‘Non sei mai troppo vecchio per ballare il rock ‘n’ roll!’. Non ci sarebbe citazione migliore se non quella di un vecchio brano dei The Penguins, per dipingere e rappresentare l’energia inossidabile e splendidamente ‘timeless’ che il sopravvissuto dei Motörhead, Phil Campbell, assieme ai suoi fidati The Bastard Sons ha rilasciato sui presenti, ieri 17 Marzo, al Dagda Live Club di Retorbido. Rock, sudore, sangue ed elettricità, per tornare alle radici primordiali che hanno dato vita anche ai mai dimenticati Motörhead.

 

A scaldare il pubblico, una band al suo esordio discografico, i toscani Athrox, i quali danno fondo ai caricatori dell’unica loro opera ‘Are You Alive?’, con risultati da vero delirio metallico. Metal Church, Vicious Rumors, Raven, Omen, Heathen e primi Savatage, ossia tutto il meglio del Power U.S., con qualche iniezioni di heavy classico e speed alla Exciter. Un cocktail esplosivo di metallo a 24 carati, un songwriting che ti si pianta nella carne e nell’anima ed una prestazione esaltante che vede in prima linea non solo la lama vocale di Ian, giustamente acuta e saggiamente abrasiva, ma anche il motore ritmico Aroon (come usa bene piatti e rullante!) e la splendida chitarra solista, figlio di Geoff Thorpe e Chris Oliva, Sandro ‘Syro’ Serravalle. Assolutamente da non perdere d’occhio e meravigliosamente e rivoluzionariamente tradizionali.

 

 

Basta chiacchiere, discorsi inutili ed analisi da ‘puzza sotto il naso’! Questo è viscerale, sporco e granitico rock ‘n’ roll ed esiste per far muovere anche e prenderti allo stomaco. Phil Campbell and The Bastard Sons, non hanno perso tempo in discorsi, celebrazioni, effetti speciali ed entrate sensazionali. Luci basse, si sale sul palco, si collega il jack…one, two, three, four…ed let’s rock. ‘L’ex-Motörhead’, fedele all’essenziale e sanguigna filosofia Kilmister, parte infilando ‘Big Mouth’ e ‘Freakshow’, prima di passare ad alcune delle cover della serata, come ‘Deaf Forever’ o ‘Rock Out’, per la gioia del pubblico e lo scorrere del sangue. La band di Phil, che appare in ottima forma ed assolutamente rilassato, in piena sintonia con gli altri componenti (i suoi figli Todd, Dane e Tyla, accompagnati dal cantante Neil Starr), e con la sua fidata sei-corde, non è un semplice supporto, ma un vero e proprio gruppo, dove la voce di Neil Starr, squillante ma un po’ aspra, proprio come le note del rock più grezzo, scandisce testi nuovi e vecchi, in una maniera sicuramente personale, che non cerca l’imitazione dell’inimitabile (Motörhead, Hawkwind, Bowie) ma solo un modo (azzeccato) per far sua la storia, e farne la propria storia.

 

‘Welcome to Hell’ e ‘Take Aim’ ritornano sulle coordinate dell’EP pubblicato l’anno scorso, per poi ritornare, sempre senza tanti giri di parole, ma coinvolgendo i presenti durante le canzoni stesse, ai classici Motörhead come ‘Born to Raise Hell’ (da puro delirio) e ‘Silver Machine’ degli Hawkwind. L’apocalittica ‘Ace of Spades’, con assoli sanguigni di Campbell con chitarra a led verdi e Todd Campbell all’altra ascia e ‘High Rule’, chiudono le danze ufficiali, prima dei 4 encore che tolgono le residue forze ai folli danzatori del Dagda.

 

Tutto Motörhead, signori e signore, con l’eccezione della versione vitaminizzata di ‘Heroes’ di David Bowie: ‘Just Cos’ You Got the Power’, ‘Rock ‘n’ Roll’ e ‘Goin’ to Brazil’. One, two, three….ancora, anche per chiudere, con amplificatori fumanti, energia, sudore e puro rock ‘n’ roll senza fronzoli o compromessi. C’era un sesto su quel palco con loro ed il pubblico l’ha sentito, perché sono questi i miracoli del rock ‘n’ roll. No compromises!

 

Report di Andrea Evolti 

Foto di Fabrizio Tasso

Phill Campbell and the Bastard Sons

Athrox

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