Il più grande chitarrista di tutti i tempi, secondo la classifica stilata qualche anno fa da Rolling Stone, nasceva 75 anni fa a Seattle. Era il 27 novembre del 1942 quando vedeva la luce James Marshall Hendrix, per tutti semplicemente “Jimi”.

 

La sua breve esistenza (muore nel 1970, a soli 28 anni, a Londra) sarà cruciale per le sorti del rock. Imbracciando la fedele Fender Stratocaster, da allora simbolo di ribellione e di passione allo stato puro, Jimi Hendrix riscrive le regole di un genere ancora giovane e lo accompagna nella modernità: nel suo sound si mescolano il blues, la black music, l’hard-rock, il rock’n’roll e chissà quante sfumature ancora.

 

Un vero genio messo alla prova fin dalla tenera età, quando gli viene regalata la prima chitarra, uno strumento per destri che lui, mancino, decide di suonare al contrario.

 

Il resto è leggenda: il successo folgorante raccolto in Inghilterra, la consacrazione in patria al Festival di Monterey e il “sacrificio” della chitarra sul palco (i resti si trovano oggi nel Memorial a lui dedicato a Seattle), la celeberrima esibizione a Woodstock con l’inno americano che si fa gemito per ricordare le vittime della guerra in Vietnam.

 

 

Jimi Hendrix è stato questo, e molto altro. E chissà cosa avrebbe potuto lasciare se la sua esistenza non si fosse fermata troppo presto in quell’appartamento del Samarkand Hotel.

 

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