MACHINE HEAD

Chatarsis

Nuclear Blast

Release date: 26 Gennaio 2018

 

 

Perchè, Rob? Ecco, è questa la domanda che sorge spontanea una volta che il laser ha terminato di raccontarci il tanto atteso nuovo lavoro dei mastodontici (fino a qualche momento fa..) Machine Head, tra i creatori, danneggiatori e poi salvatori del power/thrash moderno ed articolato. Il perchè iniziale, però, merita una spiegazione, dato che parliamo di una band tra le più importanti del metal attuale e, per quanto sembri strano, il vostro idegno scribacchino cercherà di essere conciso (per favore, non ridete: un po’ di fiducia!).

 

Probabilmente, l’intenzione di questo ‘Catharsis’, anche il base al titolo dato all’ultimo lavoro della band di San Francisco, era segnare un nuovo passa avanti nel loro straordinario sviluppo musicale ripreso, dopo i dischi deludenti successivi all’epocale debutto di ‘Burn my Eyes’, con l’eccezionale ‘The Bleeding’, e, ad essere onesti, le premesse con le prime note di ‘Volatile’ o della successiva title-track, c’erano tutti, visto che parliamo di un lavoro che racchiude al suo interno moltissimi passaggi di valore elevatissimo….ma, attenzione, passaggi e solamente qualche track per intero; il resto è il risultato di un tornado in una gioielleria.

 

 

‘California Bleeding’, ‘Kaleidoscope’ e ‘Bastards’ sono l’esempio più fulgido della confusione o, peggio, indecisione, che regna in questo disco. A passaggi chitarristici di thrash apocalittico, epico e modernamente oscuro, si affiancano ritmi, innesti e, soprattutto esperimenti vocali (e non….il battimani all’inizio di Kaleidoscope getterebbe nel panico anche una mente apertissima come Mkie Patton) che più che voglia di sperimentare ed ampliare gli orizzonti di una band che già ha notevolmente evoluto il mondo del thrash, sembra palesare la brava di un venditore di mostrare tutto il catalogo del magazzino, e non solo di un genere, ai possibili compratori, facendo cadere pile di oggetti che si mischiano a casaccio. Ascoltate solo l’inizio della già citata ‘Bastards’: un tapping atmosferico bellissimo che si sviluppa in un brano che sembra uno strano incrocio tra i Coldplay che si ritrovano con Malmsteen sul palco, ma suonando pezzi diversi.

 

 

Questo, sfortunatamente, è il motivo portante di quasi tutto l’album, se si eccettuano l’opener, ‘Psychotic’, ‘Heavy Lies the Clown’ o ‘Razorblade Smile’, dove l’intro di un Dave McClain autore di una performance sublime, durante tutte le tracce, dà il là ad un pezzo incredibile, che ci fa solo mettere le mani nei capelli, se pensiamo a cosa sarebbe potuto essere questo disco. Sì, perchè questo ‘Catharsis’, per quanto incredibile, ha un solo difetto: l’ego spropositato di Flynn di dimostrare di saper fare e di conoscere tutto, come quelle persone che cercano di essere amiche di tutti ma, poi, si ritrovano a non avere amici, proprio per l’ambiguità che generano.

 

Le chitarre di Flynn e Demmel, in effeti, sono grandiose, generano riff titanici ed assolo che scuotono l’anima e generano visioni mistiche, ma vengono affiancate da passaggi, sequenze ritmiche e scelte assolutamente fuori contesto, come lo sarebbe Eddie Murphy ne ‘La Caduta – Gli ultimi giorni di Hitler’. McClain ed il suo compagno di sessione ritmica, Eachern, fanno un lavoro splendido, specie per l’eterogeneità di ritmi che realizzano, assolutamente pertineti alla scrittura, ma, proprio in virtù di quest’ultima, spesso sembra di sentire quelle terribili band di nu-metal da sbarco (i famosi cloni dei cloni) che infestarono i ’90s; ascoltate ‘Hope Begets Hope’ e capirete cosa intendo, solo che qui piange il cuore a vadere cosa viene vanificato. Ultima cosa, la stessa prova vocale di Flynn, di alto livello tecnico ed espressivo, quando si ricorda di non essere un concorrente di ‘Amici’, costretto a cantare ogni cosa che gli viene sottoposta o fatta ascoltare, dai passaggi rap assolutamente incomprensibili di ‘Triple Beam’, ai tentativi di imitazione dei Korn in ‘Grind You Down’, accompagnati da armonici di chitarra da crisi di nervi, i quali, però, più che ad un Joker alla Ledger, fanno pensare al triste Lex Lutor di ‘Batman vs Superman’.

 

Un disastro? Sì, se si pensa alle gigantesche potenzialità contenute in questo lavoro, a molti passaggi di scrittura ed alla performance dei singoli musicisti e, soprattutto, se si guarda all’universo visionario, tematico ed emotivo che sfuma tristemente. No, se si considera l’album nel suo complesso: parliamo, in fondo, di un lavoro con alcuni brani davvero notevoli e molti passaggi che fanno venire la pelle d’oca, anche per la splendida produzione, ma che scatenano l’ira di qualsiasi metalhead di fronte alla ricaduta di Flynn nel periodo ‘The Burning Red’, dove voleva assolutamente piacere a tutti, specialmente a chi era trendy; immaginiamo la faccia di Dave McClain, già allora dietro le pelli, che si produce in un face-palm clamoroso. Per fortuna che, questo ‘Catharsis’, rispetto ad allora, mantiene molto della vera identità dei Machine Head. Abbiate pazienza: so’ ragazzi!

 

 

Tracklist:

1. Volatile

2. Catharsis

3. Beyond the Pale

4. California Bleeding

5. Triple Beam

6. Kaleidoscope

7. Bastards

8. Hope Begets Hope

9. Screaming at the Sun

10. Behind a Mask

11. Heavy Lies the Crown

12. Psychotic

13. Grind You Down

14. Razorblade Smile

15. Eulogy

 

 

Line-up:

Robb Flynn Vocals, Guitars

Dave McClain Drums

Phil Demmel Guitars

Jared MacEachern Bass

 

Link:

www.machinehead1.com

www.facebook.com/MachineHead

twitter.com/MfnH

www.instagram.com/machine_head

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