In una piovosa serata di inizio Novembre va in scena uno dei concerti più attesi dell’anno. La suprema “Voice Of Rock” si presenta al Druso di Ranica per la sua seconda data in Italia e il sold out (annunciato già da giorni) è la testimonianza dell’amore che il pubblico italiano nutre ancora profondamente nei confronti dell’istrionico bassista/cantante Glenn Hughes dei Deep Purple Mark III e IV (nonché Trapeze, Black Sabbath e apprezzatissimo solista). Ad accompagnare Glenn in questo tour abbiamo tre grandissimi musicisti che rispondono al nome di Mike Mangan alle tastiere, Ash Sheehan alla batteria e Soren Andersen alla chitarra.

 

Sono le ore 22.25, al calare delle luci fa il suo ingresso sul palco il mitico quartetto e da questo momento in poi (alla fine saranno un’ora e 40 minuti) sarà idillio allo stato puro. Glenn Hughes sembra essere ringiovanito di 20 anni. Con i capelli lunghi già oltre le spalle, un abbigliamento alla California Jam e con la sua inarrivabile voce, come al solito, tirata a lucido. Inutile dire che, dall’iniziale “Stormbringer” al bis con “Burn”, il livello tecnico ed emotivo è sempre da standing ovation. Certo, riproporre i classici dei Deep Purple è un po’ il vincere facile della famosa pubblicità, ma è l’impostazione dello show a fare la differenza. Anche se in scaletta troviamo solo 9 pezzi, questi vengono reinterpretati come se fossero suonati negli anni ’70. Ogni brano contiene al suo interno varie divagazioni strumentali che creano una suggestione da grande jam session d’altri tempi. Particolare da tenere in considerazione è lo stile Di Andersen alla chitarra. L’ottimo Soren non ha il sound di Blackmore, né di Bolin o di Doug Aldrich (per avvicinarsi ai nostri tempi), ma il suo tocco “moderno” si integra a perfezione negli ingranaggi che fanno girare lo show. Inoltre, ogni musicista diventa a turno protagonista con assolo di eccelsa fattura, che non appesantiscono affatto il concerto, ma si incastrano in perfetta sintonia con le atmosfere create. Poi c’è Glenn. Perfezione allo stato puro. Voce, atteggiamento, cuore e calore sono parti imprescindibili di questo grande artista, insieme alla sua capacità di riversarle sul pubblico. Pubblico che per tutta la durata del concerto non ha smesso un secondo di sostenere il proprio idolo. Specialmente in “Mistreated” e “Georgia On My Mind”, dove i vocalizzi di Hughes hanno raggiunto picchi talmente alti da lasciarci tutti a bocca aperta. “Burn” in chiusura sprigiona l’ultima fiammata di adrenalina di un concerto unico.

 

Glenn Hughes in questa splendida data (10 novembre 2018) ha dimostrato ancora una volta che la sua voce non ha rivali. In un periodo dove i Deep Purple si avviano alla chiusura della loro carriera (sempre che sia vero), dove David Coverdale e i suoi Whitesnake rendono omaggio alla Mark III e IV, il buon Hughes si ritaglia il suo meritato spazio. Inutile dire che dei tre cantanti è l’unico ancora in grado di viaggiare sui registri di inizio carriera. Auguriamo quindi a Glenn (classe 1952) di allietarci ancora a lungo, ne abbiamo bisogno. Lunga vita e prosperità Mr. Hughes!

 

SetList:

1. Stormbringer

2. Might Just Take Your Life

3. Sail Away

4. Keep On Moving

5. Keyboards Solo

6. You Fool No One (including Guitar and Drum Solo)

7. Mistreated

8. Smoke On The Water

9. Georgia On My Mind

bis

10. Burn

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