VOIVOD

The Wake

Century Media Records

Data pubblicazione: 21 Settembre 2018

 

 

Il risveglio dalla camera di criostasi è stato doloroso, schioccante, ma la cosa peggiore (o la migliore) sono stati ‘gli esseri obsoleti’ che hanno portato alla ‘fine della democrazia’…..ma io sono tornato per salvarvi dalla vostra stessa esistenza, dopo aver vagato tra le stelle. Non si può pensare ad altro, dopo l’ascolto dei primi due brani di ‘The Wake’, il nuovo ritorno discografico di quel monolite kubrickiano del metal estremo, progressivo, visionario e saggiamente delirante che sono i Voivod, entità unica nella storia della musica, proprio perché una delle migliori ambasciatrice del concetto assoluto di Heavy Metal che tanto avrebbe fatto piacere a Burroughs.

 

 

‘Obsolete Beings’ ma, soprattutto, la megalitica ‘The End of Democracy’, degna colonna sonora di tutto l’immaginario di Wells, Parker, Cameron, Kubrick e Cronenberg, imponente nelle sue strutture ipercomplesse di chitarra, costruite, gestite, animate da un Chewy eccezionale, in grado di alternare la schizofrenia compositiva del thrash più progressivo, con un senso della melodia, anche negli assoli, degni di una versione da tossico in astinenza dei Rush. ‘Orb Confusion’, titolo migliore non poteva essere trovato per questo pezzo di delirio alla Van Gogh spaziale in chiave metal (un Van Gogh che dipinge copertine della celebre rivista Heavy Metal, appunto), ci spinge sempre più ai confini dell’universo che il Voivod è tornato per riprendersi ed eliminare il fastidio ‘umano’, grazie ai motori a curvatura gestiti da Away, sempre più unico nel suo tocco, nella sua velocità e nel riuscire a far apparire lineari partiture di batteria che farebbero diventare aritmico un jazzista.

 

 

‘Iconspiracy’, con la sua intro di suoni rarefatti, che ti prende a schiaffi eterei e non ti fa capire se sei su modulo di salvataggio della stazione spaziale cinese in ‘Gravity’ oppure di fronte alle porte dei confini di Cimmeria, ci ributta nel vortice di arabeschi al vetriolo della chitarra di Chewy, mentre il basso di Rocky ci tormenta e ci spinge verso ‘Spherical Perspective’: ancora una volta soli nel freddo spazio, in compagnia delle fredde stelle e della presenza di entità eoniche che ti gelano il cuore con la loro mastodontica indifferenza, mentre le litanie dell’abisso sono cantate dal lancinante ed estaticamente spietato lamento di uno Snake che dimostra di riuscire sempre ad evolvere il suo talento di cantante, basti solo sentire cosa fa in ‘Event Horizon’ (altro pezzo che vale, da solo, la vita e l’acquisto del disco), strisciante assalto di metal estremo, progressivo, strisciante ed inquietante, grazie alla sempre grandiosa chitarra di Chewy (riff da allarme perenne, degno di una battaglia tra Gundam e Zaku al limitare della Side di Zion) che ha, come unica piccolissima pecca, la scelta di un suono sì tagliente e giustamente secco, per trasferire nelle anime degli ascoltatori il senso onirico e di straniamento, ma che con qualche basso in più avrebbe dato il colpo decisivo all’imperiosa potenza messianica di questo lavoro dove individualità e coralità si fondono, annullando i concetti standard e generandone di nuovi, proprio come nella sua avanzata, il Voivod, passando per le altre due perle di dolore siderale che sono ‘Always Moving’ (puro assalto schizofrenico dei migliori tempi di ‘Killing Technology’, unito all’onirico perdersi di ‘Nothingface’), con Away e Chewy in gara di velocità per tenere il passo della follia interpretativa di Snake, l’aedo delle pulsar, e ‘Sonic Mycelium’, il sigillo conclusivo, degno di uno space-noir alla Cowboy Be-Bop con show-down vicino ad un dehor di un nightclub ai bordi del Mare della Tranquillità sulla luna, che può solo farci sentire spaesati ma a casa, perché la fine, in fondo, è solo un nuovo inizio.

 

 

Dannato, assoluto capolavoro di una band che, proprio perché già morta una volta, sa rinascere e per questo non può morire, dato che, come diceva H.P. Lovecraft, il privilegio di morire, può toccare solo alla morte stessa. Preparatevi per il viaggio nelle pieghe interstellari di voi stessi. Metafisica ad alta velocità.

 

 

 

Tracklist:

1. Obsolete Beings

2. The End of Dormancy

3. Orb Confusion

4. Iconspiracy

5. Spherical Perspective

6. Event Horizon

7. Always Moving

8. Sonic Mycelium

 

 

Line-up:

Michel Away Langevin Drums

Denis Snake Bélanger Vocals

Daniel Chewy Mongrain Guitars

Dominique Rocky Laroche Bass

 

Link:

voivod.net

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