Da cosa si vede la grandezza di un gruppo o di un musicista? Da come affronta le situazioni più difficili. Per questo motivo, Kevin Heybourne, chitarra, voce e mente degli Angel Witch, una delle band simbolo della NWOBHM, è sicuramente degno di appartenere alla schiera dei ‘Great Ones of all Times’, visto come ha affrontato le difficoltà del concerto del 24 Febbraio al Dagda di Retorbido.

 

A precedere l’esibizione della storica formazione albionica, abbiamo i toscani Angel Martyr, power-trio della provincia di Livorno dediti ad un heavy classico che fonde la scuola britannica di fine ‘70s/inizio ‘80s con il power/speed U.S. degli albori, fondendo Iron Maiden, Saxon, Diamond Head con Tank ed Exciter. Figura centrale, durante i 50 minuti d’esibizione del terzetto di Piombino, quella del cantante e chitarrista Tiziano Hammerhead Sbaragli, dal solismo vicino a Tipton e dalla voce alta e tagliente in piena scuola Carl Albert (Vicious Rumors), il quale, assieme al terremotante apporto di una splendida sezione ritmica, esalta i brani del loro lavoro di debutto ‘Black Book: Chapter One’. Una band per assaporare le atmosfere arcane di un passato quantomai attuale e fresco.

 

 

Quello che non ti uccide, ti rafforza. Seguendo la logica del pensatore tedesco Nietzsche, la prestazione degli Angel Witch di sabato 24 Febbraio, è da incorniciare, per dedizione, serietà ma anche talento. Presentatisi nell’ormai consueta formazione a 4 (con Jimmy Martin ad affiancare Heybourne alle chitarre), i londinesi, dopo le iniziali ‘Gorgon’ e ‘Confused’ devono puntare tutto sulla parte strumentale della loro esibizione, in quanto Haybourne, scusandosi con i presenti, risulta praticamente afono o quasi. Questo non scoraggia il quartetto inglese, che comincia ad inanellare brani dello storico ‘Angel Witch’, come ‘Atlantis’ e ‘White Witch’, ed alcune track dell’ultimo (targato 2012) ‘So Above, So Below’, quali ‘Dead Sea Scrolls’ o ‘Guillotine’. La voce di Kevin è quasi inesistente, nonostante si sforzi di gridare per far uscire anche il più debole suono, ma la compattezza e la prestazione strumentale sono da lasciare basiti, con Heybourne e Martine che incidono riff titanici e che hanno il sapore dell’oscura eternità, con assoli da brivido, il tutto supportato dalla granitica e calda batteria di Fredik Jannson. Energia ed arte che scatenano e portano all’apice un Dagda affollatissimo, quando si arriva alla storica ‘Baphomet’ ed alla leggendaria ‘Angel Witch’.

 

Di certo un concerto menomato, ma anche una grandissima prova di carattere e dedizione artistica, oltre che grandezza strumentale, che fanno apprezzare anche esibizioni non perfette. Un encomio.

 

Di seguito le foto realizzate da Fabrizio Tasso

ANGEL MARTYR

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