Quinto anno consecutivo per il festival più amato dagli amanti dell’hard e melodic rock italiani (e non solo). Dopo cinque edizioni che ci hanno regalato emozioni a non finire, è giunto il momento di cercare di spiegarvi cosa sia in realtà il Frontiers Rock Festival ideato dall’etichetta italiana Frontiers Music che, ogni anno si svolge nel bellissimo Live Music Club di Trezzo Sull’Adda.

 

Per molti di noi questa kermesse non è solo un lungo concerto dove si possono ammirare e incontrare band che non sono mai passate in Italia. È molto, ma molto di più. È un ritrovo, un rifugio, una zona sicura dove per la sua durata riusciamo a metter da parte e dimenticare i piccoli e grandi problemi che la vita ci pone di fronte. La musica certamente è un aiuto importante, ma in questo caso è solo il contorno di una cosa molto più profonda, l’amicizia. Si perché il Frontiers Rock Festival ci consente di racchiudere in pochissimo spazio tutte le persone a noi care che durante il resto dell’anno, per svariati motivi (distanze, impegni, problemi personali), non riusciamo a frequentare quanto vorremmo. La possibilità di vivere a stretto contatto con amici e colleghi per questi giorni è, sinceramente parlando, una cosa imprescindibile e non può slegarsi dal resto. I commenti, le risate, le battute, diventano così parte integrante dello show, amplificando emozioni e sensazioni che scaturiscono dalla musica.

 

La bellezza della situazione si materializza in cenni degli occhi o espressioni ed è sempre divertente leggere nelle smorfie dei propri amici esattamente quello che si pensa. Poi ci sono gli artisti da rincorrere per una foto o un autografo, o solamente per ringraziarli per quello che hanno appena fatto sul palco. L’ansia (nel senso buono) di incontrare questo o quel musicista che ha avuto una parte importante nella nostra vita, il prestarsi per foto di gruppo, l’aiutarsi a vicenda con tutti i mezzi possibili e il raccontarsi quello che è successo la sera prima al bar dell’albergo. Sì, perché il Frontiers Rock Festival non si svolge solo nella sala del Live Music Club, prosegue nel bar dell’hotel, magari scherzando e bevendo una birra con gli FM (sempre gli ultimi a salire in camera e i primi in giro alla mattina). Così possono capitare cose particolari, come prendere l’ascensore con i Praying Mantis e parafrasare il teso di “Love In A Elevator” (degli Aerosmith) per sapere se stanno andando giù al bar, salutare Steve Overland mentre in tenuta atletica esce al mattino per fare jogging, osservare gli sguardi sconvolti dei Pretty Boy Floyd al loro arrivo dopo 36 ore di volo per poter suonare il loro set (e che set!), dare un passaggio a Alex Grossi in macchina e riconoscerlo solo quando sale sul palco con i Quiet Riot, farsi buttare le braccia al collo e baciare con affetto da Issa dopo averle portato da autografare la foto fatta con lei al primo Frontiers Rock Festival, o farsi abbracciare da Steve Overland dopo avergli detto che il loro concerto è stato tra i più belli mai visti, stringere la mano a Michael Thompson dopo avergli fatto firmare un cd di Celentano, oppure mentire clamorosamente a Perry Richardson (ora negli Stryper, ma già bassista dei Firehouse) dicendogli che “Category 5” è uno dei tuoi cd preferiti.

 

Di storie da raccontare ce ne sarebbero a bizzeffe, ma forse è meglio spostare l’attenzione sulle esibizioni delle band (14 gruppi + l’aggiunta di Kip Winger) che immaginiamo sia la cosa che vi preme di più.

 

 

Nella giornata di sabato 28 Aprile 2018 possiamo senza dubbio affermare che Stryper e Michael Thompson Band siano stati gli autentici trionfatori. I primi con un set deflagrante, suonato con una potenza che ha ben pochi rivali. Michael Sweet e compagni sono come al solito garanzia di qualità e anche se alcuni problemi tecnici li hanno un poco penalizzati, hanno portato a termine il loro show in maniera egregia, raggiungendo livelli a dir poco epici e di totale coinvolgimento con il pubblico, che ha scandito ogni brano, dai classici ‘To Hell with the Devil’, ‘Honestly’, l’anthem d’assalto metal (perchè gli Stryper di oggi sono molto più speed metal di quanto ci si ricordasse…e per fortuna!) ‘Soldiers Under Command’ ed ‘In God We Trust’, fino alle nuove e splendide gemme di ‘The Valley’ o ‘God Damn Evil’. Michael, immenso per voce ma anche prodezze chitarristiche, assieme all’altro genio della sei-corde Oz-Fox, hanno guidato l’assalto di un concerto stellare, con tanto di riesumazione del lancio di Bibbie targate Stryper, che rimarrà una delle migliori esibizioni dell’intero festival.

