SEVENTH WONDER

Tiara

Frontiers Music s.r.l.

Release date: 12 ottobre 2018

 

 

Otto lunghissimi anni sono passati dall’ultimo disco in studio dei Seventh Wonder, “The Great Escape” del 2010, e dall’ultimo live “Welcome to Atlanta”, registrato durante il ProgPower Festival nel 2014; tuttavia la fan base della band svedese di prog metal non ha mai perso le speranze, anzi con questo nuovo “Tiara” si pregusterà il ritorno in pompa magna dei propri beniamini.

 

Lo stesso Andreas Blomqvist, bassista e cofondatore della band insieme al chitarrista Johan Liefvendahl, le menti tecnico-virtuosistiche del gruppo, si può ritenere più che soddisfatto di questo nuovo lavoro targato Seventh Wonder, che presenta parecchie sfumature innovative e certe raffinatezze in più rispetto al passato; il processo di composizione è stato lungo, ma alla fine il risultato è del tutto naturale, spontaneo e senza forzature, cosa di cui la band può andarne fiera con i propri fan. Pure per questo album, sono stati reclutati i membri storici della seconda guardia: Andreas “Kyrt” Söderin alle tastiere, Stefan Norgren alla batteria e, per ultimo ma non da meno, Tommy Karevik, il cantante che si divide tra i Seventh Wonder ed i Kamelot (già dal 2012), che ha anche prodotto “Tiara” insieme a Blomqvist.

 

Il disco inizia maestosamente con “Arrival”, un pezzo sinfonico strumentale brevissimo di soli 1,30 minuti, quasi ad apparire come la colonna sonora di qualche film di Sci-Fi o a presentarsi con tutta la sua epicità da saga fantasy classica alla “Signore degli Anelli”. Attacca subito “The Everones” col suo official audio video, che apre con riff di chitarra cupi seguiti poi da accordi di tastiera “spaziali” ed una voce digitalizzata robotica che si alterna a veri e propri vocalizzi melodici. “Dream Machines” presenta passaggi molto cadenzati di basso e batteria, accompagnati da vocalità morbide, il tutto si traduce in un brano complesso di difficile comprensione. Al contrario, si coglie invece un senso più profondo in “Against the Grain” con le chitarre acustiche che si fondono delicatamente in un assolo di chitarra elettrica insieme al perfetto accompagnamento della tastiera. “Victorious” col suo official audio video, come dice il titolo, è una proclamazione di vittoria ed è un pezzo improntato a melodie epiche e vittoriose molto coinvolgenti a livello vocale e ritmico e per il suono pieno, ricco di sfumature accattivanti.

 

Segue poi, come in molti concept album che si rispettino, la trilogia di “Farewell” con tre brani che in toto costituiscono venti minuti di variazioni musicali entusiasmanti così variegate che risultano il momento clou di tutto l’album. “Tiara’s Song” col suo video ufficiale è stata la prima canzone a completare il disco e con i suoi 7 minuti è il primo atto della trilogia dove si alternano in parti uguali i riff pirotecnici di chitarra e la voce dominante di un Tommy Karevik sempre più in forma; il secondo atto con “Goodbye” ricorda un po’ canzoni hard rock con la sola voce e l’accompagnamento morbido del pianoforte insieme alla chitarra e della ritmica e culmina con un crescendo di una certa intensità, che svanisce in un interessante coretto a ricordare i canti del “cerchio” dei boy scout o le serate tra amici in spiaggia intorno al fuoco; “Beyond Today” è il terzo e ultimo atto conclusivo con le sole note di pianoforte, i cori danzanti e il violino, che creano un bel insieme che avvolge la voce formidabile e unica di Karevik.

 

“The Truth” esordisce con accordi di basso ben amalgamati al volino, alla tastiera e alle percussioni in perfetta sintonia con le due voci, maschile e femminile: l’impatto sinfonico pare essere la colonna sonora di qualche musical in pieno stile di Andrew Lloyd Webber. Seguono poi due tracce di stampo prettamente progressive metal, sia dal punto di vista strumentale che vocale, “By the Light of the Funeral Pyres” e “Damnation Below” dal suono solenne e pesante. “Procession” di soli 45 secondi con le sole voce e tastiera introduce il brano più lungo di “Tiara” di 9,30 minuti, “Exhale”, dai passaggi infuocati e carichi di aggressività emotiva che lasciano poi spazio a momenti di pura meraviglia e incanto ipnotico, tali da creare nell’ascoltatore attimi introspettivi sulla bellezza della vita e sul buono che si trova in tutte le cose, lasciandolo col sorriso sulle labbra in uno stato di pace interiore fino alla conclusione del brano e, quindi, di tutto il disco.

 

Tutto sommato, ne è valsa la pena aspettare questi lunghi otto anni, già che il risultato è eccellente, vista la produzione accurata che lega tutti gli elementi indispensabili per un’opera con i controfiocchi come lo è “Tiara”: note al posto giusto, cambio di tonalità senza esagerazioni o forzature, tempistica azzeccata, un cantato che spazia fino a diverse estensioni vocali.

 

Per concludere, ci manca solo il “pacchetto live” per poterci ritenere appagati al 100% con i Seventh Wonder, anche se i più fortunati hanno già avuto la fortuna di sentire la potenza vocale di Tommy Karevik ai concerti recenti dei Kamelot.

 

Track list:

1. Arrival

2. The Everones

3. Dream Machines

4. Against The Grain

5. Victorious

6. Tiara’s Song (Farewell Pt. 1)

7. Goodnight (Farewell Pt. 2)

8. Beyond Today (Farewell Pt. 3)

9. The Truth

10. By The Light Of The Funeral Pyres

11. Damnation Below

12. Procession

13. Exhale

 

 

Line-up:

Johan Liefvendahl – guitar

Andreas Blomqvist – bass

Tommy Karevik – vocals

Andreas “Kyrt” Söderin – keyboard

Stefan Norgren – drums

 

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