RICK SPRINGFIELD

The Snake King

Frontiers Music srl

Release date: 26 gennaio 2018

 

 

Giunto con questo “The Snake King” alla sua diciottesima prova in studio, Rick Springfield si concede una deriva nell’esplorazione del blues come forse mai prima nella sua lunga carriera.

 

Dopo gli inizi nella natia Australia con gli Zoot, di cui si ricordano – in pochi – il quasi omonimo platter “Just Zoot”, peraltro di successo geograficamente limitato e di proporzioni non eclatanti, Springfield esordisce da solista nel 1972, ma è solo nell’81 che conosce il successo con il classico “Jessie’s Girl”, che gli valse anche un Grammy come “Best Rock Vocal Male Performance”.

 

Da allora la sua è stata una carriera musicale senza grandi picchi, in ambito Rock, Power Pop e talvolta AOR, mentre la sua notorietà è andata consolidandosi soprattutto come attore, in particolare per le partecipazioni alla serie tv “General Hospital”, in cui ha recitato in maniera più o meno continuativa fin dall’iinizio, nel lontano 1981.

 

Oggi Springfield pubblica per l’italianissima Frontier il suo ultimo lavoro. Si tratta di un album di 12 brani, lungo i quali l’amore del cantautore per certo Blues/Rhythm & Blues del passato emerge chiaramente, con diversi brani in dodici battute e una partecipazione decisiva di una corposa sezione fiati.

 

L’incipit è “In The Land Of The Blind”, un brano vagamente springsteeniano, energico e diretto, che apre le danze nel modo migliore. Già nella seconda song “The Devil That You Know” si vira decisamente verso quel Rhytm & Blues cui si accennava prima, ma è con la seguente “Little Demon” che si raggiunge il picco dell’album. La canzone è articolata sostanzialmente in due sezioni: inizialmente è un rock potente, quasi hard, contrappuntato opportunamente da interventi fiatistici mai invadenti, che poi si trasforma in un lento blues con emozionanti reminiscenze Southern.

 

Il programma prosegue con brani rock blues più canonici (“Judas Tree”, “Jesus Was An Atheist”, “God Don’t Care”), più o meno briosi, ma che in definitiva non lasciano granchè il segno. Oltre la metà dell’album troviamo un paio di belle canzoni che ne risollevano le sorti: “The Snake King”, un Country bello robusto, e “The Voodo House”, con inflessioni Southern. in entrambi i brani sembra di cogliere, in alcuni momenti, echi dei Whitesnake più roots.

 

Dopo “Santa is An Anagram”, un rock’n’roll divertente ma nulla più, si arriva infine alla chiusura: “Orpheus in The Underwood” è un brano tagliato sul format del classico dylaniano “Desolation Road”, sempre uguale a sé stesso col suo svolgimento narrativo su una base musicale ripetitiva.

 

Peccato che non siano stati allegati i testi al promo a nostra disposizione, dato che nella velina di accompagnamento si fa particolare riferimento alla loro particolarità, che purtroppo non si riesce a cogliere compiutamente col solo ascolto. Saremmo stati curiosi di indagarne i significati, in particolare quelli di “Jesus Was An Atheist”, che col suo titolo prevediamo potrebbe provocare qualche complicazione al suo autore, soprattutto in certe aree rurali americane.

 

“The Snake King” è in definitiva un lavoro ben suonato e ben suonante, consigliato agli amanti delle sonorità classiche della musica a stelle e strisce che volessero colmare con un album di qualità i periodi di attesa tra le uscite dei big del genere.

 

Tracklist:

1. In The Land Of The Blind

2. The Devil That You Know

3. Little Demon

4. Judas Tree

5. Jesus Was An Atheist

6. The Snake King

7. God Don’t Care

8. The Voodoo House

9. Suicide Manifesto

10. Blues For The Disillusioned

11. Santa Is An Anagram

12. Orpheus In The Underworld

 

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