è solo una degli aspetti dell’evoluzione stilistica dei GOD. Lo stesso uso delle tastiere (ad opera della chitarra Tommaso Monticelli), alla ricerca di un tappeto che si fonda perfettamente con gli intrecci di chitarre, le quali danzano ed assaltano con la fluidità che avrebbe il buon Nightcrawler di X-Men, alternando fughe, accelerazioni ed ultra-stoppati per i passaggi più imperiosi, sorretti da un sessione ritmica che non perde un colpo e segna con carattere i cambi di passo, tutto grazie alla batteria di Richard Meiz ed al certosino lavoro di basso di Steven Olda.

 

Da questo splendido insieme, si ottiene ‘Mortem’ oppure la conclusiva ‘Greyhouse’, altri bellissimi brani di questo lavoro incredibilmente accattivante ed omogeneo il quale, però, offre anche ulteriori spunti per futuri passi in avanti, verso dischi sempre più particolari: la scintilla di questo pensiero è proprio il brano che è stato più pubblicizzato. Parliamo di ‘Salem’, dove Cristina Scabbia duetta con Nick. Al di là della bontà del brano in sé e del lavoro di Cristina, il risultato fa pensare che una continua ricerca verso la melodia (senza abbandonare potenza, aggressività e complessità) sia la chiave per i GOD verso sviluppi sempre più entusiasmanti (che non prevedono, obbligatoriamente, l’uso di una voce famminile).

 

‘Great Olden Dinasty’ è, di certo, un gran bell’album, intrigante e coinvolgente e, cosa che ancor più esalta l’ascoltatore, la dimostrazione che rischiare e seguire l’istinto artistico personale, nel metal, paga sempre, alla lunga distanza. La Dinastia dei Grandi Antichi è qui per rimanerci.

 

 

Tracklist:

1. The Unleashed

2. You Die in Roma

3. Cold Water

4. The Flemish Obituary

5. Sanctuary Burns

6. Morten

7. ID 13401

8. Halls of Human Delights

9. Salem

10. Greyhouse

 

 

Line-up:

Nick K (vocals & guitars)
Tommy Mastermind (guitars & orchestra)
Steven F. Olda (bass)
Richard Meiz (drums)

Special Guest: Cristina Scabbia (Lacuna Coil)

 

Link:

FACEBOOK – TWITTER – INSTAGRAM – SPOTIFY