Ritorna come ogni Settembre il festival di Metalitalia.com, uno delle kermesse che si pongono di diritto tra le migliori sul suolo italico. Anche quest’anno la grande passione dei ragazzi di MetalItalia ha contribuito a creare uno show perfetto, dove si sono alternate band italiane e straniere; tutto è filato liscio come l’olio e ogni partecipante ha potuto godere di tante attrattive che sono andate al di là del semplice concerto. Cominciando dagli stand di abbigliamento, cd, vinili, libri, passando per la ristorazione (dove a prezzi molto competitivi abbiamo potuto rifocillarci con prodotti di qualità), sino ad arrivare all’ampliamento della zona relax che è riuscita a sfruttare in pieno le grandi possibilità del Live Music Club di Trezzo (punta di diamante delle venue milanesi). Non si può poi non citare la grande cura riservata ai meet & greet con le band che ha permesso a tutti i fan di incontrare i propri idoli. Questa giornata di Sabato 15 Settembre è dedicata al Power Metal e all’Heavy Metal classico e la grande affluenza di pubblico ha certificato (sempre che ce ne fosse bisogno) che questi generi musicali sono ancora vivi e belligeranti, oltre a godere di un ottimo stato di salute. Ma partiamo con le band e la musica.

 

Asgard

Il difficile compito di dar fuoco alle polveri tocca agli Asgard. La band dell’Emilia Romagna possiede un bell’impatto e propone un heavy metal maideniano con influenze di power teutonico (certe volte hanno ricordato gli Helloween di “Walls Of Jericho”). I cambi di tempo uniti alla bella presenza scenica intrattengono in maniera egregia il pubblico presente. Giovani e impetuosi, riescono nel tempo a loro disposizione a strappare un buon numero di consensi, forse i suoni hanno penalizzato un poco la voce di Federico Mazza, ma nel complesso il loro live è stato di grande spessore (la cavalcata “Heartbreaker” su tutte). Bravi.

 

Rosae Crucis

La band di Tivoli ha una storia interessante che l’accompagna. Attivi sin dalla fine degli anni 80, dopo svariati cambi di formazione e periodi di inattività, giungono nel 2003 al loro esordio discografico. Il loro Epic Metal ha la peculiarità di essere cantato in lingua madre (in italiano). Questo, pur essendo (a detta di molti) un arma a doppio taglio, si sposa dannatamente bene con le composizioni della band. La presenza (di impatto i costumi di scena), l’ottima estensione vocale di Giuseppe Cialone, la sezione ritmica modello slavina e le taglientissime chitarre, donano a composizioni come “Fede, Potere, Vendetta” e alla finale “Crociata” un piglio fiero e trascinante.

Sicuramente una gran bella sorpresa, band da tenere in debita considerazione.

 

White Skull

Presenti anche alla scorsa edizione e chiamati a sostituire gli Eldritch, gli storici White Skull festeggiano il loro trentennale nella miglior maniera possibile. Cioè dando libero sfogo alle peculiarità che li hanno sempre accompagnati. Riff monolitici, melodie epiche e una classe sopraffina a riprodurle dal vivo. La scaletta viene incentrata su pezzi risalenti a 20/25 anni or sono, con “High Treason”, “Cleopathra”, “Tales From The North” e “The Roman Empire” a scatenare l’entusiasmo del pubblico. Proprio quest’ultimo contribuisce a rendere lo show dei White Skull indimenticabile grazie al calore profuso verso questa grandissima band. Amatissimi.

 

Elvenking

Quello che si nota immediatamente nell’esibizione degli Elvenking è il netto miglioramento dei suoni rispetto alle band precedenti. Questo permette alla voce di Damna di ergersi con prepotenza in tutta la sua estensione. Affiatati, perfetti, sciorinano le loro migliori hits con una perizia tecnica e un’enfasi tale da poter rivaleggiare con le più grandi band internazionali. Specialmente grazie al sapiente utilizzo del violino di Lethien, che dona quel tocco di classe che le parti campionate non sarebbero mai in grado di trasmettere. Scegliendo due pezzi della loro esibizione non si possono non citare “Pagan Revolution” e “Trows Kind” che (poste in apertura) esaltano subito i loro fans spianando la strada per un gran concerto. Come al solito impeccabili.

 

Domine

L’ultima band italiana a calcare il palco del Music Live Club sono gli immensi Domine. Fili conduttori della loro lunga storia rimangono l’immensa ugola di Morby e la compattezza di suono che la band è in grado di sprigionare. Dall’iniziale “Thunderstorm”, passando per le mitiche “True Believer” e “The Aquilonia Suite” sino ad arrivare alla conclusiva “Defenders” il loro concerto è tecnicamente eccelso. L’unico problema sorto (sostituzione della testata dell’ampli della chitarra) è solo un piccolo inconveniente che non inficia minimamente il valore della loro esibizione (anche perchè Morby ne esce con grande esperienza). Splendidi.

