FROZEN CROWN

The Fallen King

Scarlet Records

Data pubblicazione: 8 Febbraio 2018

 

 

Accidenti! Accidenti, doppio e triplo accidenti! Apriamo con il classico tormentone del mitologico Dick Dastardly la recensione dei Frozen Crown e del loro debutto ‘The Fallen King’ perchè questa opera prima poteva essere un disco memorabile ma, per scelte ed ingenuità di tipo compositivo, rimane solo un buon lavoro, con idee esaltanti annacquate da scelte infelici.

 

Il quintetto meneghino, che vede come singer la bella e particolare voce di Giada Etro (Tystnaden) ci fa subito capire, con ‘Fail No More’ ed ‘To Infinity’ che il mood del loro suono e di gran parte dell’album è uno speed melodico/sinfonico di matrice europea che vede l’ingombrantissima presenza (più della mole del suo fondatore ed ex-chitarrista, Timo Tolki) degli Stratovarious nelle loro influenze, in particolar modo nelle linee vocali ed in buona parte delle melodie eseguite (splendidamente, questo va detto) da Giada e dal chitarrista/tastierista e mastermind della band, Federico Mondelli (Frontman dei Be The Wolf), con qualche intromissione di Labyrinth e Vision Divine. Se fosse tutto qui, sarebbe un disco abbastanza banale ma che non farebbe inveire alla grande occasione persa. No, signori e signore!

 

Il punto è che già nella parte strumentale di ‘To Infinity’ ma, e sottolineo, soprattutto nei successivi pezzi quali ‘I am the Tyrant’ e ‘The Shieldmaiden’ (uno dei brani migliori dell’intero lavoro), il quintetto lombardo mostra tutta la sua anima U.S. power/progressive più cupa ed epica, con iniezioni di folk, specie nel riffing e negli assoli (strepitosi) di chitarra ad opera di Federico e Talia Bellazecca (l’altra ascia della formazione), uniti ad un lavoro di grandissimo gusto e fattura onirico/drammatica per quel che concerne le tastiere, sempre suonate da Federico. Qui emergono tutte le grandi ed affascinanti doti di questa formazione, che si supera in track come ‘Quenn of the Blades’ (altro pezzo grandioso, forse il migliore in assoluto del lotto) o come le conclusive ‘Everwinter’ e ‘Netherstorm’, le quali, però, hanno con sé anche le terribili pecche che fiaccano il power-metal di questo lavoro, ossia quello che sembra essere una mania ossessivo compulsiva per il famigerato ‘happy-metal’ o speed-ultramelodico, dai ritornelli talmente solari da essere (oltre che fortemente stereotipati e derivativi, per usare un eufemismo) alle strutture ritmiche che si semplificano improvvisamente proprio sui refrain. Proprio sulle parti topiche.

 

Infatti, nelle cavalcate ultraveloci dove la batteria di Albertto Mezzanotte viaggia a velocità astrali in up-tempo tipici del genere, ma suonati con una violenza ed asfissia che richiederebbero un guitar work più complesso ed aggressivo (vedasi ‘Across the Sea’), l’architettura da cattedrale gotica piena di pendoli a lame, pronte mutare forme e diventare oggetti organici di sublimi torture o armi per scontri memorabili, si trasformano in castelli rosa e zuccherosi (benchè realizzati con grande perizia) che spengono qualsiasi pathos che l’heavy classico alla Hell (che è presente nelle chitarre e nel mood vocale di Giada) fosse stato, finora, in grado di creare. Da qui, ecco perchè brani come ‘Kings’ ( primo singolo di cui è stato realizzato un bel video con un notevole numero di visualizzazioni) e praticamente quasi tutte le track, ad eccezione della già citata ‘Queen of the Blades’, hanno al loro interno dei clichè speed/melodici talmente manieristici e pure in contrasto con le belle idee espresse dalla band, che sembra quasi di trovarsi in una gara di pattinaggio artistico, dove, prima delle esibizioni libere, quando gli atleti mostrano tutta la loro arte e creatività, devono cimentarsi nei programmi obbligatori.

 

 

‘The Fallen King’ è un disco, a conti fatti, eseguito, suonato e cantato splendidamente (i passaggi growl di Federico, dove sembrano trasformarsi nei Dark Tranquillity, sono notevoli ma stonano sempre con le strutture estremamente melodiche che la band si ostina ad inserire), pieno di idee esaltanti, castrato dalla volontà di inserire caratteristiche musicali di un filone che è solo una parte minore del five-piece di Milano, il quale ha una personalità molto più complessa ed intrigante. Va ascoltato, sicuramente, ma bisogna pagare il pegno di quanto detto sopra, vale a dire la frustrazione di passaggi che deturpano il talento di una band che, si spera, abbia il coraggio di essere sé stessa nel futuro prossimo venturo.

 

Perchè anche l’oscurità può essere splendente.

 

 

 

Tracklist:

1. Fail No More

2. To Infinity

3. Kings

4. I Am the Tyrant

5. The Shieldmaiden

6. Chasing Lights

7. Queen of Blades

8. Across the Sea

9. Everwinter

10. Netherstorm

 

 

Line-up:

Giada Etro – Vocals

Federico Mondelli – Keyboards, Guitars, Vocals

Talia Bellazecca – Guitars

Filippo Zavattari – Bass

Alberto Mezzanotte – Drums

 

Link:

www.facebook.com/frozencrownofficial

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