Impatto, energia, adrenalina e capacità. Su questo si deve basare il giudizio in merito ad una band e se, su disco, i californiani Butcher Babies lo avevano già ampiamente dimostrato con il più che buono ‘Lilith’, la conferma in sede live è arrivata ieri sera al Legend Club di Milano, dove il quintetto statunitense ha veramente scatenato l’Inferno (nonostante un’affluenza non proprio da pienone) nel locale milanese.

 

Persi (purtroppo) gli ‘home-boys’ Klogr (fotgrafati comunque dal nostro fotografo arrivato in anticipo), causa ingorghi stradali meneghini ed incidenti, siamo riusciti, però, ad apprezzare la gig dei Eyes Set to Kill, combo proveniente dall’Arizona ed in possesso di un affiatamento ed un talento che riesce ad emergere nonostante il genere, un modern-rock/crossover/nu-metal, sia ampiamente saturo. Ciononostante, la formazione guidata dalla minuta ma dirompente Alexia Rodriguez, cattura i presenti con una compattezza ed una sicurezza di mezzi che lascia piacevolmente stupefatti, specie davanti a brani potente, catchy e non certo banali ma, soprattutto, eseguiti con pulizia, sicurezza e tanta meravigliosa rabbia che ne fanno una band davvero notevole.

 

Le ragazze terribili, dopo 4 anni, tornano sul suolo italiano anche se, come detto da loro, Butcher Babies sono una band completa…..e, quando salgono sul palco del Legend, i presenti se ne rendono subito conto. Puntando, soprattutto, sui brani che compongono l’ultima fatica ‘Lilith’, come la title-track, ‘Pomona’ e ‘Korova’, la formazione capitanata dalle due singer Heidi Sheperd e Carla Harvey sferra un colpo letale allo stomaco dei presenti, i quali non perdono tempo a scatenarsi in un mosh pit che, sebbene di dimensioni ridotte, ha poco da invidiare, sotto il profilo dell’energia, a quelli di concerti ben più numerosi. La formazione americana, da canto suo, mostra un affiatamento live di prim’ordine, dove spicca il batterista Warner e la sei-corde di Henry Flury, entrambi incisivi ed estremamente efficaci. Ovvio, però, che il centro dello show e dei brani sia la coppia delle singer nordamericane che dimostrano, nell’esecuzione di ‘Mosters Ball’, ‘In Denial’ o ‘Headspin’ non solo le già conosciute doti canore death ed in clean vocal, ma anche una perfetta sintonia negli intrecci vocali ed una presenza scenica (facilitata dalle due pedane rialzate!) davvero devastante, specialmente Heidi Sheperd, pronta a scendere tra il pubblico e farsi letteralmente ‘avvolgere’ da un mosh-pit.

 

‘Undergorund and Overrated’, sempre con il piede al massimo sull’acceleratore, ci porta verso gli ‘encore’ del quintetto a stelle e strisce, il quale suggella la sua dirompente performance con il trittico ‘Controller’, ‘Axe Wound’ e ‘Magnolia Blv.’, per la gioia di un pubblico che era lì soprattutto per ottima musica metal ed un grande show, prima ancora per l’avvenenza delle due front-women (metà dei presenti erano ragazze!) che hanno dimostrato che i Butcher Babies sono una band completa con musicisti e cantanti di capacità notevoli e che anche se la produzione da studio non è composta da brani epocali o che gridano all’innovazione, ci troviamo di fronte ad una spettacolare macchina live metal. Colpiti ed affondati.

 

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