Judas Priest

Firepower

Epic / Sony Music

Release date: 9 marzo 2018

 

 

Sono state spese milioni di parole per questo attesissimo e annunciatissimo diciottesimo lavoro in studio della storica band britannica Judas Priest, come già si è visto non solo con la presentazione del singolo di “Lighting Strike” e del relativo video ai primi di gennaio scorso, ma anche con pubblicità a tappeto nelle maggiori città europee molto prima dell’uscita dell’album annunciato per il 9 marzo scorso. Certo è che l’attesa dei fan in fibrillazione si è fatta molto sentire in questi ultimi due anni da quando Rob Halford aveva annunciato che non sarebbero con andati in tour, finché il nuovo lavoro non avesse visto la luce nel 2018. E così è stato!

 

Da album presentato al mondo con irruenza, come i “Metal Gods” sanno ben fare da una vita, esso vede un ritorno alle origini col produttore Tom Allom, che aveva affermato la sua presenza dirompente l’ultima volta con “Ram It Down” nel 1988. Per questo disco, un altro grande produttore famoso è stato pure recrutato tra le file dei Judas Priest, Andy Sneap (attuale chitarrista dei Sabbat e degli Hell) ma nel ruolo di turnista a sostituzione di Glenn Tipton dopo la sua dichiarazione shockante di non potere seguire la band in tour per via dell’aggravamento del morbo di Parkinson, che lo aveva colpito già da alcuni anni (anche se si vocifera che probabilmente presenzierà ad alcuni show a tour avviato).

 

L’album “Firepower” contiene ben 14 tracce, un numero piuttosto azzardato rispetto alla media delle 10-11 canzoni per album; in realtà, se consideriamo la strumentale di pianoforte di solo un minuto, “Guardians”, possiamo vederla come una traccia di meno, quasi a essere l’intro di “Risining From Ruins” nella quale scivola elegantemente, quasi a ricordare l’abbinata “The Hellion” / “Electric Eye” (da “Screaming for Vengeance”), che piace tanto alla band di Birmingham come incipit ai loro show.

 

 

Questo lavoro inizia subito con la title track “Firepower” in maniera dirompente, come a voler affermare nuovamente il ritorno della band al giorno d’oggi; e infatti questo pezzo si può proprio definire di stampo Judas Priest in toto con le ritmiche marcate e incalzanti, l’armonia delle chitarre “gemelle” e la voce inconfondibile di un Rob Halford in ottima forma. L’accoppiata Tripton-Faulkner con i loro accordi in sincrono la ritroviamo pure nelle citate “Lighting Strike” e “Rising From Ruins”, entrambe con sonorità pulite e cristalline. Le due canzoni successive, “Evil Never Dies” e “Never The Heroes”, presentano ritornelli che da subito rimangono in testa e che col nuovo tour potrebbero fare il botto per i toni ipnotici del basso di Hill.

 

 

Meno convincenti risultano “Necromancer” e “Children Of The Sun” per la cadenza leggermente monotona ed i ritornelli un po’ scontati. “No Surrender” è un altro brano che si regge su cori divertenti e sulla timbrica di Halford, fondendosi egregiamente nella melodia accattivante del pezzo. Più sperimentali sono “Flame Thrower”, “Spectre” e “Lone Wolf”, che mostrano una certa durezza ed un tono più introspettivo, abbinato ad una certa epicità baritonale. In “Traitors Gate” le chitarre giocano un ruolo predominante, non solo per i riff aggressivi, ma anche per le buone fasi soliste. Chiude l’opera la semi ballad eterea di quasi sei minuti “Sea Of Red”, che richiama sia “Angel” che “Lochness” di “Angel Of Retribution”, esplodendo in maniera epica da vero coinvolgimento emotivo come chiusura dell’intero album.

 

Con questo disco, la premiata ditta Hill & Co. commuove ancora anche dopo 49 anni e ci si chiede come faccia sempre a tirare fuori dal cappello, ormai consunto, del mago, gli stessi riff e le stesse sonorità devastanti di un tempo, ma che ogni volta vengono ripresentati in modo fresco e dinamico, adattandoli ai tempi attuali: vogliamo tuttavia sottolineare che non esisterà più un “Painkiller” moderno, che rimane tuttora uno dei migliori dischi in assoluto dei Judas Priest per la perfetta combinazione di strofa-ritornello-bridge-strofa, ma il nuovo “Firepower” non passerà di certo in sordina, poiché presenta pezzi ben prodotti da eseguire sicuramente dal vivo.

 

 

Tracklist:

01 Firepower

02 Lightning Strike

03 Never The Heroes

04 Evil never dies

05 Necromancer

06 Children Of The Sun

07 Guardians

08 Rising From Ruins

09 Flame Thrower

10 Spectre

11 Traitor’s Gate

12 No Surrender

13 Lone Wolf

14 Sea Of Red

 

 

Line Up:

Ian Hill – bass

Rob Halford – vocals

Glenn Tipton – guitar, vocals, keyboards

Scott Travis – drums, percussion

Richie Faulkner – guitar, vocals

 

 

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