Il punk-hardcore proveniente dalla grande mela è formato da band che si sono sempre supportate a vicenda e formano una specie di Famiglia, anzi senza il “specie”. I CRO-MAGS ne facevano parte, erano l’anima trashcore, hanno segnato la scena con album rimasti indelebili nei fan del genere. HARLEY FLANAGAN è, praticamente nato in mezzo a questo mondo, da quando aveva dodici anni cavalca palchi suonando prima la batteria con i The Stimulators e poi il basso nei CRO-MAGS, insomma una leggenda vivente del New York Hardcore, meglio conosciuto come NYHC sigla che, spesso, i seguaci delle band si tatuano sulla pelle.

 

Il locale che ospita l’unica data Italiana del folletto newyorchese è il Legend Club di Milano. Le band scelte per aprire la serata troviamo gli UprisingHC da Brescia e dalla Danimarca i LIFESICK.

 

In leggero anticipo sulla tabella di marcia (molto strano per la prassi) inizia la band nostrana, già vista in un paio di eventi; punk hardcore diretto molto vicino ai suoni del NYHC, il pubblico che si attesta su circa centocinquanta paganti, supporta ed applaude, come nella precedenti occasioni non deludono.

 

Dopo una breve pausa arrivano i LIFESICK, attivi da qualche anno anche il loro sound ricalca quello classico dell’hardcore Old School con punte Trash. La doppia chitarra imprime alle canzoni un sound bello corposo, non male.

 

 

Nel frattempo un folletto con il cappello da Babbo Natale si aggira tra i presenti…un ometto che ha vissuto in pieno quello che era il mondo e l’atmosfera che si respirava a New York con la nascita del punk, in locali storici come il CBGB in un momento non facile con la  recessione che aveva colpito l’America in quegli anni. Tutta la storia e di più la potete trovare nel libro scritto dalla stesso Harley Flanagan e presentato prima del live “La mia vita Hard-Core- Punk, Skin e altre storie di New York  City” edito da Goodfellas Edizioni.

 

Pronti i musicisti sul palco, Flanagan si presenta con barba e cappello da Babbo Natale a ricordare, se ce ne fosse bisogno, l’imminente festività. Cosa si aspettano i numerosi fan accorsi questa sera? Un omaggio alla carriera nei Cro-Mags, è così è stato. Si parte con “We Gotta Know” e via via snocciolando pezzi dai principali album della sua “vecchia” band; setlist intervallata anche da canzoni tratte dal suo recente album, furbescamente intitolato, “Cro-Mags” come “Guilty Until Proven Innocent”. Ringrazia il pubblico, elogia l’Italia, dice che prima o poi si trasferirà qui (è tutto bello da turista…) e che vorrebbe che sua moglie gli parlasse in italiano perché trova il suono della lingua “terribilmente sexy”. La grinta è intatta, i musicisti che lo accompagnano sono all’altezza per regalarci un’ora abbondante di ottimo Trash-Hardcore suonato cattivo come deve essere.

 

Il pubblico poga e si tuffa dal palco, come al solito, a volte finendo rovinosamente sul pavimento, poco male, fa parte del gioco. Harley resta a torso nudo, sfoggiando un fisico asciutto per i suoi 50 anni, fisico scolpito da anni di palestra e di arti marziali. Un po’ filosofo un po’ ribelle il nostro lascia tutti contenti, il concerto regala soddisfazioni; alla fine chiama le altre due band di supporto sul palco per una foto corale, musicisti e pubblico, prima di salutare ribadisce che l’Hardcore è composto da tre fattori importanti: Unità, Unità, Unità, tra i musicisti tra il pubblico e fra entrambi. A ribadire che non bisogna mai dimenticare da dove arrivi e che senza un pubblico un artista non è nulla. Orecchie che fischiano a parte, ottimo concerto, grande lezione di umiltà da parte di un icona del Punk mondiale, che qualcuno prenda esempio.

 

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