A 30 anni esatti dalla loro comparsa sulla scena, gli Iced Earth, una delle band simbolo del Power U.S. della seconda ondata (anni ‘90/2000) e che ha il merito di aver fatto rinascere l’interesse per questo genere incredibile, anello di congiunzione tra classico ed estremo, torna in Italia e lo fa in uno dei migliori locali del nord-ovest, per qualità tecniche ed impatto visivo, il Phenomenon di Fontaneto d’Agogna. Accompagnati da un’altra cult-band, gli italiani In.Si.Dia e gli emergenti Athrox, Schaffer e soci hanno riscritto, ancora una volta, la loro leggenda nelle pietre miliari lungo il cammino del Metal.

 

L’onore del primo atto della serata di ieri sera, domenica 1° Luglio, va ai toscani Athrox, splendido quintetto dedito ad una mistura di heavy classico/power U.S. che incorpora vari background, tutti ben amalgamati e filtrati per creare una struttura portante solida, melodica, possente ed affascinante. Guidati dalla bella voce e dalle ispirate linee vocali di Ian, a metà strada tra Savatage più teatrali, primi Labyrinth e Vicious Rumors (con anche una certa strutturazione quasi prog), i 5 di Grosseto, sfruttando dei suoni veramente stellari, incendiano i presenti (non molto numerosi) si lasciano trascinare dalla forza di una band convinta, fresca nelle idee ed energica sul palco.

 

Vero culto della scena thrash italiana, primi e, ancora oggi, tra i pochissimi a cantare in lingua madre, i bresciani In.Si.Dia., dopo la reunion ed il disco (il terzo) ‘Denso Inganno’, che ha sancito il loro ritorno sulle scene dopo quasi 20 anni dal loro prematuro scioglimento, attaccano alla gola il pubblico del Phenomenon e mostrano chiaramente che la ruggine è stata ormai tolta dagli ingranaggi live. A farla da padrone, i pezzi delle due prime, storiche, release, ‘Istinto e Rabbia’, dalla quale la band guidata alla voce dal bassista Fabio Lorini estrae ‘Grido’, ‘Il Tempo’, ‘Parla, Parla’ e ‘Sulla mia Strada’, e ‘Guarda dentro Te’. La band è ormai tornata una distruttiva macchina da guerra thrash, guidata dalla chitarra solista Merigo (un po’ bassi i suoi suoni), perfettamente amalgamata anche sui brani dell’ultimo ‘Denso Inganno’, che appaiono ancora più convincenti strumentalmente e che i miglioramenti di Lorini alla voce (che ha preso il posto di Riccardo Panni, unico membro che non ha partecipato alla reunion) riescono anche a migliorare sotto il profilo metrico dei testi (e superando qualche problema tecnico al suo strumento), unico punto debole dell’album. Coriacei, distruttivi e (quasi) perfetti….l’In.Si.Dia. del thrash è ritornata.

 

 

Un tuono multiforme, una folgore che dipinge sogni ed incubi. Questa è la semplice sintesi di quello che è accaduto nel momento in cui Jon Schaffer e soci hanno calcato le assi del palco del Phenomenon, facendo esplodere con l’opening ‘Great Heathen Army’, dall’ultimo ‘Incorruptible’, tutti i presenti, che trasformeranno l’interno del locale in una vero uragano vivente.

 

Da qui in avanti è solo dirompente, muscolare e rovente poesia che gli Iced Earth, guidati dal talentuoso cantante Stu Block (giunto alla terza release con la formazione di Tampa), hanno inciso nelle anime dei presenti. ‘Burning Times’ è una cavalcata di battaglia come poche song riescono ad esserlo, mentre le violentissime ma, allo stesso tempo teatrali ‘Dystopia’, ‘Vengeance is Mine’ e ‘Black Flag’ scolpiscono drammi carichi di epicità, con la voce di Block che passa dalla corposità della roccia al colpo letale di una lama, cavalcando i tempi dettati dalla batteria Smedley. ‘Dracula’ dramma che nasce da un sussurro e sboccia nella più nera tempesta dei Carpazi è sostenuto dal lavoro delle due chitarre, con Schaffer a cesellare e Dreyer a rifinire uno dei drammi horror-gotici più celebri nella storia della letteratura.

 

Qualche parola di ringraziamento da parte di Stu ai fan ed ai componenti della band, per esserci sempre ed esserlo ‘….veri e leali’, per poi riprendere con altri due capisaldi del Power U.S., come ‘The Hunter’, degno della colonna sonora di un film di Scott e la storica ‘Angels Holocaust’, dove Block da ancora di più del massimo, coronando una prestazione personale e generale della band, davvero da incorniciare per intensità emotiva e distruttiva visceralità.

 

L’altro sigillo storico di ‘Night of Stormrider’, ‘Travel in Stygian’, la prima discesa nell’Inferno di Dante della band americana, conclude immensamente la parte principale dello show, prima dell’encore e del ritorno del basso potente e pulsante di Appleton, altro ramo della doppia spina dorsale del five-piece nordamericano, che scandisce il crescendo di ‘Clear the Way’ e ci conduce, dopo un concerto passionale e potente, alla conclusione dello spettacolo, un sobrio e caloroso ricordo a Vinnie Paul dei Pantera, con una delle ballad più belle degli Iced Eart, il gioiello estratto da ‘Something…..’, ‘Watching over me’.

 

Un concerto intenso e trascinante, dove la potenza diventa arte, senza inutili giri di parole perché, questo è sicuro, gli Iced Earth, come dimostrato in questa serata, sono una delle più pure ed esplosive manifestazioni della natura intrinseca del metal: la grazia nella tempesta, il fuoco dentro (appunto) il ghiaccio. Candidato come uno dei migliori concerti (finora) del 2018.

Facebook Comments