OPERA OSCURA

Disincanto

Andromeda Relix e Lizard Records

Release date: 14 settembre 2018

 

 

Realizzato per la casa discografica veronese Andromeda Relix creata del giornalista Gianni Della Cioppa e distribuito dalla Lizard Records, “Disincanto” è l’album d’esordio degli Opera Oscura, gruppo generato dall’intuizione del tastierista e compositore Alessandro Evangelisti e dal chitarrista Alfredo Gargaro che, con il supporto di altri validissimi artisti, hanno dato vita ad un progetto musicale di stampo progressivo rafforzato da piacevoli venature epico-liriche.

 

“Disincanto” sembra segnare la fine di una condizione di vagheggiamento o utopia a cui icasticamente, a tutt’oggi, l’opinione pubblica si sottopone in materia di diritti umani e sociali. Non a caso le tematiche affrontate in questo album posso apparire legate ad un mondo immaginifico, probabilmente una sorta di “rifugio intellettuale”, ma purtroppo questa condizione risulta disgraziatamente reale.

 

La band romana esordisce in gran stile traendo ispirazione dai classici tòpoi della tradizione epica con “A Picco sul Mare”, brano in cui si rievoca, attraverso la voce eterodiegetica di una sirena, la storia di una fanciulla ripudiata alla nascita dal padre e perciò “donata” alle incertezze del mare. Al termine del naufragio, la culla incustodita si arena sulla spiaggia di un’isola dove riceve la sentenza di donna misteriosa. Un intermezzo strumentale caratterizzato da poliedrici cambi di tempo e incalzanti interventi di chitarra in stile prog fa da overture ad un andamento ritmico altalenante, per poi sfociare nella “calma apparente” della melodia dissonante di Alessandro Evengelisti, autore di musica e parole di questo brano di matrice operistica, che anticipa l’inevitabile epilogo: arriva l’inverno e solo adesso si avverte il dolore della perdita subita; si ritorna in balia delle onde su una nave dalla meta ignota…

 

“La metamorfosi dei sogni” con il titolo dal gusto tardo romantico che ricorda la dicotomia tra il pensiero kafkiano e quello freudiano, è un brano vicino alle sonorità delle cavalcate maideniane con picchi melodici di metal neoclassico, che chiama in causa, in maniera decisamente egregia, i fan del puro virtuosismo strumentale.

 

La terza traccia dell’album “Il canto di Sirin”, creatura mitologica della tradizione russa metà donna e metà uccello, riprende il tema dell’enigmatico mondo delle sirene in un duetto di genere liederistico. Il brano permette di mettere in risalto gli studi accademici dei membri degli Opera Oscura, che si destreggiano in un quieto adagio subito però smentito da un “più mosso” dissidio interiore, che lascia i due interpreti, pianoforte e voce, ad un languido dialogo.

 

L’intro e il riff in 5/4 di ambito crimsoniano in “Pioggia nel Deserto” fanno da incipit ad una sorta di attraversamento poetico del deserto dell’anima. L’unico scopo del viaggio è sopravvivere, e infine rischiando la totale disidratazione, aspettare un probabile “mirage”, per citare il capolavoro dei Camel, oggetto di un “oscura” illusione.

 

Restiamo nel deserto, questa volta purtroppo non fittizio, ma reale. “Gaza” dal riff arabeggiante e sentenzioso, è un brano di denuncia alle ingiustizie che la follia umana sta provocando ormai da troppi anni in Medio Oriente, tema fin troppo attuale.

 

“Dopo la guerra” non può che collegarsi alla tematica precedente ma con un afflato di speranza. In ricordo di quelle che furono le glorie dell’impero persiano, con giochi di colori e sincopi ritmiche nell’intermezzo strumentale, si evidenzia un andamento progressivo che non ha nulla da invidiare a band come il Banco del Mutuo Soccorso, non a caso corregionali degli Opera Oscura. Nel ritorno simbolico al passato, su un anticipo di tetracordo discendente, si richiama simbolicamente il tema della morte risolto poi in maggiore immediatamente dopo l’invito indotto dai versi “non lasciare mai la strada della tua felicità”.

 

In chiusura il pianoforte, elemento cardine di tutto l’album, propone “in solitaria” una melodia che potrebbe facilmente accostarsi a “La Mer” di Debussy per la tematica marittima affrontata fin ora, o a Chopin per l’utilizzo di note ribattute che richiamano il Preludio Op. 28 No. 15, apocrifamente noto come la goccia d’acqua. “Resti” però si fa notare dal punto di vista armonico per un stile meno intricato e più affine ad un compositore odierno come Ludovico Einaudi, autore di atmosfere sonore presenti in uno dei suoi album più noti “Le onde”, altro riferimento, non a caso, al medesimo tema equoreo.

 

 

Tracklist:

1. A Picco sul Mare (07:59)

2. La Metamorfosi dei Sogni (04:46)

3. Il Canto di Sirin (03:51)

4. Pioggia nel Deserto (02:58)

5. Gaza (03:26)

6. Dopo la Guerra (04:14)

7. Resti (02:39)

 

Line up:

Alessandro Evangelisti: tastiere, pianoforte

Alfredo Gargaro: chitarre

Francesca Palamidessi: voce

Serena Stanzani: voce

Leonardo Giuntini: basso

Umberto Maria Lupo: batteria

 

Link utili:

www.operaoscura.com

www.facebook.com/Opera-Oscura

www.andromedarelix.com

www.lizardrecords.com

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