 

 

Stessa cosa non si può dire per i co-headliner. Se uno pronuncia il nome Quiet Riot, pronuncia la storia del metal classico americano ma anche lo spirito di due colonne della formazione, ormai non più tra noi: Kevin DuBrow e Randy Roads. La scelta di rimettere in piedi la band, o meglio, il nome della band, da parte di due ex-componenti come il batterista Frankie Banali ed il bassista Chuck Wright ha portato sì alla creazione di alcuni dischi come l’ultimo ‘Road Rage’ o il precedente ‘Number 10’ ma, per quanto riguarda lo spirito della band stessa, quello che si è visto sul palco del LiveMusic Club di Trezzo Sull’Adda è stata l’esibizione di un’ottima formazione dedita alle cover dei Quiet Riot, ma lontana nello spirito ed anche nelle scelte musicali. In primis, la voce del cantate James Durbin, sicuramente ottima, tagliente ed in linea con il genere ma distante anni luce da quella di DuBrow e dall’identità della formazione californiana. Precisiamo: ‘Slick Back Cadillac’, ‘Love’s a Bitch’, ‘The Wild and the Young’, sono state interpretate molto bene dalla band, da Durbin e dalla buona chitarra di Alex Grossi, come anche i super classici ‘Metal Health’, ‘Let’s get Crazy’, ‘Thunderbird’ in versione semi-acustica accompagnata dalle tastiere e piano del guest Alessandro Del Vecchio, ma conti fatti con stomaco e cuore, quando si arriva alla cover degli Slade ‘Cum on Feel the Noize’, vero anthem dei Quiet Riot, l’impressione è di un pezzo ben suonato….ma non dai Quiet Riot.

Piacevoli e bravi, ma niente di più.

 

Genere completamente differente per Michael Thompson, ma eccellenza allo stato puro. Suoni perfetti e una tecnica di esecuzione da urlo hanno trasformato il loro concerto nel manifesto di come deve essere suonato il rock melodico dal vivo. Tutto questo anche grazie alle splendide voci di Larry King e del bassista Larry Antonino (visto all’opera l’anno scorso con gli Unruly Child).

 

Sempre sul pezzo i Praying Mantis con una performance di cuore e sudore. La band inglese non ha raccolto nella sua carriera il successo meritato e dopo averli visti all’opera ci stiamo chiedendo ancora il perché visto la splendida performance ragalata. Da ricordare anche l’episodio in cui il cantante John Cuijpers ricorda che proprio in quella giornata (28 aprile) è il compleanno di Tino Troy; inevitabile la canzoncina Happy Biryday cantata in coro da parte di parte di tutti: pubblico e band.

 

Strepitosi i nostri Hell In The Club, dei quali si può dire di essere stati il miglior opener delle 5 edizioni, dando da subito fuoco alle polveri (miglior espressione non ci potrebbe essere): gli alessandrini Hell in The Club, giunti al quarto lavoro, ‘See you on the Dark Side’ con sciabolate di hard-rock stradaiolo e sanguigno. Guidati dalla penetrante e caustica voce di Davide Moras, conosciuto anche per la sua militanza negli Elvenking, i quattro alessandrini prendono possesso del palco con grinta, personalità e talento, supportati anche dalla performance solista della sei-corde di Andrea Piccardi, ax-man dal limpido talento e dal tocco energico e caldo, quanto i brani di questa band incendiaria.

 

Altrettanto bravi i Bigfoot che, con la loro presenza e la grinta dimostrata, convincono in maniera netta. Il giovane gruppo composto da membri provenienti da varie formazioni del Nord Ovest dell’Inghilterra, hanno sicuramente colpito molti dei presenti al festival non solo per la loro grinta ma anche per la simpatia e disponibilità verso i tanti fan. Anche con la redazione di Rock Rebel Magazine si sono resi disponibile a mandare un video saluto visibile qui ai nostri lettori. Attitudine al 100%!