 

Grave Digger

Prima band straniera ad esibirsi sono i grandissimi Grave Digger. Il loro concerto è incentrato sulla “Middle Age Trilogy” e rappresenta uno dei punti cardine dell’interesse. Sin dalle prime note si nota che il gruppo tedesco è particolarmente in palla, con un Chris Boltendahl sugli scudi. La loro capacità di trasmettere in maniera divina tutte le atmosfere che permeano i loro lavori in studio consente di godere appieno della loro musica. Suoni perfetti e un pubblico assolutamente devoto ai loro idoli certificano la riuscita di uno show strutturato in modo perfetto. Momenti di saltazione collettiva li regalano le varie “Lionheart”, “The Bruce (The Lion King”), “The Round Table (Forever) e la celeberrima “Excalibur”, magna cum laude per la loro performance. L’inno “Heavy Metal Breakdown” (col ritornello cantato da tutta la sala) mette la parola fine su una esibizione di grande livello. Incredibili.

 

Rage meets Refuge

Questa esibizione di un mostro sacro dell’heavy metal conosciuto con nome Peavy Wagner era attesa dalla maggior parte dei fans del gruppo teutonico. L’uscita di “Solitary Man” sotto il moniker Refuge ha permesso a molti di poter rivedere la formazione dei Rage con i mitici Manni Schmidt (chitarra) e Chris Efthimiadis (batteria), protagonisti del periodo che va da “Perfect Man” a “The Missing Link”. La prima parte del concerto vede lo storico trio destreggiarsi tra le canzoni nuove (“From The Ashes” e “The Man In Ivory Tower”) e i pezzi estratti dal loro periodo. Colpiscono duro le varie “Solitary Man”, “Invisible Horizons” e “Nevermore” che ci riportano ai tempi che furono e non solo grazie ai suoni (tipici dell’epoca). Suoni che cambiano in maniera netta nella seconda parte quando Peavy è raggiunto sul palco da Marcos Rodriguez (chitarra) e Vassilios Maniatopoulos (batteria). Il taglio moderno con il quale vengono riproposte le varie “Sent By The Devil”, “From The Cradle To The Grave” e “Black In Mind” crea un netto stacco tra le due parti del concerto, dando forma a due entità distinte. La finale “Higher Than The Sky” (con Manni sul palco affianco a Marcos) chiude in una esplosione di applausi (anche grazie all’interpretazione di Marcos nel cantare Heaven And Hell e Holy Diver, inserite nel mezzo di “Higher Than The Sky”). Tantissimi applausi e tutti meritati per i Rage/Refuge.

 

HammerFall

Giungiamo quindi agli headliner di questa giornata: gli HammerFall. Se c’è una regola che non è mai stata infranta è che il gruppo svedese non ha mai deluso le aspettative. La loro esibizione è stata perfetta. Partendo dai suoni, passando per le coreografie che Pontus, Oscar, Fredrik e Joacim ci regalano durante ogni canzone, sino alla scaletta (un the best of che abbraccia buona parte della loro carriera). Si rimane abbagliati dall’impeto con il quale sono riproposte le varie “Riders Of The Storm”, “Renegade”, “Any Means Necessary” e “Heading The Call”. Joacim Cans è il solito grande frontman, capace di avere il pubblico saldamente tra le sue mani in un battere di ciglia mentre la coppia d’asce (Oscar e Pontus) oltre ad essere tecnicamente mostruosi, interagiscono a livello scenico in piena simbiosi, la sezione ritmica non perde un colpo con Fredrik e David precisi e devastanti. Le chicche poi sono “Crimson Thunder” e il medley che va a glorificare l’album “Legacy Of Kings” (uscito 20 anni or sono). Il pubblico apprezza, sostenendo gli HammerFall costantemente con applausi e un pogo quasi ininterrotto. Quando “Hearts Of Fire” chiude questa prima giornata del MetalItalia.com Festival si è certi di aver assistito ad un grandissimo evento.

Gli HammerFall torneranno in studio a Gennaio 2018 per regalarci il nuovo album in estate e un nuovo entusiasmante tour, non vediamo l’ora.

 

 

È l’una passata quando cala il sipario su questa splendida giornata. MetalItalia.com Festival si conferma ancora una volta come uno dei festival ai quali fare riferimento grazie ad un grande lavoro e una infinita passione. Nella giornata di Domenica il bill capitanato dai Candlemass metterà ancora a ferro e fuoco il Live Music Club, ma questa è un’altra storia.

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