DIMMU BORGIR

Eonian

Nuclear Blast Records

Release date: 4 Maggio 2018

 

 

Hans Zimmer, involontariamente, ha fatto dei danni al metal. Rubo il pensiero dell’illustre collega Luca Signorelli, per cercare di spiegare cosa sia capitato, cosa abbiano visto o cosa si siano bevuti i Dimmu Borgir, per creare, dopo un’attesa durata ben 8 anni (tanto è passata dal discusso, controverso ma, di certo, intrigante ‘Abrahadabra’) ed intervallata solo dall’ottimo live ‘Forces of the Northern Night’. Prima di gridare al tradimento o accusare il povero scriba in questione di essere diventato un feticista del true unholy grim e nazional-popolare black metal, maniaco della produzione lo-fi e dell’underground a tutti i costi, precisiamo che le magniloquenti orchestrazioni curate da Gaute Storås e Francesco Ferrini, sono, obbiettivamente, tra le poche cose che si salvano in questo che è il primo vero passo falso della band di Oslo.

 

Silenoz e soci, infatti, hanno voluto e cercato di creare un lavoro evocativo, epico e misticheggiante ma, sfortunatamente, si sono lasciati prendere la mano e quello che hanno ottenuto, scrivendo pezzi come ‘Interdimensional Summit’ o ‘Aeteric’, è na sorta di colonna sonora a metà strada tra ‘Il Gladiatore’ (le prime note di ‘Alpha Aeon Omega’ sono da puro plagio della colonna sonora del film di Scott…manca solo di vedere Massimo Decimo Meridio con il face-painting!) e ‘Vikings’, dove la componente metal e la solenne ed imperiosa ferocia black sinfonica presente in capolavori come ‘Enthroned….’ o ‘Puritanical……’ non solo passa in secondo piano ma sembra diventare quasi un tappeto di contorno per orchestra e cori, impegnati a dipingere scenari epico/misticheggianti di sicuro impatto e bellezza, ma che poco hanno a che vedere con l’ispirata ed apocalittica visionarietà offertaci da sempre da Shagrath, Silenz e Galder (gli unici veri membri attuali dei Dimmu Borgir).

 

Il primo vero brano che può essere salvato e definito tale (e sono pochi, purtroppo) è ‘Council of the Wolves and Snakes’ dove le chitarre sembrano prendersi un po’ più di spazio e dare nerbo, motore a quella che, fino ad adesso, è stata una bella carrozzeria….di una Rolls Royce, quando ci si aspettava, invece, una Dodge Viper. Altro punto positivo del brano in questione e di tutto l’album, nel suo complesso, è il bellissimo lavoro di tastiere del guest Geir Bratland, abile nel cercare e trovare suoni ed arrangiamenti maligni ed estranianti, in un mare di magniloquenza fin troppo ariosa, come si può notare in pezzo quale ‘The Empyrean Phoenix’, che doveva essere un tuffo nel Maelstrom più oscuro e sembra, invece, una scena di ‘Master and Commander’.

 

La stessa sezione ritmica risulta veramente troppo lineare e monotona, spoglia di variazioni e solamente da ‘Lightbringer’, track che vede, finalmente una certa vivacità nel riffing ed una maggior durezza (ma non illudetevi troppo) nel lavoro delle chitarre. Perfino Shagrath risvegliarsi in questo pezzo, come avviene anche in ‘Archaic Correspondence’ la seconda traccia degna del sound Dimmu Borgir; l’operato del singer norvegese, fino ad adesso, era apparso, in effetti, molto spento, poco incisivo, quasi una narrazione di sottofondo di brani come l’opener ‘The Unveiling’.

 

Con la già citata ‘Archaic’ e le conclusive ‘Alpha Aeon Omega’ e ‘Rite of Passage’ (una delle due track migliori), si riassapora un po’ di vero Dimmu Borgir sound e ci si fa un’idea, sempre grazie all’unione del balck sinfonico con le tastiere di Bratland, cosa sarebbe potuto essere questo disco: un’esplosione di splendente ed oscura maestosità black sinfonica oltre i canoni dettati dagli stessi Dimmu Borgir.

 

Sfortunatamente, il perseguire l’uso delle orchestrazioni, dei cori (ovviamente grandiosi quelli della Schola Cantorum) in maniera ossessiva e facendone il motore principale della composizione, dimenticandosi di chitarre, basso, batteria e tastiera come fonte generatrice di quello che è black metal, al di là della variante sinfonica, ha portato la formazione norvegese a creare solo qualche brano realmente accettabile in toto e capace di trasmettere la loro visione.

 

Il resto, sono belle immagini, impressionanti scenografie e magniloquenti paesaggi di un film, come dicevamo all’inizio, quale ‘Il Gladiatore’….peccato che si dovesse girare ‘The Omen’ e quel che resta è solo molta noia e tanti rimpianti, vista la bontà di alcune idee espresse.

 

 

Tracklist:

1. The Unveiling

2. Interdimensional Summit

3. Ætheric

4. Council of Wolves and Snakes

5. The Empyrean Phoenix

6. Lightbringer

7. I Am Sovereign

8. Archaic Correspondence

9. Alpha Aeon Omega

10. Rite of Passage

 

 

Line-up:

Shagrath Vocals

Silenoz Guitars (rhythm)

Galder Guitars (lead)

 

Guest:

Daray Drums

Geir Bratland Keyboards

Gaute Storås Arrangements (choirs, orchestra)

Schola Cantorum Choir Vocals (choirs)

Francesco Ferrini Orchestrations

 

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