A PERFECT CIRCLE

Eat The Elephant

BMG

Release date: 20 Aprile 2018

 

 

Maynard James Keenan canta.

Maynard James Keenan guida tre band, tutte diverse tra loro.

Maynard James Keenan scrive anche libri, e produce vino.

Ah, e anche recita.

Maynard James Keenan fa tante cose, diverse tra loro.

Normalmente le fa bene.

 

“Eat the Elephant” è il quarto album a nome A Perfect Circle, e fa la sua comparsa sul mercato discografico ben 14 anni dopo il suo predecessore, quell’ “Emotive” che riprendeva solo brani altrui, tutti a sfondo pacifista, stravolgendone gli arrangiamenti in maniera da renderli praticamente irriconoscibili, se non per i testi, che venivano riproposti fedelmente.

 

È curioso come la band, fondata con Bill Howerdel nell’ormai lontano 2000, sia universalmente conosciuta come uno dei side projects di Keenan (l’altro è Pushifer), quando in realtà con questa release si pareggiano il numero di uscite dei Tool, da tutti considerati LA band del nostro, fermi a quattro album dall’ormai lontano 2006.

 

“Eat The Elephant” inizia col brano omonimo: subito si notano le chitarre per la loro assenza. L’atmosfera è rareratta, cupa, e l’andamento è quasi trip-hop, con le tastiere padrone assolute. “Disillusioned”, secondo singolo e video tratto dall’album, parte robusta, con un loop di batteria che richiama le sonorità del primo clamoroso album con cui gli A Perfect Circle debuttarono ben (gasp!) 18 anni or sono, “Mer de Noms”. Ma subito la luce si spegne, si ripiomba nel liquido amniotico del brano precedente, poi si riparte, ci si riferma….

 

Insomma, si intuisce che il percorso lungo l’album, oltre ad essere peculiare, sicuramente non sarà una passeggiata di salute.

 

“Contrarian”  e “The Doomed”, il primo singolo e video, sostanzialmente replicano lo schema dei primi due brani, mentre in “So Long and Thanks For All The Fish” – quarto estratto – compaiono alcune orchestrazioni che fanno temere il peggio. Il brano richiama alla memoria il pomp-pop ottantiano (tastierons!). È  orecchiabile, ma sinceramente sembra abbastanza fuori posto in un disco degli A Perfect Circle.

“Talk Talk” – terzo singolo – “Down And By The River”, “Feathers” e “Delicious” possono essere facilmente ascritte al canone della band, richiamandone le sonorità tipiche, con (nella prima) una scrittura lievemente sopra la media. Altrove (”Hourglass” e “Get The Lead Out”) l’ambientazione e i suoni si rifanno ancora al trip-hop, richiamando il Tricky meno sperimentale, e colpiscono, pur non lasciando tracce evidenti nella memoria dell’ascoltatore.

 

Si giunge alla fine effettivamente stremati. Certo, il cantato resta unico ed inimitabile, ma l’impianto strumentale dell’album, fondamentalmente tastieristico e a tratti anche orchestrale, non aiuta una fruizione leggera, quantunque questo aggettivo associato agli A Perfect Circle vada comunque preso con una accezione molto relativa.

 

Si resta comunque desiderosi di ricominciare, ma anche preoccupati per l’attenzione che ci si dovrà mettere affinchè il tempo che ci spenderemo possa restituirci un adeguato carico emozionale.

 

In sintesi “Eat the Elephant” è un’opera decisamente Keeniana, forse anche troppo. Il suo principale autore come sempre non si è risparmiato, ma le idee stavolta non sembrano sempre a fuoco: forse una maggiore sintesi non avrebbe guastato. Del resto è cosa nota che il nostro dell’arte del non-compromesso ha fatto uno scopo di vita, e quindi, ancora una volta, con lui si tratta di prendere o lasciare.

 

 

Tracklist:

1. Eat the Elehant

2. Disillusioned

3. Contrarian

4. The Doomed

5. So Long And Thanks For All The Fish

6. Talk talk

7. Down And By the River

8. Delicious

9. DLB

10. Hourglass

11. Feathers

12. Get the Lead out

 

Line –Up

James Maynard Keenan: vocals, tastiere, chitarre

Billy Howerdel: chitarre, basso, tastiere, programmino

James Iha: chitarre, tastiere, programmino

Matt McJunkins: basso, vocals

Jeff Friedl: batteria

 

 

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