SADIST

Spellbound

Scarlet Records

Release date: 9 Novembre 2018

 

 

Scricchiolii di vecchi gradini di legno che hanno atteso per anni un visitatore….o una preda. Un pianoforte che saltella su inquietanti scale minori. Benvenuti nella magione di sir Hitchcock: gli onori di casa li fanno Trevor, Tommy, Andy ed Alessio. Benvenuti in ‘Spellbound’.

 

Dopo l’inquietante intro di ‘39 Steps’, i Sadist liberano tutta la loro malata, feroce ed aggraziata brutalità onirica con ‘The Birds’, seconda track di questo particolarissimo concept-album (il quarto della loro carriera, dopo ‘Tribe’, ‘Season in Silence’ e ‘Hyaena’) sul cinema del maestro del thriller Alfred Hitchcock. Proprio la traccia dedicata a uno dei più sconvolgenti e rivoluzionari film del regista britannico, incorpora splendidamente tutti gli elementi che caratterizzano questo lavoro: grandissima atmosfera, segnata dallo straordinario lavoro tastieristico di Tommy. Aggressività dinamica tipica del techno-prog-death della band ligure, dove il variegato lavoro di riffing e assoli, sempre ad opera di Tommy, viene esaltato da cambi di tempo e mood dettati dalla batteria di Alessio e dal fluido, cangiante e caldo basso di Andy. Il tutto, viene completato dall’eclettica (come in ‘Hyaena’) prova vocale del sempre più maestoso Trevor.

 

Questo, però, è solo un brano che racchiude tutta un’incredibile gamma tecnica, compositiva ed emotiva, che si dipana per tutto l’album, declinandosi in pezzi che hanno, ognuno, caratteristiche principali più marcate e che si spostano, ognuno, verso una delle facce emotive che compongono questa release, in stretta connessione con il titolo ed il film a cui si rifanno. Così, dopo i primi due brani dedicati a ‘Il Club dei 39’ e ‘Gli Uccelli’, precipitiamo nel tormentato pulsare di un’anima straziata (lentamente) dal dolore e dalla follia, con la title-track, ispirata al film ‘Io ti salverò’; qui l’onirico diventa folle visione, angoscia scandita lentamente, come lenti sono, a volte, i minuti nella vita di una mente malata (il film aveva le scenografie di Salvador Dalì). Parte piano ed incrementa il suo strazio interiore con un mid-tempo che accelera, si blocca, come una fuga di una persona che si ferma, con il fiato corto, per controllare se l’inseguitore è alle spalle, come sottolinea perfettamente il riffing pesante ed incalzante di Tommy ed i gelidi inserti di tastiera, stimolati dal picchiettare del basso di Andy.

 

 

‘Rear Window’ e ‘Bloody Bates’ (rispettivamente ‘La finestra sul cortile’ e ‘Psycho’) riprendono il lato dinamico-sinfonico dei Sadist, proprio in concomitanza con pellicole più adrenaliniche, dove la corsa contro il tempo per salvare/salvarsi dal predatore umano o dal pericolo, diventa più incombente, dopo che i protagonisti sono incappati, volenti o nolenti, in un incubo che ha sconvolto le loro vite, come sconvolte sono state le vite dei carnefici, da un passato oscuro, il tutto dipinto perfettamente dalla voce straziante di Trevor, carica di un dolore malato e rabbioso, e dall’alternanza aggressività chitarristica/meditazione tastieristica, davvero ben calibrata.

 

Le ombre del passato sussurrano inquietanti con lo strumentale ‘Notorius’, dove duettano benissimo tastiere e basso, con una direzione orchestrale di Alessio e le sue percussioni, che hanno la sensibilità di un dosaggio alchemico.

 

Va sottolineato che la grandezza di quest’album risiede anche nella perfetta scelta di suoni e nella gran produzione (che gioca il ruolo tenuto da luci e fotografia nel cinema), che esaltano i momenti onirici dell’incipit arcano ed esotico (come l’assolo centrale di chitarra) di ‘Stage Fright’ (‘Paura in palcoscenico’), che esplode in accelerazioni e mid-tempo dove chitarra e tastiere, dal forte sapore Goblin, duettano in una delle track più veloci e dinamiche, con un senso del teatrale davvero notevole, dove Alessio spinge su pelli e doppia cassa e Trevor assalta con i suoi growl più cupi ed abrasivi ad incoronare un brano tra i più feroci del lavoro assieme alla psicotica ‘Frenzy’. ‘I’m the Man Who Knew too Much’ (‘L’uomo che sapeva troppo’) possiede uno degli incipit più incisivi e marcanti che si possano, attualmente, ascoltare nel panorama metal, degna stigmate caratteriale di un brano che si rifà ad un capolavoro del cinema.

 

‘The Eagle Mountain’, con la sua solennità adrenalinica, dove sessione ritmica e chitarra creano un meccanismo ad inseguimento assolutamente esaltante, e la conclusiva ‘Downhill’ (‘Il Declino’) outro strumentale, dove la tastiera avanza silenziosa come la nebbia sul mare notturno, sono le track che mettono il sigillo su un album virtuoso, unico, spettacolare ma, attenzione, di non immediata o facile assimilazione: l’equilibrio di esplosioni visionarie, di tecnica, di idee, pur se magistralmente in sintonia fra di loro, richiede pazienza, sospensione dell’incredulità e coraggio, per essere apprezzato appieno ma, ve lo assicuriamo, ne varrà la pena perchè ‘Spellbound‘ è, in tutto e per tutto, un disco epocale, un capolavoro da vivere ed assimilare, il quale s’insinua lentamente come un sospetto o un’ombra nella luce di un tramonto…per venirti a prendere e non lasciarti più.

 

Una gemma oscura che porta luce nel metal estremo….fidatevi: questo disco….Vi salverà!

 

 

Tracklist:

1. 39 Steps

2. The Birds

3. Spellbound

4. Rear Window

5. Bloody Bates

6. Notorius

7. Stage Fright

8. I’m the Man Who Knew Too Much

9. Frenzy

10. The Mountain Eagle

11. Downhill

 

Line-up:

Tommy Talamanca – Guitars, Keyboards

Andy Marchini – Bass

Trevor Nadir – Vocals

Alessio Spallarossa – Drums

 

Link:

www.facebook.com/Sadist

www.sadist.it

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