Puro, sanguigno metallo incandescente, Mercoledì 3 Ottobre al Legend Club di Milano, dove i granitici ed affidabilissimi Primal Fear, preceduti dalla ‘’fenice’ Riot V (reincarnazione della band che fu di Mark Reale, con monicker cambiato nel 2010, proprio in onore del chitarrista fondatore, scomparso nel 2012), hanno dato vita ad uno show pieno di energia e talento, tanto per dimostrare che la qualità, quando c’è, rende intramontabile ogni genere di metal.

 

Persi i francesi Existance, causa il traffico sulla tangenziale meneghina, ci apprestiamo a goderci lo show di quella formazione incredibile di power/speed/classic che sono i Riot V, carichi di onori, glorie ed capolavori del metal che, con il nuovo ‘Armor of the Light’ fanno esplodere tutto il loro metallo tonante e virtuoso, ricco di melodie epiche (i fondali con la copertina della nuova release con la mascotte Tior, riportano al quel sapore di Sword& Sorcery e copertine dalla rivista Heavy Metal, di cui i Riot V sono una perfetta colonna sonora) con ‘Victory’, opener dell’ultima fatica, per poi passare ad uno degli anthem assoluti, tratto da ‘Thundersteel’, ossia ‘Flight of the Warrior’, combo passato-presente esaltata dalla penetrante voce di Todd Hall, un urlo che da un lontano passato si fonde con un presente incendiario. L’effetto sul foltissimo pubblico (non è sold-out, ma poco ci manca) è dirompente e porta i presenti ad essere catturati dal vortice di una formazione splendida, con i veterani Van Starn al basso e Flyntz alla chitarra, fare da spina dorsale ed anima del combo di New York City.

 

‘Johnny’s Back’ e la nuova e strepitosa ‘Angel’s Thunder, Devil’s Reign’, oltre a consegnarci la prestazione ispirata ed incredibile delle due chitarre Flyntz e Lee (duelli e duetti di assoli da antologia e svenimenti), dipingono perfettamente lo stato di forma di una band che sembra provenire da un’altra dimensione: feeling, potenza, calore ed una resa sonora tanto perfetta e vicina al disco, quanto viscerale e coinvolgente, degna del sudore e della passione che impregna il loro sound e le assi dei palchi calcati in più di 40 anni di carriera, il tutto alimentato dal ‘Kraken’ delle pelli, la macchina con il cuore umano chiamata Frank Gilchriest (già nella band al tempo del doppio servizio con i Virgin Steele), che lancia la formazione americana nella carica finale di un 1 – 2 da antologia: ‘Swords&Tequila’ e l’urlo di battaglia dello speed americano per eccellenza, ‘Thundersteel’, dove Todd Hall mostra tutto il suo talento e la sua personalità vocale che gli fanno raggiungere le vette toccate, al tempo, da Tony Moore. Ardente come un meteorite ed inarrestabile come una valanga, i Riot V si dimostrano ancora tra le migliori band del panorama classic-metal e fautori (in una sfida al vertice con i Primal Fear) del miglior show della serata.

 

 

I Primal Fear sono, da buoni tedeschi, una sicurezza su tutto: qualità degli album, preparazione dei musicisti, carica live e personalità ed anche stavolta, nel tour che porta sui palchi l’ultima fatica da studio ‘Apocalypse’, la band di Scheepers&Sinner non ha deluso le attese dei presenti, offrendo un repertorio vario di nuovi lavori e pezzi classici, dove la voce dello statuario singer ex-Gamma Ray l’ha fatta, come sempre, da padrone.

 

‘Final Embrace’, pezzo degli albori della formazione tedesca, apre la scaletta e da subito notiamo che i 5 europei sono sciolti, rilassati e perfettamente a loro agio, cosa che gli permette di colpire duro, al secondo round, con ‘Chainbreaker’ e far aumentare i giri dell’home-boy Francesco Jovino, il drummer varesino da tempo è uno dei perni del five-piece di Esslingen, una vera forza della natura, specie nella sua fluidità alla doppia cassa. ‘Blood, Sweat & Fear’, prima track estratta da ‘Apocalypse’ s’incastra perfettamente nel mood limpido (forse anche un po’ troppo rilassato) della performance dei Primal Fear, che prosegue con ‘The Ritual’ e ‘Under Your Spell’, prima di portarci ad un altro classico, ‘Nuclear Fire’ dove emergono gli assoli della coppia Naumann/Beyrodt, entrambi in ottima sintonia ma, come la band nel suo complesso, non carichi come ci si poteva aspettare, anche se sempre su ottimi livelli. Livello che, a dire il vero, si alza, quando Scheepers, coadiuvato ai cori dall’ugola di granito del bassista e cuore dei PF, Mat Sinner, annuncia ed inizia l’articolata suite di ‘Eye of the Storm’ (uno dei pezzi principali dell’ultima release), seguita da ‘King of Madness’, altro brano tratto da ‘Apocalypse’, che alza di molto il livello d’intensità emotiva (fino ad adesso leggermente ‘disteso’), che porta la band al giusto grado di ebollizione; ‘When Death Comes Knocking’, ‘Metal is Forever’, infatti, chiudono la prima parte del concerto in crescendo, prima dell’impennata finale degli encore ‘Fighting the Darkness’ e ‘Running in the Dust’, brano dell’omonimo esordio che sigilla, col botto di un innalzamento energetico, uno show bello ma partito in stato di relax forse eccessivo, specie dopo l’assalto alla giugulare dei Riot V.

 

Una prova, però, che mostra l’inossidabile qualità della formazione tedesca e la voce, sempre tagliente e letale, di Scheepers. German steel never fails!

 

 

Report Andrea Evolti – Foto di Fabrizio Tasso

Primal Fear

Riot V

Facebook Comments