Il thrash nella sua massima espressione, tutto in una notte. Degno di un main event di boxe (ma c’è il sottoscritto purtroppo, a raccontarvelo, e non il grande Rino Tommasi), lo show che ha affollato quasi a livello di sold-out da soffocamento (ed ha creato alcuni problemi agli spettatori, purtroppo) il Live Club di Trezzo d’Adda, vedeva protagonisti principali i Testament ed i loro 30 anni di carriera (usciva esattamente 31 anni fa ‘The Legacy’) e come ospiti di lusso, Annihilator e Death Angel: un programma degno del D-Day, in quanto a deflagrazione musicale ed impatto sui kid che hanno stipato il locale lombardo.

 

Death Angel ad aprire….e qui parliamo dei problemi logistici. Causa la grandissima affluenza di pubblico, infatti, per non si sa quali errori o inconvenienti, la fila per l’ingresso non si è riuscita a smaltire nell’ora precedente l’inizio della performance di Osegueda e soci e, di conseguenza, molte persone hanno perso più di metà esibizione del combo californiano (noi compresi). La situazione era complessa ma dispiace quando inconvenienti di questo tipo pregiudicano una serata, per tutto il resto, grandiosa. Messi da parte i problemi, riusciamo ad entrare ed a goderci almeno 20 minuti del quintetto di San Francisco che, come al solito, mostra scioltezza, energia ed impatto da far crollare ogni tipo di resistenza, come un bombardiere che elude la contraerea. A farla da padrone, brani degli ultimi due lavori ed alcune citazioni dal passato, come la dilaniante ‘Mistress of Pain’ o l’incipit di ‘The Ultra-Violence’, che da sola basta a scatenare una vera fissione nucleare tra il pubblico. I suoni sono grandiosi, la band in grande forma, guidata dall’iconica coppia Osegueda-Cavestany che, sulle note di ‘Thrown to the Wolves‘ o la gemma dell’ultimo album gioiello, ‘Evil Divide’, vale a dire la superba ‘The Moth’ conclude uno show (al di là degli inconvenienti d’ingresso) davvero troppo corto, per una formazione di questo calibro ed in questo stato di forma. Killing Skaters are back!

 

Dopo i bombardieri, è il turno dei caccia intercettatori, votati alla velocità, ai duelli all’ultima virata ed agli attacchi suicidi: gli Annihilator sono tornati per fare molto, molto male. A livello complessivo, la band che forse ha reso meglio, sotto ogni punto di vista, la creatura di Jeff Waters, ormai tornata saldamente nelle sue mani, dopo lo split con il singer Dave Padden, assalta, con un sound di chitarre più grezzo ed asciutto ed un Fabio Alessandrini (home-boy ed eroe musicale nazionale) assolutamente devastante nella sua fluida opera agli apparati d’artiglieria pesante, la band canadese affonda subito il colpo con ‘One to Kill’, dall’ultima fatica ‘For the Demented’, dalla quale verrà eseguita anche la dinamica ‘Twisted Lobotomy’. Il ‘King of The Kill’ o ‘Waking the Fury’, visto il feroce e virtuoso approccio dato dall’istrionico Jeff Waters a brani molto classici come ‘Set the World on Fire’, ‘King of the Kill’, ‘Phantasmogoria’ o le immortali ‘Alison Hell’, ‘W.T.Y.D’ e la conclusiva ‘Human Insecticide’, track che suggella una performance incredibili, aggressiva e virtuosa come solo il chitarrista della British Columbia (da sempre considerato una sorta di Eddie Van Halen del techno-thrash) ed i suoi compagni (è chiara l’impostazione da progetto solista, ormai) avrebbero potuto offrire, in un’ora scarsa, ad un pubblico sempre più vicino al punto di fusione. Ora, però, si aspettano album non solo buoni, ma eccezionali come questa serata. The Psycho King is ready to kill!

 

 

La battaglia raggiunge il climax e quando il momento diventa cruciale e lo scontro epico, scendono in campo i mezzi pesanti…..ma qui, oltre alla potenza, abbia la velocità e l’imprevedibilità. Un carro armato dalle movenze di un felino: ecco come appaiono, oggi, i Testament, qui per celebrare 30 anni (31, a voler essere pignoli) di una carriera all’insegna del thrash metal violento ma virtuoso, folgorante ma anche melodico, rabbioso ma anche entusiasmante. ‘Brotherhood of the Snake’, seguita da ‘Rise up’, danno inizio alle ostilità, con i presenti subito pronti a scatenarsi in un selvaggio mosh-pit datato Clash of the Titans e guidato da quel carro-armato di fluidità che il virtuosistico drumming di Hoglan (forse con qualche trigger di troppo), che sarà l’elemento di spicco dell’esibizione della band nordamericana, assieme ad un incontenibile Skolnick, in assoluto stato di grazia non solo durante il suo turno solista che precede ‘Electric Crown’, ma su ogni singolo assolo: ‘More than Meets the Eye’, ‘Into the Pit’ e la titanica ed applauditissima ‘Low’, sono solo alcuni esempi di una set-list da urlo. Peterson detta i tempi dei cingoli di questo tank virtuoso, guidato dal rombo maligno di Di Giorgio, anche lui in grande spolvero, mentre ad urlare con la consueta voce rocciosa da Grand Canyon, abbiamo un Chuck Billy più disteso che aggressivo, tale è il feeling che ha raggiunto con compagni e pubblico. Sì, perchè c’è solo energia e nessuno sforzo, ogni volta che i Testament lanciano un classico sul pubblico, che sia del presente come ‘Stronghold’, o del passato, come ‘First Strike is Deadly’ e ‘New Order’, che chiudono l’esibizione canonica.

 

Ma è con i bis (articolati in due parti) che lo Sherman d’assalto Testament dà il meglio di sé: ‘Pratcice What you Preach’ e, soprattutto, l’uno due finale, il caricamento e l’esplosione sancite da ‘Disciples of the Watch’ e dal colpo di grazia ‘Over the Wall’, stendono definitivamente il pubblico, per una band che mostra una forma ed una sicurezza incredibili, che ci assicurano che, anche nel caso in cui diano ‘solo’ il 99% (di pochissimo il titolo di best band della serata va agli Annihilator, come già detto), i Testament lasciano il segno e mostrano che sono qui per fare sul serio e non per stare sugli allori. La Fratellanza del Serpente è più forte che mai!

 

 

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