 

Probabilmente la band che invece ha parzialmente deluso sono gli Ammunition, i quali, nonostante melodia ed atmosfere da classic hard-rock la creatura generata dall’ex-Wig Wam Åge Nielsen alla voce e dal chitarrista Erik Mårtensson (oggi assente), già in forza agli Eclipse. Esibizione, incentrata su classe, atmosfera e gusto ma, nonostante la buona prova, la band appare rilassata…anche un po’ troppo! Se l’atmosfera avvolgente da loro creata è di sicuro effetto, la carica e l’energia dell’hard-rock melodico della formazione nordeuropea appare un po’ blanda e non soddisfa come ci si poteva (e doveva) aspettare.

 

 

La giornata di domenica 29 Aprile  invece sarà ricordata per la sontuosa e meravigliante prestazione degli FM che, come accennato sopra, hanno letteralmente sfoderato un live che è andato oltre le più entusiastiche previsioni. Perfetti, scenici e trascinanti con uno Steve Overland protagonista assoluto della scena. Il Dvd che ne risulterà sarà una bomba, assicurato!

 

La lieta sorpresa della giornata è stata poi la presenza di Kip Winger con uno funambolico set acustico, che ha fatto sgranare gli occhi a molti. La presenza scenica di Kip è talmente fuori scala che da solo ha fatto cantare la totalità degli spettatori.

 

Ad altissimo livello anche i concerti di CoreLeoni e Pretty Boy Floyd. I primi, nuovo progetto del chitarrista e leader dei Gotthard Leo Leoni, con Ronnie Romero alla voce che stupisce ancora per la sua versatilità, avvicinandosi in maniera incredibile ai registri del compianto Steve Lee e per il suono compatto e possente. Hanno fatto esaltare il pubblico regalando un ottimo show che in molti ricorderanno. I secondi per averci regalato momenti di pura esaltazione grazie al loro glam metal “ignorantissimo” dove il divertimento ha coinvolto pure le pareti del locale.

 

Bravissimi gli Animal Drive, giovane quintetto dall’animo eighties proveniente dalla Croazia. Il loro cantante (Dino Jelusic) è una forza della natura e ha convinto tutti sia a livello scenico che vocale. Più standard la prova della cantante norvegese Issa, che è indubbiamente migliorata rispetto al 2014. In questa occasione Issa è stata seguita anche per la line up tutta italiana: Simone Mularoni alla chitarra, Andrea Torricini al basso, Daniele Chierichetti alle tastiere e Marco Di Salvia  alla batteria (batterista davvero straordinario) che hanno reso il suo set tecnicamente perfetto.

 

Non convincono molto i Perfect Plan, che non riescono a riprodurre dal vivo le buone impressioni suscitate dal loro cd. Un vero peccato, forse l’emozione ha giocato loro un brutto scherzo.

 

Ma veniamo all’headliner della serata: Jorn. Anche lui ha registrato il DVD, ma l’esito è stato decisamente una mezza delusione. Le capacità del singer norvegese sono indiscutibili. La sua poderosa voce era al top, ma sfortunatamente è stata penalizzata dal settaggio dei suoni. Le tastiere di Alessandro Del Vecchio si sentivano a fatica e il suono complessivo è risultato troppo compresso. In più la scaletta di 120 minuti ha sconcertato buona parte del pubblico, che ha abbandonato la venue ben prima del termine del concerto. Purtroppo un’occasione mancata per Jorn Lande e ce ne rammarichiamo moltissimo, perché è uno dei nostri artisti preferiti.

 

Come nella passata edizione, le band precedenti hanno fatto meglio degli headliner, ma anche se la chiusura non è stata come ci aspettavamo, nessuno potrà mai dire che la qualità totale del Frontiers Rock Festival non abbia rispettato le previsioni. Ci auguriamo che il Festival possa durare ancora per molti anni a venire e non solo per la musica, che sebbene sia importante non è l’unica cosa che conta. Si dorme poco, si arriva alla fine completamente privi di energie ma penso che per ognuno di noi sarebbe pronto a ricominciare già domani.

 

Parlate ai vostri amici del festival e cercate di costruire un’esperienza vostra al suo interno alla fine diventerà parte della vostra vita. Molto di più di un semplice evento musicale. Il Frontiers Rock Festival è come uno scrigno pieno di pietre preziose che rilasciano infinite emozioni! Grazie alla Frontiers Music srl che, con passione e impegno, ogni anno ci regala questo Festval. Lunga vita al Frontiers Rock Festival! 

 

GUARDA LE FOTO DEL FESTIVAL 

Sabato 28 Aprile – Gallery day 1

Domenica 29 Aprile – Gallery day 2

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